Gisella Blanco, poetessa “polemica” (intervista e pseudo-recensione).

Quando, durante le chat che hanno preceduto questo articolo, Gisella Blanco si è definita “polemica”, io ho capito immediatamente che me ne sarei “innamorato”.

Una poetessa polemica che contattava il blog gestito da un (sedicente) poetucolo polemico, proponendogli di recensire la sua ultima raccolta di poesie… La vita, a volte, è Poesia!

C’è da aggiungere, che il suo messaggio mi ha emozionato. Mi è capitato altre volte, mi capita ogni volta che un artista a me “sconosciuto” contatta il blog. Mi emoziona perché accade raramente, ma per fortuna accade, per dare un senso a tutto questo circo chiamato “Bloggolo”.

È facile “innamorarsi” di Gisella, è facile innamorarsi della sua Poesia, della passione che mette nel proporla al mondo, della decisione con la quale si impone ed impone il suo modo di essere, con ironia, ma anche con una forte coscienza.

Dopo qualche primo messaggio formale, mi ha subito inviato il press kit, ma io non sono un critico letterario e non aspiro ad esserlo, quindi questo non sarà un pezzo sulla sua raccolta “Melodia di porte che cigolano” (Eretica Edizioni).

Certo, ne parlerò, perché altrimenti renderei vano il fatto che lei mi abbia contattato e la promozione che sta affrontando, ma lo farò solo un po’, poi dovrete accontentarvi delle mie sensazioni “ignoranti”.

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Intanto, dato che qui non ci perdiamo in chiacchiere (anche se un blog dovrebbe farlo), vi invito a spendere qualche dindino in cose DAVVERO utili e comprare Poesia, che non va a male, non scade e non deve essere conservata in un luogo fresco e asciutto, oltre a non subire mai l’effetto di obsolescenza programmata.

In altre parole, meglio comprare Poesia che uno Smartphone: costa molto meno, ma vi comunica molte più cose.

In più, un libro di poesie non deve essere differenziato: quando lo avrete finito, potete conservarlo, riutilizzarlo o regalarlo a qualcuno che ne ha bisogno, con la classica frase “vedi se ti sta”! La Poesia è un abito unisex, che sta bene a tutti e se ne sbatte delle mode.

La raccolta costa 11€ spedizione inclusa, un prezzo davvero ridicolo, considerando che vi state portando a casa le emozioni di un essere umano.

Potete acquistare la sua raccolta “Melodia di porte che cigolano” al seguente indirizzo web: http://www.ereticaedizioni.it/prodotto/gisella-blanco-melodia-di-porte-che-cigolano/

In alternativa potete acquistarlo su Amazon, IBS, alla Feltrinelli e in quasi tutte le librerie indipendenti. NON AVETE SCUSE!

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Questo pezzo avrà diverse sezioni: prima daremo uno sguardo “formale” alla raccolta, poi uno più emozionale, per poi finire con le risposte che Gisella ha gentilmente concesso alle mie domande.

“Melodie di porte che cigolano”, come detto, è edito da “Eretica edizioni”, per la serie “Quaderni d’Arte” e conta 60 poesie, “esordio” escluso. È una lettura estremamente piacevole. Le illustrazioni interne e la copertina sono di Francesco Mitelli.

Dal punto di vista emozionale, la lettura della raccolta può essere affrontata su due livelli.

Il primo livello è più “ludico”, adatto a chi cerca letture veloci, ma non per questo meno impegnative e appaganti. Il primo livello emoziona, è un susseguirsi di pizzicotti, una spolverata di spezie.

Il secondo livello di lettura, invece, è riservato a chi desidera superare il primo, pur dovendoci passare. Il secondo livello ti chiede di rileggere, di capire perché una parola viene messa “a capo”, se non addirittura impaginata diversamente. Il secondo livello ti fa passare attraverso la Poesia, ma solo come varco, spinti dal desiderio di capire non la scrittura, ma la struttura stessa del pensiero di Gisella. Nel secondo livello, capisci che anche la punteggiatura, per Gisella, fa parte del linguaggio (come dovrebbe essere, aggiungo io).

