Presidente riapra tutto e preghiamo!

Caro Presidente Giuseppe Conte, le scrivo queste poche righe, che tanto non leggerà mai, per chiederle di riaprire tutto!

Riapra tutto a tutti e lo faccia senza restrizioni, in fondo è quello che sento chiederle a gran voce, dalla maggioranza di questo paese. O no?

La sovranità appartiene al popolo, giusto? Se il popolo vuole suicidarsi, chi è lei per negargli questo diritto? Riapra tutto adesso!

Ha la faccia stanca, Signor Presidente, si riposi un po’. Se ne vada a pescare. Si trovi un bell’angolino solitario, tra le montagne, lontano da tutto e da tutti ed attenda che la storia faccia il suo corso.

Lo so che lei sente la responsabilità di portarci fuori da questa crisi, ma parliamoci chiaro: le conviene? Comunque vadano le cose, lei sarà il cattivo che non ci avrà dato quello di cui avevamo bisogno.

Signor Presidente, facciamo un po’ il punto delle richieste che riceve. Le va?

La CEI le chiede di riaprire le chiese, accusandola di negazione della libertà di culto. Sacerdoti e Vescovi non fanno altro che ripetere ai propri fedeli che il governo sta concedendo “tutto a tutti e a loro niente”, alimentando un malumore generale tra la popolazione cattolica della nazione. Loro dicono che sarebbero in grado di svolgere le proprie funzioni in sicurezza: lo conceda! Accordi alla Chiesa e alle altre religioni la possibilità di assembrare una folla di vecchietti insofferenti a guanti, mascherine e distanziamento sociale, in un luogo chiuso, per più volte al giorno, tutti i giorni della settimana. Dia loro la possibilità di condividere ostia e acquasantiere. I religiosi sono la maggioranza di questo paese e il popolo è sovrano, che abbiano pure la possibilità di autogestire i propri rischi. Sono certo che lo spirito santo li renderà immuni al virus.

Le regioni chiedono più autonomia, salvo non utilizzarla quando viene concessa. Conceda loro la possibilità di decidere autonomamente se aprire o chiudere, se concedere o meno spostamenti. Conceda ai governatori pieni poteri sulla gestione dei fondi. Lei se ne lavi le mani. Lasci che il popolo chieda ai capi delle proprie regioni che fine hanno fatto le comunicazioni dei flussi della cassa integrazione in deroga e che riprenda, se vuole, la movida. Quando starà tirando su una trota da 5 kg, ignori il telefonino che squilla e se proprio deve rispondere rimandi tutto alla regione di competenza. Personalmente io non mi preoccupo, essendo campano… Noi abbiamo lo sceriffo che vigila.

I genitori vogliono che i figli tornino a scuola, perché si sa che i mesi di maggio e giugno sono i più produttivi, storicamente, nelle scuole italiane. Giusto? Dall’altra parte i professori spingono per rimandare tutto a settembre. Lasci che se la vedano tra loro! Se ci pensa bene, non può accontentare gli uni, senza scontentare gli altri. Se si accorderanno sul rientro anticipato, conceda anche di utilizzare i nonni come baby-sitter per il pomeriggio e non si preoccupi del pericolo per i vecchietti. Si ricordi che due paragrafi fa ha concesso di dire messa e che con l’ultimo decreto ha già accordato i funerali.

Bar, pub, ristoranti e affini la accusano di dittatura, supportati dagli avventori che sbavano per uno spritz. I gestori hanno giustamente paura di vedere le proprie attività fallire, accusando questo governo di immobilità nella gestione degli aiuti, che però non vengono erogati, perché le regioni tardano nella comunicazione delle richieste, come detto poco sopra. Lasci ai gestori la possibilità di riaprire e salvare le proprie attività, autogestendo le misure di sicurezza. Sono certo che saranno perfettamente in grado di educare i flussi di festaioli in cerca di movida. Se non vorranno riaprire, poi, a lei che frega? A questo punto avrà già delegato tutto alle regioni stesse e starà cambiando l’amo alla lenza.

