Il mio ereditato debito di leggerezza.

[Tempo di lettura stimato: 7 minuti]

Quasi quasi stavo dimenticando il mio antico odio per il “Take it easy”, rimedio subito!

Mio padre è nato nel 1945, mia madre nel 1952: la loro generazione era figlia della liberazione, ma la mia?

Caro padre, ovunque tu sia e cara madre, che probabilmente leggerai, non ce l’abbiate con me per quello che sto per scrivere: non ce l’ho con voi, ma non posso fare a meno di puntare il dito contro TUTTA la vostra generazione!

Si avvicina il 25 Aprile e, come ogni anno, mi ritrovo a riflettere su quanto il mio paese sia bravo a dimenticare in fretta il significato di questa data e della parola “Liberazione”.

Ho 41 (di qui in poi dirò 40 per questioni letterarie) anni e non posso ricordare quei tempi, in fondo neanche i miei genitori.

Quando mio padre venne al mondo, l’Italia era da poco stata “liberata”, ma ancora non era ufficialmente una Repubblica.

Mia madre, invece, è nata pochi anni dopo l’entrata in vigore della Costituzione.

Loro hanno vissuto il dopoguerra, con tutti i pro e tutti i contro.

Era un’epoca difficile, c’era un paese da ricostruire e una società da rifondare. C’era povertà, c’erano sacrifici da fare, ma anche tanta speranza.

C’era la speranza di costruire una Nazione migliore, perché ci si sentiva un Popolo migliore.

Quando c’è poco su cui contare, in fondo, c’è anche molto da fare: le possibilità erano infinite.

Quando quella generazione arrivò ad avere 20 anni, l’Italia stava iniziando a raccogliere i frutti della rinascita.

Era l’epoca delle rate a cuor leggero, delle case vendute più velocemente di quanto fossero costruite, della Vespa e della 500.

Era l’epoca del Boom Economico!

I bambini nati in quegli anni, infatti, oggi vengono chiamati “Boomers”.

Io sarei dovuto essere uno di loro, anagraficamente, ma per qualche inghippo concezionale sono nato qualche anno più tardi, anche se la mia generazione di riferimento resta quella.

Io sono figlio della generazione che avrebbe dovuto ereditare quella “nazione migliore”, per la quale i nostri nonni (alcun idi essi) avevano letteralmente versato il sangue.

Ne consegue, che avrei dovuto, a mia volta, esserne erede ed effettivamente è così, ma cosa sto ereditando?

Le rate e i mutui a cuor leggero hanno portato l’economia a fondarsi sul nulla e nel 2008 il sistema è crollato.

La poesia della Vespa e della 500 si è trasformata nell’incubo di città invivibili e aria irrespirabile.

La speculazione edilizia è presto diventata abusivismo molesto.

Se i miei genitori hanno ereditato, dai loro, un paese da ricostruire, ione sto ereditando uno che sta cadendo a pezzi.

Come è stato possibile? In fondo sono passati poco più di 70 anni da quando questo paese si è ripromesso di splendere.

Forse lo ha fatto, ma come un fiammifero: molto e tutto in una volta.

I miei genitori hanno vissuto la fiamma, a me rimane un tizzone.

Se mettiamo da parte orgoglio e sentimentalismi, in fondo, lo sappiamo tutti com’è stato possibile: ci siamo “liberati”, forse anche troppo!

Ci siamo liberati in fretta di ogni pensiero, di ogni impegno e di ogni preoccupazione.

Il simbolo più lampante di questa “liberazione” lo abbiamo tutti in casa: il frigorifero.

Il frigorifero è arrivato in Italia nel primo dopoguerra, presentato a una popolazione che per tanto tempo aveva stipato il cibo nelle cantine e sotto sale, preoccupandosi di consumare in fretta quello che avrebbe potuto marcire e di non accumularne più di quello che riusciva a conservare.

In più, durante la guerra, aveva vissuto la fame.

Il frigorifero divenne, quindi, un simbolo di “liberazione” da tutti questi sacrifici, un’immagine di “sicurezza”: non devo preoccuparmi, non soffrirò più la fame.

Ecco che, a quel punto, le famiglie cominciarono ad accumulare, nacquero i supermercati e le “spese grandi”.

Le conseguenze le vediamo oggi, un’epoca che ha il problema dello spreco alimentare: buttiamo via il cibo!

I miei nonni soffrirono la fame, i miei genitori goderono dell’abbondanza, io porto fuori la spazzatura.

Oggi abbiamo le palestre h24, che si preoccupano di farci perdere i chili in eccesso, che mettiamo su per il fatto che abbiamo smesso di camminare.