Arrivando all’intervista, invece, occorre l’ennesima premessa. Ho voluto farle delle domande provocatorie. Ammetto di aver utilizzato il suo spazio a scopo personale, cercando un confronto, più che un’esplorazione.

Consapevole di trovarmi di fronte ad una Donna intelligente e fiera, ho anche voluto mettermi, a mia volta, nel ruolo di “maschio” (che nel mio caso non è ALPHA, ma al massimo GNE), per testare se mi avrebbe mandato o meno a quel paese.

Beh, lo ha fatto, ma con Poesia! Ringrazio e porto a casa!

Anche in questo caso la poetessa ha dimostrato di non cedere mai il passo, ma di avere anche un modo estremamente diplomatico e gentile di metterti al posto tuo.

Segue intervista, lasciamo le parole a chi sa usarle davvero!


Una prima domanda per rompere il ghiaccio: “Chi è Gisella?”, dicci qualcosa che pensi dovremmo sapere su di te, ma che nessuno ti chiede mai.

Buongiorno Bloggolo e buongiorno a tutti! Le definizioni autoreferenziali mi lasciano sempre un po’ scettica, benché siano di larghissimo uso in quasi tutti i campi: cerchiamo di rendere questa descrizione credibile o, per lo meno, incredibile! Ho 36 anni (in realtà saranno 36 il 14 luglio, ricorrenza del mio compleanno e, in subordine, della presa della Bastiglia), se non sono truccata me ne danno dieci di meno ma ci sono giorni che me ne sento trenta in più quindi l’età è davvero una cosa molto strana. Amo i gatti in modo spassionato, il vino rosso, la fotografia e i viaggi. Sono laureata in legge e scrivo poesia, le due cose si integrano e si completano. Ho una certa vocazione all’irriverenza, mi piace stare al centro dell’attenzione (e ci riesco bene) ma sono anche una grande ascoltatrice che nulla toglie agli altri: privarsi della preziosità altrui sarebbe un errore imperdonabile. Ho sempre la risposta pronta (generoso lascito di mia madre) ma non è detto che valuti che valga sempre la pena di utilizzarla.

Con la poesia mi sento armata in un modo poco conosciuto perché non violento, posso dire molte cose che in altri codici comunicativi suonerebbero troppo dure, finanche aggressive. Anche l’erotismo nella poesia è sdoganato in modo da non turbare alcuno e da non risultare mai volgare. Amo la poesia perché mi consente di essere me stessa con buona pace di tutti (o quasi).

Potrei dire tante altre cose su di me ma preferisco che si scoprano leggendomi.

Quando hai cominciato a scrivere Poesia e quando hai capito di avere talento?

Ho iniziato a scrivere poesia molto piccola, naturalmente era una forma di poesia infantile il cui valore era quello di avere, già verso i sette anni, la consapevolezza di volere scrivere poesia.

Alla domanda sul talento, sarebbe educato rispondere che non ho la certezza di averlo e che lascio agli altri la facoltà di attribuirmelo o meno ma non sono così politically correct e rispondo che ho intuito di avere un buon uso della parola quando, alle medie, mi dicevano che a colazione mangiavo pane e dizionario (naturalmente per prendermi in giro ma io non lo trovavo affatto offensivo). Al liceo, quando ho iniziato a vincere dei premi letterari, ho capito di essere portata per la poesia. Quando a qualcuno non piace ciò che scrivo o come lo scrivo, provo a capirne la motivazione, faccio tesoro di consigli e critiche e penso che sia necessario aspirare a fare sempre meglio. Quando arrivano risultati positivi, nella scrittura come nella vita, vuol dire che è tempo di ripartire per nuovi obiettivi.

Leggiamo, nella tua biografia, che a meno di 10 anni hai provato a redigere la “Carta dei Diritti dei Bambini”… Quale ne era il principio fondamentale e come si sposa, oggi, con la tua poesia?

Purtroppo ho perduto quasi tutto quello che avevo scritto nell’infanzia, quindi non ricordo di preciso cosa contenesse la carta. Credo si trattasse di articoli (nella migliore tradizione di una famiglia di giuristi) che sancivano e imponevano il rispetto degli adulti per la capacità decisionale dei bambini. Oggi, infatti, da mamma (ho un bimbo di quasi due anni e, per strada, mi diverto a spacciarmi per la sua giovane baby sitter) abbraccio le teorie della scuola montessoriana in cui si dà molto spazio alle capacità, alle attitudini ed anche agli errori dei bambini, entro poche e fondamentali regole, al fine di renderli autonomi e consapevoli di se stessi e del loro spazio nel mondo.