Vogliamo dimenticare centri estetici, palestre e parrucchieri? Sento dire che a queste condizioni molti di loro non vogliono riaprire, salvo poi lamentarsi di carenza di sovvenzioni. Ecco, abbiamo già detto che le sovvenzioni saranno, mentre lei sta scegliendo tra mosca e verme, un affare regionale. Per quanto riguarda le riaperture, anche in questo caso, figuriamoci se in un salone di bellezza, con quella bella arietta calda ed umida, le signore in cerca di ciarle non sapranno auto-imporsi una mascherina!

Credo sia il caso di fare anche qualche riferimento ai vari complottisti e sovranisti, non crede? Anche in queste categorie si registra un discreto numero di aderenti. Il mio consiglio è di uscire dall’Europa, ovviamente tornando alla Lira, non prima però di aver reso facoltativi i vaccini e di aver impedito l’installazione delle reti 5G su tutto il territorio nazionale. In assenza di una rete digitale adeguata alle esigenze moderne, che vadano pure a gestire i propri risparmi, convertiti in una moneta svalutata, direttamente all’ufficio postale, esponendosi, oltre al covid, anche al rischio di contrarre tutte le altre malattie per le quali non si sono vaccinati. A quel punto non avranno neanche più l’europa con cui prendersela.

Signor Presidente, sempre con riferimento ai sovranisti, non dimentichi di espellere dal paese tutti gli stranieri e di permettere il possesso casalingo di armi da fuoco. Almeno, andando nei campi a raccogliere i pomodori o cambiando il pannolone ad un anziano, magari appena tornato da una bella messa affollata, in compagnia dei propri nipotini, potranno proteggersi dal virus sparando a casaccio nell’aria.

Signor Presidente, io so che lei capisce bene le esigenze delle singole categorie e, mi creda, anche io lo faccio, ma a quanto pare sono queste categorie che non capiscono la situazione.

Io penso che questa Nazione non abbia ancora sofferto abbastanza e che debba DAVVERO toccare il fondo, prima di rendersi conto che questo virus uccide e che un bar aperto è inutile, se i clienti sono tutti a casa, in una tenda o in un rarissimo posto libero di terapia intensiva, in fin di vita.

Signor Presidente, non si affatichi a cerare di spiegare loro quanto può diventare ancora più grave la situazione, perché tanto le risponderanno che non capisce le loro esigenze, che se non li ucciderà il virus lo farà la fame e che “anche l’amianto uccide”. Saranno queste le risposte che riceverà, si fidi.

Non può gestire questa situazione, perché si sta scontrando con chi dice che “è una dittatura, nulla è concesso” e chi dice che “concedono tutto a tutti, ma a noi niente”. In questo contesto, ogni tentativo è destinato a fallire e l’unica cosa che potrebbe fare e tentare di tenerli in salute, ma a loro questo non va bene. Quindi perché provare, perché darsi tanta pena?

Si riposi, Signor Presidente, lasci che il virus ci estingua, che si prenda cura lui di un popolo malato, con pochi ospedali per troppi contagi, con le fabbriche svuotate dagli operai moribondi, con il solo conforto dello spirito santo e senza una rete digitale adeguata a mantenerci in contatto tutti, per il resto dei nostri giorni.

Signor Presidente, andiamocene a pescare, vengo con lei. Ci troviamo un posticino tranquillo tra le montagne e ci sediamo ad almeno 6 metri di distanza, aspettando di vedere il fiume trasportare i cadaveri di chi non avrà saputo autogestirsi.

In quel momento, quando lei avrà gli occhi lucidi e starà pensando che avrebbe potuto fare qualcosa, io le urlerò da lontano: “Giusè, stai tranquillo, non è colpa tua, non è stato il COVID: è stato l’amianto, è stato il fumo, è stata l’influenza stagionale, ma almeno sono morti pregando e con un bel taglio di capelli!”

Sentitamente con lei,

aspettando di sapere che fiume ha scelto,

Alfonso Cimirro.

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