Il peso in un passo

Una delle cose che non faccio mai e che odio fare è spiegare le cose che scrivo, specie quando si tratta di canzoni o di poesie, perché penso che dovrebbero essere auto-conclusive: farò un’eccezione.

Un passo ancora” è uno dei testi a cui tengo di più, non perché sia uno dei più belli, ma perché è uno di quelli che hanno richiesto più tempo per essere “vomitati”, praticamente letteralmente.

È un testo importante per me, nonostante quanto sia breve e semplice.

C’è voluto molto tempo, perché le strofe della canzone non mi convincevano mai: le ho riscritte decine di volte, ma non raggiungevano mai il messaggio che volevo lanciare.

Nonostante gli errori di battitura (dovuti spesso al fatto che scrivo da mobile in molti casi), io non scrivo a caso alcuna parola, specie nelle canzoni: ogni verso è pensato, rivalutato e spesso sofferto, credetemi.

Quando poi, finalmente, dopo tre anni quelle due strofe hanno bussato alle mie corde, ho davvero gioito: è durato poco, perché da lì a poco avrei ricevuto una serie di messaggi che mi hanno dimostrato alcune cose, facendomi girare i coglioni a velocità sperimentate solo da un Apache in missione suicida.

(Per fortuna, devo dirlo, gli sconosciuti ti ridanno soddisfazione, perché sanno di non conoscerti… Non lo ipotizzano)

Ho capito che alcune persone leggono, ma non mettono insieme le parole. Ho capito che alcune persone si svegliano un giorno e decidono che “devono aiutarti”, ma senza capire che tu non hai bisogno di alcun soccorso e, sopratutto, hai fatto a meno di loro finora, figuriamoci ora che hai ripreso in mano la tua vita. Ho capito che con alcune persone ci vuole il disegnino.

Ecco, allora, la mia risposta alle obiezioni più frequenti, per evitare di doverle ridare (ancora) in privato.

Alfo’, devi imparare a camminare da solo.

Forse non è chiaro che il testo parla di due persone che camminano insieme, ma solo perché, per caso, i loro percorsi coincidono. Non si parla neanche di Amore, perché non è mai specificato il rapporto tra queste due persone. All’inizio, infatti, chi canta chiede “perché mi stai seguendo?”

Fo’, non è importante dove vai, ma camminare.

Vabbeh, allora non avete proprio letto/ascoltato un cazzo! Per caso nella canzone si parla di una meta? Mai! Anzi, ad un certo punto dice “moriremo camminando”, presupponendo che non esiste uno scopo del viaggio.

Fo’, è una canzone triste.

  1. No, non lo è assolutamente. È solo in tonalità minore: nel ritornello parla di inondare città, essere come vento e fiume. Nell’ultima strofa parla di ricostruire prati… Dov’è la tristezza?

A tal proposito, ricordo che quando scrissi un altro pezzo chiamato “Un elfo solo al bar”, che sul blog non trovate, qualcuno mi disse che era una canzone molto allegra: no, coglione, parla di un suicidio! Ma le ascoltate o no le parole? No, vi fermate ai motivetti! (Domani lo posto).

Fo’, devi imparare a vivere il momento.

La frase “alla morte non c’è cura” ti dice nulla? Il fatto di dare importanza ad ogni singolo passo vuol dire proprio viverlo in quel momento presente, perché non sai se ce ne sarà un altro. Certo, se poi uno intende viverlo “frivolamente”, allora sono contento per lui/lei: evidentemente sei immortale , beato/a te…

“Un passo ancora ” è una canzone che parla di un viaggio , non di un percorso. Ogni passo è importante, soprattutto il successivo…

Se poi, decidete di fermarvi… Beh, io ho prati da ricostruire. Voi no?

Leggi/ascolta “Un passo ancora” cliccando qui.

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