No alarms and no surprises

Fatemi una bella sorpresa, ne ho bisogno, mi manca quel senso di imprevisto e inaspettato, la fitta allo stomaco nel momento in cui capisci che non lo avevi immaginato.

Belle sorprese ne ho avute, purtroppo sempre più rare man mano che l’età è avanzata: perché hanno smesso di provarci o perché ho smesso di cascarci?

La cosa certa è che quest’articolo era stato pensato diversamente, perché il bisogno di stupore aveva preso il sopravvento, convincendomi che nessuno avesse provato a sorprendermi per anni: così non è.

Solo un anno fa una persona ci ha provato e spesso ci è anche riuscita, quindi sarebbe cattivo dire che è una vita che non mi stupisco… Solo, adesso, ne sento il bisogno.

Ecco il punto: una bella sorpresa è sempre una cosa speciale, ma diventa “meraviglia” quando arriva nel momento in cui ne hai bisogno, quando ti da una conferma, quando risponde ad una domanda, quando realizza un piccolo sogno…

Una sorpresa diventa meraviglia quando non è del tutto tale, quando non osavi aspettartelo, ma in fondo ci speravi.

In questa vita, le sorprese meravigliose sono poche e quasi tutte concentrate nell’infanzia:

Un giorno torni da scuola e papà e mamma sembrano diversi, poi apri una porta e trovi quell’Amiga 600 che avevi visto un mese prima in un negozio, quello che farà morire di invidia tutti i tuoi amici.

In quel momento piangi, ridi, salti, urli: tutte le emozioni vengono fuori insieme, semplici e disordinate.

Eppure, dentro di te, un po’ ci speravi: ne stavi parlando da un mese, facendo notare tutte i vantaggi rispetto al tuo obsoleto Commodore 64, lasciando in giro il topolino aperto, guarda caso, proprio sulla pagina della pubblicità.

Quel computer lo hai chiesto, non mentiamoci, perché ti stai stupendo?

Perché mamma e papà non ti hanno solo fatto un regalo, ma ti hanno detto “siamo attenti”, “bravo”, “siamo soddisfatti di te”: quel computer è la conferma che ti vogliono bene e che sei un bravo bambino.

Quando  quella ragazzina, su quella panchina logora, ti sussurra il tuo vero primo “Ti Amo”, tu non sei felice perché qualcuno si sta dichiarando, ma perché è un “Anche Io”.

Quando quella giovane donna si presenta, all’improvviso, a quel live al quale non credevi sarebbe mai venuta, perché ti aveva raccontato di milleuno impegni quella sera, tu non sei felice perché è lì: sei felice perché è lì “nonostante tutto”, perché ti sta dicendo di avere interesse per quello che fai.

Beh è chiaro, a questo punto, che vi ho parlato di cose successe davvero e fidatevi quando vi dico che di quei momenti ricordo ogni singolo dettaglio, anche perché in due casi su tre si trattò dell’ultima sorpresa di qualcuno!

Poi, un giorno, ti rendi conto che sei cresciuto e che la vita di sorprese belle te ne ha date sempre di meno e che, anzi, c’ha dato giù duro con quelle brutte: quelle, credetemi, davvero non te le aspetti mai, neanche nel profondo.

Ecco che, quindi, piano piano, giorno dopo giorno, disimpari a stupirti, non riconosci più le belle sorprese e te ne aspetti sempre una brutta: non puoi farci nulla, è più forte di te, è la tua esperienza.

Il vero problema sta nel fatto che, quando ancora eri capace di meravigliarti, cercavi anche di ricambiare: tu volevi stupire, volevi sorprendere e spesso ci riuscivi.

Cosa è successo? Quando hai smesso di scrivere nomi col fuoco sulla sabbia?

Non lo sai, non lo ricordi, un giorno hai solo dimenticato come si fa: ti sei svegliato e non lo sapevi.

Ecco, qui sta il mi bisogno di sorpresa: non è solo per la festa di compleanno che mi sono sempre organizzato da me, è perché vorrei ricordare la sensazione di quando sai che dall’altra parte hai creato gioia.

Quindi… Cerco una sorpresa.. Una conferma, un intento… Perché ora saprei anche come stupire, forse anche il chi e il quando… Ma è il perché che manca, ogni volta sembra una ragione valida, ma troppe volte non lo sono state davvero.

Cerco una bella sorpresa, dalla vita o da una persona non conta: la cerco perché troppe volte sto riconoscendo quelle brutte prima che arrivino, perché ormai diventate sono fin troppo familiari.

Cerco una bella sorpresa, per non trovarmi a desiderare di non averne affatto, prima o poi.

Lo so, ho un po delirato, saltando da un pensiero all’altro, ma lasciatemi sintetizzare così:

With no alarms and no surprises.
No alarms and no surprises.
No alarms and no surprises.
Silent, silent.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.