Il senso di giustizia che a meno di dieci anni mi spinse a scrivere quella carta dei diritti, oggi, mi spinge a declarare le potenzialità umane, in cui credo fermamente, nelle mie poesie.

Sappiamo di certo che la Poesia spesso è una compagna scomoda, l’hai mai percepita come “un peso” ed hai mai pensato di liberartene?

Se fosse stata un peso, me ne sarei liberata. Scrivere ai tempi della scuola, come è facile immaginare, espone a critiche, scherzi sgraditi, gelosie et similia nella migliore tradizione del bullismo scolastico. Oltretutto, ai tempi, ero timida, riservata, quasi un po’ nerd: sono cambiata radicalmente nell’approccio al mondo esterno ma l’amore per la poesia è invariato, faccio colazione con caffè e dizionario e conservo, all’occorrenza, un modo di parlare che in molti definiscono “antico”: io penso sia galante, aggettivo abusato (spesso immeritatamente e anche in modo sessista) per gli uomini ma mai utilizzato per le donne. Mi piace andare in controtendenza.

Quale parola non utilizzi mai nella tua Poesia e quale utilizzi sempre?

Ci sono parole che, secondo me, solo grandi poeti hanno potuto usare liberamente senza mai scadere nella banalità, come stella, cuore, anima. Un poeta contemporaneo ne deve fare un uso decisamente accorto, snello e in contesti poco convenzionali: il rischio è di scrivere testi che andrebbero bene per canzonette d’amore.

Io uso spesso carne, sangue, ventre. Adopero anche termini giuridici che, calati in un contesto poetico, sono divertenti (e volutamente dissonanti).

Quando ho voluto essere più dolce (senza esagerare) mi sono appellata ai colori caldi del tramonto e dell’autunno. Nelle prossime raccolte, a cui sto già lavorando, ci saranno molte più parti del corpo e parti del mondo.

Hai “un’ossessione” tematica? Ce ne parli?

Si, una prevale sulle mie molteplici ossessioni tematiche: la lotta al sopruso maschile sulle donne, che sia culturale, ideologico, scolastico, lavorativo, fisico o psichico, religioso, filosofico, antropologico, storico. Ho scritto molto di ciò e, nelle prossime sillogi, sarà ancora più marcato.

Ci sono anche vari riferimenti alla morte, dal punto di vista della condizione interiore di chi rimane vivo, nonché alcune soluzioni esistenziali che ho sperimentato e che ho proposto a chi mi legge.

Naturalmente, ognuno troverà in ciò che scrivo una sua personale chiave di lettura e, magari, anche un derivato soggettivo del tema trattato: questa è un’altra grande risorsa della poesia, in cui sia il lettore che lo scrittore sono liberi e si rispettano, senza necessità alcuna di convergere.

Ti definisci “Polemica”… Definisci “Polemica”!

Polemica vuol dire che non mi lascio scoraggiare da nessun interlocutore e da nessun contesto: se ritengo che sia il caso di avanzare una obiezione, lo faccio, con il mio linguaggio “antico” o “galante” (a scelta dell’ascoltatore) ma non mi lascio mai intimidire. Polemica vuol dire che “mi accendo” facilmente se il tema mi interessa o mi fa arrabbiare: ribadisco la mia non violenza ma ciò non deve essere scambiato per pacatezza! Ecco, sono poco pacata: ritengo che la facoltà di arrabbiarsi davanti a qualcosa che si ritiene ingiusto è una importante modalità per affermare la consapevolezza di sé e per provare a cambiare le cose. Se non si perde il controllo di sé, la rabbia è pura passione e può essere positivamente creativa.

Nella tua carriera poetica hai partecipato a numerosi concorsi e vinto molti premi. Sono certamente una vetrina per una giovane poetessa, ma credi che la Poesia possa essere messa in competizione?

