#BlackMirror4, “Hang the DJ”: Sabotare e sovvertire

#BlackMirror si conferma una delle serie meglio riuscite che abbia mai seguito, anche perché in realtà non lo è.

Si tratta più di una raccolta di piccoli capolavori, accomunati da un tema unico: l’impatto della tecnologia sulle nostre vite.

A mio parere gli episodi meglio riusciti sono quelli che non si addentrano troppo in un futuro lontano e remoto, ma che restano ancorati al presente, almeno con un piede: “Hang the DJ” (S4-E4) è proprio uno di questi.

L’argomento di questo articolo, chiariamolo, non sarà né la serie, né l’episodio, ma il tema di quest’ultimo: la morale finale, almeno quella che io credo di aver capito.

Fare un piccolo riassunto dell’episodio è fondamentale, MA ATTENZIONE: non mi preoccuperò di evitare lo spoiler, quindi… SPOILER ALERT (senza esagerare, tranquilli)!

La quarta storia della quarta stagione, infatti, mi ha fatto riflettere molto, regalandomi anche qualche emozione.

Il soggetto è semplice: in un “altrove” qualunque, uomini e donne lasciano che le loro relazioni siano decise da un “sistema”, che programma gli incontri, le storie e perfino la durata.

Ogni individuo, in questa storia, possiede un dispositivo portatile, molto simile ai nostri smartphone, tramite il quale comunica con il “coach”, un assistente vocale che o guida nella vita sentimentale.

La conseguenza naturale di questo “sistema” è che alcuni individui si ritrovano a vivere storie in cui si sentono ingabbiati, intrappolati e costretti.

Può capitare di vivere 5 anni con qualcuno che detesti, pochi giorni con qualcuno che ti piace, poche ore con tante persone di seguito: è il sistema che decide e bisogna fidarsi, perché sta cercando la persona adatta, la compatibilità perfetta.

I protagonisti della vicenda sono, ovviamente, due persone accoppiate dal sistema: si piacciono, ma non è previsto che rimangano insieme, quindi si salutano ed ognuno va per la sua strada.

I due protagonisti rimangono separati, ognuno impegnato nei suoi “match”, finché non si ritrovano e decidono di non dare ascolto al “coach”: DECIDONO di stare insieme.

Oggi mi sento buono ,quindi non vi farò spoiler sul finale, ma ho una domanda per voi: voi che avreste fatto?

Come vi sareste comportati, se un computer avesse deciso che QUELLA persona non è per voi?

Nella storia le minacce sono chiare: perdi la casa, perdi il tuo posto in società e si lascia intendere anche l’esistenza di punizioni fisiche: voi avreste combattuto?

Voi, per Amore, sovvertireste il sistema?

Immagino che la risposta di molti (o tutti) sarà positiva, ma so anche che pochi sono quelli sinceri: no, la maggior parte di voi non lo farebbe, perché non lo fa già ora.

Nella scelta dei partner ideale, l’essere umano medio si lascia guidare sempre da “un sistema” di valutazione standardizzato: posizione sociale, razza, religione, fede politica, reddito annuo, cose del genere.

Lo facciamo tutti, io ad esempio sono molto influenzato dai generi musicali ascoltati dall’altra parte, per altri può essere fondamentale avere accanto una persona sportiva, religiosa o con la passione per le trattorie: fin qui siamo nel campo delle semplici affinità, ma possiamo andare più a fondo.

Nella scelta del nostro partner, troppo spesso, ci lasciamo guidare da elementi esterni alla coppia: piacerà ai miei amici, ai miei genitori, al mio cane?

La prima volta che ci chiederemo cosa pensano gli altri della nostra storia, rassegnamoci, siamo spacciati!

“Troppi grande”, “troppo piccolo”, “troppo bello”, “troppo brutto”, “troppo lontano”, “troppo poco”: i nostri sentimenti sono già adesso selezionati in base a schemi comunemente accettati.

Ci “accoppiamo” con chi soddisfa il mondo attorno a noi, solo in parte preoccupandoci di quello che vorremmo veramente.

Ho fatto tante volte la stessa domanda a tante persone: “perché ci stai insieme?”

La maggior parte delle persone risponde con lunghi elenchi standard, di solito iniziando con “è una brava persona”; qualcuno azzarda uno sproloquio, qualcun altro sta zitto.

Cosa vorrei rispondessero? Semplice: “Perché mi fa stare bene”, non c’è bisogno di altro.

Se stare con lui/lei ti fa stare bene, se scoparci ti fa stare bene, se insieme ridete, se … Ecco, il match è perfetto: siete compatibili al 99,9%!

Lo scopo dell’Amore, infatti, non è renderci felici, ma darci una ragione per provare a farlo.

Non giriamoci intorno: la vita è una merda! La maggior parte di noi è incarcerata in lavori, situazioni familiari, contesti sociali dai quali non può fuggire, per forza di cose!

Potete anche ripetervi che “un giorno” svolterete e forse ci riuscirete, ma per quasi tutti gli altri non sarà così: loro si sveglieranno, andranno a lavoro, usciranno da lavoro e si addormenteranno, ogni giorno, per quasi la totalità della loro vita.

Triste? Forse no: immaginate di vivere esattamente questa vita, sapendo di svegliarvi accanto alla persona che VOI avete scelto e che VI ha scelto. Immaginate che quella persona abbia il potere, solo guardandola, di regalarvi un sorriso: la routine non fa più, magicamente, paura.

Ti svegli ogni giorno, ti volti… Una ragione per alzarsi e vivere!

Sorridere trovando un messaggio, il tempo che passa senza accorgersene ed un sorriso: ecco cosa dovrebbe bastarci per capire se una persona è quello che cerchiamo.

Passiamo troppo tempo a cercare il vento attorno, senza mai badare all’effettiva presenza delle vele a bordo.

Vi auguro, di cuore, di aver trovato o di trovare quella persona.

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