È praticamente ovvio che Enrico Fermi ci prende in giro!

[Tempo di lettura stimato: 10 minuti]

Esiste vita intelligente, oltre agli esseri umani, nell’universo?

Cominciamo a chiederci se siano intelligenti gli umani, per cominciare.

La disputa su vita intelligente extra-terrestre va avanti da anni, se non da secoli. Solo nel XX secolo, però, ha trovato autorità scientifica, grazie alla celebre (e inconsapevole) disputa Drake/Fermi.

Inconsapevole, sì, perché in fondo i due scenziati non furono contemporanei di striscio e perché non avevano la minima idea di creare una disputa.

Diciamo che le loro teorie sono state strumentalizzate dalle correnti Pro o Contro l’esistenza di vita extraterrestre.

Tutto cominciò quando, nel 1961, Frank Drake, astrofisico statunitense, “inventò” l’equazione che (poi) prese il suo nome e che, a suo dire, serviva a calcolare il numero di civiltà in grado di comunicare, nella nostra galassia.

Non sto qui a tediarvi con l’analisi dell’equazione, anche perché non ne sarei in grado, ma soprattutto perché potete cercarla su Wikipedia e fare finta di essere matematici.

Vi basti sapere, però, che secondo l’Equazione di Drake, all’epoca c’erano almeno 600 civiltà evolute, solo nella Via Lattea.

Quella di Drake era solo un’ipotesi, ma capirete bene che, all’epoca, questo risultato fece sobbalzare la comunità scientifica: Drake non era un complottaro dell’ultim’ora, ma uno stimato scienziato, tra i più esperti del suo campo.

L’ipotesi di Drake assume una veste ancora più dirompente, se si pensa che si pone in netto contrasto con un’altra teoria, questa volta di origini italiane, formulata da Enrico Fermi ben 10 anni prima.

Il “Paradosso di Fermi” è semplice, perché si riduce ad’unica domanda: “dove sono tutti?”

Furono proprio queste le parole che Fermi pronunciò nei laboratori di Los Alamos (USA), mentre commentava, in pausa pranzo con alcuni colleghi, la notizia di un fantomatico avvistamento UFO, che in quel giorno girava tanto sui giornali statunitensi: “Where is everybody?”

Quello che fermi intendeva dire è che, se davvero esistono gli extraterrestri e se davvero sono così evoluti, al punto di riuscire a spingere i loro velivoli fino a noi, come mai non riusciamo a captare le loro comunicazioni o ad avere notizie certe della loro esistenza? Come mai abbiamo solo notizie di avvistamenti sporadici, il più delle volte da parte di persone di bassa cultura?

Fermi non era certo l’ultimo arrivato: stiamo parlando del padre dell’energia atomica, in forza all’esercito di scienziati a libro paga USA!

Se c’era qualcuno che sarebbe stato avvisato di un contatto verificato con gli alieni, potete starne certi, era lui!

Il padre dell’atomo, tuttavia, non era neanche stupido e si guardò bene dal negare, a priori, l’esistenza di vita extra-terrestre: lui pose solo una domanda, mettendo in dubbio che, se quella vita fosse esistita, avesse potuto comunicare con noi.

Questo perché, secondo lui, se gli alieni fossero stato in grado di comunicare con noi, ci sarebbero riusciti e noi lo avremmo saputo.

La situazione, dal 1960 a oggi, è quindi questa: i sostenitori (speranzosi) della vita extraterrestre si appellano all’Equazione di Drake, ma vengono subito bacchettati da quelli del paradosso di Fermi.

A quel punto, chi sostiene l’esistenza di vita intelligente fuori dalla Terra, deve rispondere alla domanda di Fermi: “dove sono tutti?”

In molti, ovviamente, ci hanno provato e ora vi elencherò sia le maggiori risposte che le relative confutazioni, ma ci tengo a precisare che non sono farina del mio sacco: io le sto solo riportando, fedelmente, entrambe.

— INIZIO TEORIE E CONTESTAZIONI ALTRUI —

Alcuni hanno semplicemente risposto che è vero che siamo soli, senza neanche cogliere il senso della provocazione di Fermi, ma ne parleremo tra poco. Queste persone sostengono che le condizioni per l’esistenza e l’evoluzione della vita sono talmente eccezionali, da rendere la nostra stessa esistenza qualcosa di straordinario e irripetibile.

C’è chi sostiene che esistano o meglio che siano esistite, ma anche estinte!

Questa teoria mi affascina molto, perché immagina il progresso tecnologico di una civiltà, come una parabola: c’è un momento in cui cresce, un picco massimo e una fase decadente, fino al sopraggiungere dell’estinzione.