Si, la poesia può -e forse deve- essere competitiva ma in un’ottica di tensione al miglioramento e non di prevalenza di uno scrittore su un altro. C’è spazio per tutti, tutti devono avere lo spazio che si sanno creare. Ciò che mi lascia perplessa sono le giurie, i concorsi a pagamento e la poca propensione a creare categorie di opere edite. Valutare la poesia è davvero complesso, così come accade nell’editing che diventa revisione: il campo del soggettivo sbaraglia ogni tentativo di oggettività, la valutazione è troppo personale per poter avere una reale attendibilità. C’è chi decide se i manoscritti che legge sono poesia o meno e se sono validi o no, quasi come atto d’imperio. La competizione principale, in ogni caso, secondo me, è con se stessi, in quell’ambiente interiore non sempre amichevole in cui siamo sia candidati che giudici.

“Melodia di porte che cigolano” è un titolo “musicale”, quanto cerchi, nelle tue poesie, “il suono” delle parole e in che misura è meno o più importante del significato? (O uguale?)

Il suono delle parole, nella poesia, è importante, non so dire se lo sia più o meno del significato, perché il concetto che si vuole esprimere è la base di tutto. Questa è la mia opinione, in quanto ci sono tantissime poesie di poeti famosi che sono “esteticamente” superlative ma contenutisticamente semplici. Normalmente la mia scelta è quella di cercare di dire quello che voglio nel modo più melodico possibile. Ci sono casi in cui seleziono parole che stridono, che rendono un impatto brusco con il resto del testo e – piaccia o no- è una scelta. Cerco sempre di prestare attenzione a non scrivere piccoli tratti di prosa in versi: se si eliminano gli “a capo”, le mie poesie sarebbero delle pessime prose, almeno per la maggiorparte. Il suono, inoltre, talvolta è utile per accompagnare il lettore nel flusso di significato che si vuole suggerire, quindi non sempre le due cose sono in antagonismo, anzi, sarebbe bene che fossero utilizzate in sinergia. E’ naturale, poi, che la percezione della musicalità di un’opera sia molto soggettiva e se dovesse accadere che nelle mie poesie qualcuno non la riconosca, può sempre concentrarsi sull’immancabile messaggio di ogni composizione!

La tua ultima raccolta si arricchisce delle illustrazioni del grafico Francesco Mitelli. Siamo convinti che la Poesia disegni immagini con le parole, quanto le immagini possono scrivere racconti con le figure?

Come accennavo prima, la poesia rende liberi sia lo scrittore che il lettore, a differenza di moltissime altre forme d’arte. Una stessa poesia, letta da persone diverse, può arrivare ad esiti immaginifici molto diversi, pur non contrastando il pensiero dell’autore. La poesia si appella all’inconscio più di ogni altra creazione artistica e dona un territorio neutro in cui poter essere se stessi senza condizionamenti, fosse anche nell’atto di prendere le distanze da ciò che è scritto. Quindi, per rispondere con precisione, la poesia disegna molteplici immagini con le stesse parole, a mio avviso più di come una singola immagine possa raccontare storie diverse.

Ho deciso di coinvolgere un grafico per dare enfasi alle tre poesie dedicate in modo specifico a qualcuno e, soprattutto, per avere una copertina che disegnasse il titolo, che desse forma alla melodia dello stridore.

Qual è, secondo il tuo parere, il futuro della Poesia in Italia?

E’ davvero difficile poterlo immaginare, secondo me stiamo assistendo ad un lento e graduale ritorno di fiamma per la poesia. Ci sono, ancora, moltissime difficoltà e credo che tutti (scrittori, editori, redattori e critici)  dovremmo fare lo sforzo di migliorare il nostro lavoro al fine di offrire e diffondere creazioni sempre più appassionanti e di qualità. Credo, anche, che bisognerebbe rendere la poesia più accessibile a tutti, con soluzioni economiche e facilmente fruibili a chi ha difficoltà di vario tipo. Si dovrebbe partire dai classici senza, però, trascurare i contemporanei e gli esordienti. Nonostante le difficoltà, non demordo, spetta a noi creare il futuro (nostro e) della poesia.

