Dentro e fuori la tenda

Non piangere davanti ai tuoi uomini,

attendi che cali la notte e ritirati,

chiudi la tenda, spegni ogni lume

e fa che ti credano dormire:

allora libera il dolore,

ma in silenzio, che fuori non sentano.

Fa che al mattino dalla tenda

esca una donna, meglio una serva,

affinché abbiano stima e rispetto,

perché non hai dormito,

ma neanche hai pianto.

Ridi della serva con i tuoi uomini,

anche se di notte le parli d’Amore:

nessuno crederà mai alla donna,

quando racconterà che hai pianto.

Non avere pietà o compassione,

non arretrare sul campo:

avanza, sfida, cerca la battaglia,

affinché sappiano che non hai paura;

nella tua tenda inginocchiati

e prega per chi  hai ucciso:

nessuno ti sfiderà mai a duello,

perché i morti non raccontano.

Non mostrare stanchezza,

non cedere all’insicurezza,

non davanti agli uomini:

testa alta, voce alta,

toni decisi ed aggressivi;

nella tua tenda, puoi tremare,

zoppicare, sussurrare:

nessuno dubiterà della tua guida,

perché i fantasmi non sanguinano.

Abbi compagni, mai amici:

gli amici leggono il dolore

negli occhi privi di difese.

C’è solo una cosa alla quale

potrai cedere, orgoglioso,

anche di fronte agli uomini:

la spada di un nemico meritevole!

Quando ti sarai battuto,

e sarai stato sconfitto con onore,

allora potrai inginocchiarti

ed attendere che la lama

ti consacri eroe,

prima di rifugiarsi in tenda

e pregare per te, piangendo.

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