Chi sostiene questa teoria vede nella tecnologia non solo il metro di misura dell’evoluzione di una società, ma anche il mezzo della sua estinzione. Pensiamo, per esempio, a una guerra termonucleare globale: sarebbe il momento saremmo sterminati dallo stesso culmine della nostra ricerca tecnologica.

Chi sostiene questa teoria, quindi, immagina uno scenario nel quale una civiltà extraterrestre non sia arrivata a contatto con noi, perché intanto estinta, ma propone anche un’alternativa: lo stop alla tecnologia.

Alcune civiltà, infatti, secondo alcuni, avrebbero saggiamente deciso di mettere un freno alla propria tecnologia, una volta arrivate al loro apice, per evitare di scivolare lungo il declino. In questo caso il mancato contatto sarebbe stato per scelta.

I più New Age chiamano questa fase con il nome di “Risveglio Omeostatico”, una combinazione di elementi linguistici che mi da un’orticaria così aggressiva, che la citerò adesso, per spirito cdi cronaca, ma smetterò immediatamente.

Apparentemente, queste sarebbero non una, ma ben due risposte alla domanda di Fermi, ma anche in questo caso ci sono delle evidenti falle! Qualsiasi società all’apice tecnologico, anche quella che decide di “oscurarsi”, arriva a un punto in cui emana “messaggi”, “segnali inconsapevoli”, sotto forma di consumo di energia, radiazioni o rumore di fondo.

A noi, invece, non arriva nulla! La domanda di Fermi resta aperta: DOVE SONO TUTTI?

Da questo punto, possiamo collegargi direttamente a un altro tentativo di risposta.

Un’altra teoria, infatti, sostiene che esistono tante civiltà intelligenti, sia dentro che fuori la nostra galassia, ma troppo lontane per poter avere contatti tra di loro, se non addirittura per poter essere alla conoscenza dell’esistenza reciproca.

Razionalmente è vero: le distanze interstellari e intergalattiche sono così alte che, per arrivare alla galassia più vicina, anche viaggiando alla velocità della luce, ci metteremmo 2 milioni di anni! Nessuna navicella potrebbe essere progettata per vivere tanto a lungo, nessun materiale conosciuto può mantenere la propria integrità strutturale per così tanto tempo.

Questa teoria, però, non tiene conto del fatto che una civiltà extraterrestre potrebbe essere a conoscienza di materiali più resistenti, di sistemi di propulsione più efficienti o semplicemente non avere bisogno di tutto questo.

Come al solito, il genere umano fa sempre lo stesso errore: immagina l’indefinito in base alla propria esperienza personale, dimenticando che la stessa è molto piccola, se paragonata all’immensità dell’universo.

Non possiamo sapere se una civiltà abbia, per esempio, imparato a piegare il tessuto spaziotemporale o a sfruttare l’energia di un buco nero: stiamo ancora cercando di capire cosa siano queste cose, come potremmo immaginare di utilizzarle?

Volendo anche, però, limitare la nostra ipotesi al solo ambito di quello che conosciamo e, quindi, ammettere che un viaggio interstellare sia impossibile, per una forma di vita, dimentichiamo ancora l’esistenza di onde radio o comunque delle radiazioni.

Anche questa volta, quindi, un’eventuale civiltà aliena potrebbe inviare tranquillamente segnali, magari anche non intenzionalmente: lo sappiamo bene, lo facciamo anche noi!

La domanda di Fermi, quindi, resta ancora una volta senza una risposta: DOVE SONO TUTTI?

Qualcuno ipotizza che gli alieni si nascondano, perché ci reputano inferiori o per paura di essere attaccati.

Esisterebbero, quindi, società in grado di oscurare la propria presenza, ma non regge!

Queste ipotesi, infatti, questa volta si scontrano col buon senso! Se c’è una cosa che abbiamo imparato è che nell’universo tutto si trasforma, ma nulla si crea.

Qualsiasi civiltà, anche semplicemente restando qui sul pianeta Terra, sa bene che per sopravvivere e contiunare a crescere, avrà bisogno di risorse e che l’unico modo di ottenerle, una volta terminate le proprie, è “altrove”.

Non credo sia necessario che cominci a fare l’elenco di quando questo è acccaduto sul nostro pianeta, giusto? In fondo sta accadendo anche adesso, in questo preciso istante!

Se una civiltà extra-terrestre, quindi, ci reputasse “inferiori”, non credete verrebbe a prendersi quelle risorse? Al contrario, se avesse paura di noi, non sarebbe a noi superiore e quindi non sarebbe in grado di “oscurarsi”, perché noi stessi non ne siamo in grado!