Viviamo nell’epoca delle “Reti Sociali”, i Social Network, ma ignoriamo chi sia il nostro vicino di casa.

Copriamo vestiti online e ci lamentiamo che non sappiamo cosa mettere!

Ora vi prego, smettete di dare la colpa di tutto questo alla mia generazione, perché ci avete consegnato un mondo già in frantumi.

La mia generazione, quella dei quarantenni, è quella a cui è stato detto “studia e lavorerai”, “specializzati e lavorerai”, “fai il corso di formazione e lavorerai”, poi ai colloqui di lavoro ci è stato fatto notare che eravamo diventati troppo vecchi: avevamo passato troppa vita a studiare.

Il colmo di tutti questo? Molti di noi neanche avevano voglia di studiare, ma il sistema lo voleva.

Vi dice qualcosa la frase “dai questa soddisfazione ai tuoi genitori”?

La mia generazione ha sgobbato, spesso malvolentieri, sui libri, perché quella precedente non aveva potuto farlo: dovevamo realizzare i sogni di chi ci aveva messo al mondo, ma i nostri?

Dov’erano i nostri sogni, mentre noi realizzavamo quelli degli altri?

Ve lo dico io: erano messi da parte!

Però dovevamo ringraziare, perché avevamo il frigorifero pieno, le scarpe nuove e un tetto sulla testa.

Per carità, ora non voglio passare per l’ingrato della situazione: IO RINGRAZIO!

Io ringrazio, ma non tutta le generazione precedente: io ringrazio mia madre e mio padre, presi singolarmente, ma oltre non vado.

Anzi, diciamocela tutta: io mi aspetto delle scuse!

Sì, la mia generazione si aspetta delle scuse!

Siamo i primi a guadagnare meno dei nostri genitori e questo per scelte che hanno fatto loro, non noi!

Quindi ok, facciamo così: vi ringrazio, a nome di tutti i quarantenni di questo fottuto paese!

La mia generazione ringrazia quella precedente per avere avuto scarpe nuove, adesso però si aspetta delle scuse per aver ereditato un mondo che non gli permette di comprarsele!

Chiedeteci scusa, se prendiamo il cancro uscendo a fare una passeggiata.

Chiedeteci scusa, se facciamo un bagno a mare e ne usciamo con la dermatite.

Chiedete scusa a tutti quegli avvocati precari, che guadagnano meno del loro idraulico, perché di avvocati ce ne sono anche troppi e d’idraulici sempre di meno.

Chiedete scusa, adesso! Intanto io vi ringrazio!

Chiedete scusa per la leggerezza con la quale avete vissuto IL NOSTRO mondo!

Pensare che, per un piccolo periodo, la speranza di una nazione e di un mondo migliore, sembrava essersi concretizzata.

Gli anni ’70 sembravano davvero essere la prefazione a qualcosa di bellissimo, con tutto il loro impegno sociale e con tutta la rivoluzione culturale che avevano.

Cosa è successo poi?

Eh beh, c’erano le rate del frigorifero pagare e le belle intenzioni non saldano i debiti!

Li avete pagati quei debiti? Forse quelli del frigorifero sì, ma gli altri no: gli altri li stiamo pagando noi!

Siamo noi a pagare la scelta di sostituire i libri con la tv, i quotidiani con i rotocalchi e le trattorie con i fast food!

No, lo ripeto, non provate a dare la colpa a noi! Noi neanche eravamo nati!

Quelle furono LE VOSTRE leggerezze, non le nostre!

Forse capisco perché, oggi, in molti auspicano il ritorno alla dittatura: l’ultima volta ci distrusse, lasciandoci un paese da ricostruire e probabilmente questo paese, per essere ricostruito, ha prima bisogno di essere distrutto!

Dicono che la generazione dopo la mia sarà più fortunata, che non sarà “dimenticata” e forse posso crederci: tutta l’attenzione mediatica e politica è rivolta verso chi sta uscendo dal mondo del lavoro e verso chi ci si affaccia per la prima volta.

Ma noi? Noi che rincorriamo da vent’anni, che fine faremo?

Semplice: noi pagheremo i debiti dei nostri genitori, per non lasciarne ai nostri figli!

Tra qualche giorno è il 25 Aprile, si festeggerà la Liberazione e io non sono libero: io ho 40 anni!

Ho 40 anni, faccio parte della generazione dimenticata, ma anche di quella che, silenziosa, fa in modo che la società non crolli su se stessa.

Ho 40 anni e pago i vostri debiti di leggerezza!


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