Una domanda frivola, ma non troppo: sei una giovane donna, intelligente, sensibile, bella e bionda. “Giovane, Bella e Bionda” è (sfortunatamente) un cliché che, spesso, viene messo in contrasto con “Intelligente e Sensibile”. Questo cliché ti ha creato problemi o ti ha favorito? (O è stato indifferente?)

Giovane, bella e bionda (ho solo riportato quanto viene asserito), scrivo poesie, le ho pubblicate durante l’emergenza Covid e…non scrivo d’amore quasi mai. Come la mettiamo?

Ritengo che tutte queste caratteristiche siano alla base di vari rifiuti di recensioni o articoli ma, per quanto mi riguarda, è esattamente l’ottica maschilista (ovviamente agita anche da donne) che voglio contrastare. Come? Dando soluzioni diverse, possibili per chiunque e dimostrando che “anche se” giovanebellabionda non temo confronti e tendo ad avere sempre l’ultima parola.

L’aspetto agevola nelle relazioni sociali, è sciocco negarlo ma se c’è una cosa che non tollero è di essere apprezzata per come appaio e, solo in subordine ed eventualmente, per ciò che dico: in queste occasioni, per esempio, divento molto polemica (anche la redazione di Bloggolo è avvisata)! Ironia a parte, il mio aspetto di giovanebellabionda fa parte del mio personaggio ma il mio personaggio, senza la mia personalità, non esisterebbe.

Faccio una piccola rivelazione: è estremamente divertente spiazzare gli interlocutori più (scioccamente) prevenuti!

Un’ultima domanda provocatoria: “Di Poesia non si mangia”, ma senza si può morire di fame?

E’ proprio la “fame” che porta al bisogno di poesia. Senza poesia non si morirebbe ma si vivrebbe peggio.

Se mi stai chiedendo se di poesia si campa, posso rispondere sì ma solo in accezione figurativa perché non è, di certo, fonte di guadagni, non in questo periodo storico.

Perché scrivo poesia se non porta guadagno? Lasciamo alla poesia la facoltà di non avere un prezzo, di non essere pregiudicata e di non pregiudicarsi.

E’ ricerca personale e collettiva. La mia ricerca si attua, anche e soprattutto, in versi sciolti e parole attentamente selezionate per definire con precisione il mio ruolo ed il mio contributo nel mondo. Sono molto golosa, è un atteggiamento di vita e, anche, letterario.

Saluta i lettori di Bloggolo, a modo tuo…

A modo mio non può che essere con una poesia:

Ad onor del vero

Non dirò
ciò che si vuol sentire,
non dirò di me
né di voi
ciò che si vuol essere.
Elargirò solo menzogne
-ogni illusione di realismo
sarà offesa
alla saggezza d’ideazione-
e resterà vostro diletto
-libero arbitrio
dovuto
fra uomini-
plasmarle
in mistero
o verità assolte
in calici d’onestà disinnescata.

Ringrazio la redazione di Bloggolo per le divertenti e stimolanti domande a cui ho risposto con molto piacere e tutti i lettori che vorranno dedicarmi del tempo, ricordandoVi che troverete:

“Pensieri scomodi, solo pensieri scomodi.
Accomodatevi”.

A vostro rischio e pericolo, buona lettura. Grazie di cuore a tutti!


Salutiamo Gisella Blanco, ringraziandola per aver portato una boccata di aria nuova in questo spazio, che stava diventando fin troppo mono-autoriale.

A voi Bloggolo consiglia ancora di acquistare la raccolta “Melodie di porte che cigolano” e di visitare i suoi canali, elencati di seguito.

Sito Web: https://gisellablanco.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/GisellaBlancoOfficial/

Vi lascio con un piccolo “trailer” della raccolta, che sono certo vi invoglierà a volerne di più.

Un pensiero su “Gisella Blanco, poetessa “polemica” (intervista e pseudo-recensione).

  1. Non sapevo che si chiedessero recensioni ad altri utenti. Io non ho mai chiesto, non ho mai messo neanche pubblicità nel mio blog. Non ho mai mandato mail propinando i miei libri….evidentemente sono stata stupida a non approfittare di tante amicizie e persino di rifiutare i grandi editori per dare una chance ai piccoli editori. Ora me ne pento, visto che non so davvero sfruttare gli altri 🙁

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