Lettera aperta alla lettera H

[Tempo di lettura stimato: 3 minuti]

Cara lettera H, ti scrivo questa mia, per dimostrarti la mia solidarietà.

Resisti, ti prego, non restare muta, di fronte alle continue dimenticanze e sottovalutazioni. Perdona, senza giustificare, i tanti che sorvolano sul tuo utilizzo: loro non sanno quello che scrivono.

Vedi, cara lettera H, il problema non è che non piaci o che non conoscono la tua esistenza: il problema è che non hanno la minima idea di come utilizzarti.

Non è tanto ignoranza, ma confusione: sanno che esisti, ma resti per loro un mistero, quindi vanno a tentativi!

Devi capire che, anche se si spacciano per tuttologi, addentrandosi in impegnative dissertazioni in ogni ambito dello scibile umano, dalla politica alla medicina e dalla geografia alla storia, loro improvvisano sempre!

Improvvisano quel che dicono, ma anche come lo dicono!

Lo si capisce perché, se non sapessero della tua esistenza, non ti utilizzerebbero mai, invece lo fanno, solo al momento sbagliato.

Loro sono quelli che ti chiedono “in quale hanno sei nato”, oppure che si lamentano perché gli “anno fatto la multa”.

Vedi? Questa è confusione!

Loro sono quelli che, spesso, ti utilizzano come condimento, mutuandoti da una lingua all’altra, senza conoscere né l’una né l’altra. Non lo ammetteranno mai, ma è così: del resto, a molti di loro piace soltanto parlare di “Honestà”.

Non credere di essere sola, perché non sei l’unica vittima di questa confusione: congiunzioni e punteggiature sono le prime a cadere, sul terreno degli sproloqui.

È un peccato, lo so, perché l’italiano è una gran bella lingua, il problema è che la parlano anche gli “itagliani”, almeno pensano di farlo.

“Parlano”, sì, ho usato questo verbo, perché voglio farti notare quanto tu sia fortunata, nella sfortuna.

Le angherie nei tuoi confronti, infatti, sono evidenti solo nella forma scritta, perché il tuo status di “muta”, quando ti parla, ti mimetizza nel fluire del discorso.

Altri, invece, non sono così fortunati, come te!

Pensa alle doppie e di quante volte vengono spaiate. Pensa alle R e alle L, che vengono tantissime volte scambiate, come se fossero lì solo per fare numero.

“Pecché” accadono queste brutte cose? Non lo so!

“PUTTROPPO”, oppure “PULTROPPO”, queste sono cose che accadono e basta, anche se il sacrificio delle tue compagne, come il tuo, resta sempre più impunito.

Vogliamo parlare della C e delle sue amiche Q e K?

Quanto la odi la K, vero? Per colpa sua non vedi la C da tantissimo tempo!

Di “Ki” è la colpa? Sarà forse della “squola” o di quelli che ne negano l’importanza?

Sì, cara lettera H, tu sei sfortunata, ma c’è qualcuno che lo è anche più di te!

Parliamo dei verbi e soprattutto di congiuntivo e condizionale, le due VERE grandi vittime della confusione lessicale di questo paese, seguiti a breve distanza solo dal fantasioso utilizzo di singolari e plurali.

“Se la gente farrebero figli solo kon ki conoscerebbe l’itagliano, ci fossero assai meno ignioranti, ma anke molte meno perzone”.

Io ti sono vicino, cara lettera H. Lo sono a te a tutti gli altri minuscoli, ma grandissimi ingranaggi della nostra bellissima lingua, anche se devo confessarti una mia debolezza.

Devi sapere che, nonostante molto spesso mi venga da piangere, ascoltando o leggendo alcuni strafalcioni, io sarei anche disposto a tollerarli, se almeno i concetti espressi avessero un significato.

Cara lettera H, il problema non è che oggi le persone non sanno più parlare l’italiano: il problema è che, molto spesso, dovrebbero star zitte!

Molti dicono che un titolo di studio non presupponga cultura e sono d’accordo.

Molti dicono che è l’idea a contare, non come la si esprime: sono d’accordo anche su questo.

Quello che non capiscono in molti, anzi in troppi, è che il deficiente, invece, resta tale a prescindere da quello che dice o da come lo fa.

Cara lettera H, gioisci, perché è vero che tu e le tue compagne di lingua siete delle vittime, ma in questo paese lo sono ancor di più le idee.

Saluti,

Bloggolo.

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