Quindi niente, tutti i maggiori tentativi, di dare una risposta alla domanda di Fermi, falliscono miseramente, ma come mai?

— FINE TEORIE E CONTESTAZIONI ALTRUI —

A questo punto, quindi, smetto di riportare risposte e contestazioni altrui, e avanzo una mia personalissima spiegazione.

Forse, mi azzardo a ipotizzare, è la stessa domanda di Fermi a essere sbagliata, per meglio dire tendenziosa!

Attenzione, non sto dicendo che Fermi abbia posto una domanda stupida, ma una VOLUTAMENTE sbagliata o almeno ambigua!

Come detto, Enrico Fermi era una persona estremamente intelligente e quando pose quella domanda era a tavola con persone almeno sue pari!

Stavano discutendo della notizia di un avvistamento UFO e LA STAVANO PRENENDO IN GIRO, quindi Fermi decise (ovviament è un mio parere) di alzare il livello, prendendo in giro non solo quella notizia, ma tutte le generazioni future!

Decise di porre una domanda “razionale”, sfidando gli altri a dare risposte altrettanto razionali: il vero problema è che una tale domanda non può mai essere razionale, men che meno, quindi, le risposte.

Una domanda di quel tipo non può essere razionale, perché si basa sulle limitate conoscenze umane, per spiegare qualcosa che le supera.

Gli esseri umani, del resto, hanno creato DIO a loro immagine e somiglianza, per spiegare fenomeni che non potevano razionalizzare.

Poi, con il trascorrere del tempo e l’evolversi delle conoscenze, alcuni eventi, fino a un certo punto considerati soprannaturali, passarono all’essere spiegati con la scienza.

A un certo punto, per esempio, abbiamo scoperto che quella grande palla luminosa, nel cielo, fino al giorno prima considerata una divinità, altro non era che una stella.

Per fare un esempio più concreto, si può usare l’invenzione della Radio di Giuglielmo Marconi: pggi è per noi qualcosa di assodato, banale e quotidiano, ma prima di quel giorno nessuno avrebbe mai immaginato di trasmettere segnali a distanza.

Fermi, in un certo senso, stava chiedendo a una società “pre-radio” di spiegare, con le proprie conoscienze, come mai non venissero fuori voci da un pezzo di legno!

Anche tutte le risposte che ho elencato, in buona o cattiva fede, fanno il grave errore di tentare di immaginare l’inimmaginabile, fondandosi sulla NOSTRA esperienza.

Immaginiamo che la tecnologia che, alla fine, distrugge la civiltà che l’ha creata, perché è quello di cui NOI abbiamo paura, rispetto alla nostra storia.

Immaginiamo una tecnologia che emette radiazioni, perché è quello che fa la nostra.

Immaginiamo che una società evoluta debba per forza depredare quelle meno avanzate, perché è quello che ha sempre fatto il genere umano!

Dimentichiamo, sempre, che noi sappiamo pochissimo di quest’universo. La matematica ci dice che non è possibile viaggiare alla velocità della luce, ma è la matematica che conosciamo noi e che, presuntusamente, reputiamo “completa”?

Se, invece, non fosse così? Se esistessero forze che non abbiamo ancora scoperto e che, dall’oggi al domani, potrebbero ribaltare quella convinzione?

Insomma, l’unico modo che io, personalmente, trovo, per rispondere alla domanda di Fermi è “NON LO SO” e credo, presuntuosamente umano, che sarebbe anche il modo che lui apprezzerebbe.

In fondo, Fermi era uno scienziato e quel “non lo so” sarebbe per lui come sentirsi sfidare a scoprirlo!

Questo vuole uno scienziato: riempire di conoscenza i buchi dell’ignoranza!

Cristoforo Colombo partì per le Indie Orientali, ma trovò l’America. Chissà cosa troveremo noi e quanto sarà inaspettato, cercando quello che ci aspettiamo!

Stiamo, in fondo, parlando di ricerca della Vita: come possiamo immaginare quella che non conosciamo, se contina a stupirci perfino la nostra?

Il ritornello di una famosa canzone dei Bluvertigo recita “è praticamente ovvio che esistano altre forme di vita”, forse dovremmo imparare a concentrarci sulla parola “ALTRE”!

A quel punto, chissà, impareremo non solo a non umanizzare eventuali extraterrestri, ma a rispettare anche le ALTRE forme di vita presenti, già adesso, su questo sputo di pianeta, immerso in quel grande e misterioso mare, chiamato “Universo”!

Le ALTRE forme di vita, in fondo, siamo anche noi!


Photo de Lucas Pezeta provenant de Pexels


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