Quanto è stato facile?

Alla fine ne sei uscita vincitrice, pulita, a testa alta: brava, come ci si sente a vincere barando? Ci si sente vincitori?

Soprattutto, cosa hai vinto? C’è un premio, una coppa, una medaglia, un’onorificenza?

Te l’ho resa facile, vero? Me ne rendo conto. Questo mondo, questa società te l’hanno resa facile, rendiamocene conto.

Quanto è stato facile negare ogni cosa? Quanto è stato facile, per te, puntare un dito, nascondendo il pugno? Quanto è stato facile, per te, ignorare, mentire, accusare?

Chi potrà mai sapere, davvero, cosa è stato detto, cosa è stato fatto, cosa è stato lasciato intendere in quei momenti, durante i quali il mondo era chiuso fuori?

Lo sapremo sempre e solo io e te, ma io non ne ho avuto il controllo, perché quando mi hai chiesto di perderlo ti ho dato ascolto: ora la mia colpa è di averlo perso.

Come l’ho perso? Parliamoci chiaro: come un chiwawa che abbaia contro un pitbull!

Il piccoletto non può ed in fondo non vuole attaccare: non attaccherà mai, sta solo cercando di attirare l’attenzione, ma i vicini sentono lui, non il pitbull. Non importa se sia stato il gigante a rompere il vaso: i padroni daranno la colpa al piccoletto rumoroso.

Io? Io sono stato rumoroso, solo quello: tu hai rotto il vaso, avendo cura di lasciare i cocci nelle mie mani, in modo che sembrasse che fossi stato io.

È stato facile per te accostare il rumore ad un’idea, in un mondo in cui quell’idea è sempre e comunque la notizia del giorno.

Io sono esploso in urla e deliri, chi crederebbe mai che il male lo avrei fatto sempre e solo a me stesso, chi crederebbe che lo abbia fatto sempre e solo a me stesso?

Accendiamo la TV, guardiamo le notizie del giorno: chi crederebbe mai che , in questo caso, la violenza sia stata inversa?

Chi crederebbe che sia stata proprio tu a chiedermi di smettere di difendermi? Poi, una volta che la guardia era stata abbassata, chi crederebbe che sia stata tu la prima a colpire? Chi crederebbe che le mie urla fossero solo una reazione ad una, dieci, cento coltellate?

Si vede il coltello?

No, questo coltello è invisibile: non esiste! Poi, “lei è una donna, non può essere il carnefice”

Quanto è stato facile? Dimmelo!

Posso provare quello che dico? No, non posso, perché con te non mi sono mai preoccupato di accumulare prove, non credevo avrei avuto bisogno di difendermi da te, non credevo che mentre dicevi “non ferirmi” stavi nascondendo la lama nella manica.

Quanto è stato facile, per te, farmi impazzire per un’ora, senza che qualcuno abbia la mia minima idea di tutte quelle precedenti?

Quali conseguenze hai nella tua pancia ora?

Hai la minima idea di cosa ci sia, invece, nella mia pancia, adesso?

Chi ha fatto più danni?

Chiediamolo a quei pochi che ci hanno visto. Chiediamolo a chi la prima sera ti ha visto flirtare con un amico. Chiediamolo a chi ti ha visto passarmi avanti e tirare diritto.

La violenza che mi sono fatto? Aver pensato che fossero tutti casi isolati, passarci sopra, prenderla alla leggera, invece di capire che cos’era: puro e semplice egoismo… Ma chi lo crederebbe? Per te è stato così facile…

Chiediamolo al cielo, ti va? Perché, in fondo, loro sanno e sono gli unici che potrebbero testimoniare quello che nessuno, su questa terra, ha visto e ha sentito.

Quanto è facile, adesso, per te, stare bene, come se avessi vinto una gara, una battaglia? Hai qualcosa da esporre in una teca, come trofeo?

“Essere orgogliosi” presuppone qualcosa di cui esserlo e tu, quando sei sola con te stessa, lo sei? Sei orgogliosa, guardandoti allo specchio, di tutte le bugie dette? Riesci ancora a mentire anche a te stessa? Ti riesce facile anche questo?

Ti chiedo queste cose perché non riesco a credere che un essere umano, senza il minimo motivo, un giorno decide di fare del male gratuito:

Essere cattivi è vendicarsi in anticipo (Paul-Jean Toulet).

Io non so come questo si possibile, ma il fatto che lo sia è evidente, qui, davanti ai miei occhi, in questo preciso istante, lo sto guardando.

Alla fine ne sei uscita vincitrice, barando: ci si sente vincitori, te lo richiedo.

Sopratutto, ti richiedo, cosa hai vinto? Ne valeva la pena?

Ancora più importante, rispondi a te stessa:

Almeno lo sai cosa hai perso? Quanto è stato facile perderlo…

Ne valeva la pena?

 

 

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