“Dio lo vuole” e altri regimi!

[Tempo di lettura stimato: 9 minuti]

La foto che vedete in copertina è di Kaveh Farrokh e ritrae un gruppo di studentesse iraniane, nel 1973!

Nulla a che vedere con le ultime notizie, provenienti dal paese mediorientale, giusto?

Cosa è accaduto, quindi, negli ultimi 50 anni, per giustificare una simile trasformazione?

Semplice: l’Iran ha riscoperto Dio!

Per la verità, la trasformazione non è avvenuta in 50 anni, ma in molto meno: tra il gennaio del 1978 e il febbraio del 1979, infatti, in Iran ci fu la cosiddetta “rivoluzione islamica”, che trasformò radicalmente lo stile di vita dei suoi cittadini.

“AH, questi musulmani brutti e cattivi”, verrebbe subito da dire, ma non abbiate tanta fretta. Vedremo come non sono i musulmani a essere brutti e cattivi, almeno non tutti e non in quanto tali!

Il mio scopo, oggi, è farvi ricordare di quando l’Iran siamo stati noi e di quanto stiamo rischiando di esserlo ancora!

Per riuscirci, però, devo andare con ordine: facciamo il punto della situazione attuale!

Negli ultimi giorni sentiamo spesso parlare dell’Iran, in relazione ai movimenti di protesta e alla conseguente repressione (violenta) governativa.

Cosa sta accadendo è ormai tristemente noto: il regime governativo, fondato su precetti religiosi, si sta scontrando con la voglia di modernità delle nuove generazioni.

La scintilla delle proteste è stata la morte di una donna, Mahsa Amini, ritenuta colpevole di aver “indossato male” il velo e quindi prima fermata, poi arrestata e uccisa dalla “polizia morale” iraniana.

Questo evento ha scatenato le piazze, creando un movimento di protesta, formato per la maggiore da studenti, come in tutte le grandi rivoluzioni.

Attenzione: non facciamo l’errore d’identificare nel “velo” il centro dell’orrore di tutta questa storia, perché non lo è!

L’Hijab, infatti, è un capo d’abbigliamento, spesso indossato dalle donne di religione islamica per propria scelta, perfino in occidente.

In Francia, per esempio, sono anni che governo e donne islamiche si scontrano su questo tema: secondo la costituzione francese, infatti, dovrebbe essere vietato, in quanto simbolo religioso, ma le donne islamiche non sono affatto d’accordo, considerandolo un diritto!

Attenzione, ancora: non stiamo parlando, in questo caso, di donne costrette a indossarlo, ma di fiere e autodeterminate persone, spesso con carriere affermate, che reclamano il proprio diritto di scelta!

Rawdah Mohamed, modella e attivista Musulmana
Rawdah Mohamed, modella e attivista Musulmana

In alcuni casi parliamo addirittura di modelle, spesso di attiviste, quindi non proprio dello stereotipo della donna vittima e repressa, tipica dei racconti dell’Islam fallocratico e patriarcale!

Dov’è, quindi, il cortocircuito?

Come mai quello che in un contesto è considerato costrizione, in un altro viene reclamato come diritto?

Nulla di più semplice, a mio avviso: è il vecchio tena della “scelta”!

Il centro di tutta la questione non è infatti nella parola “velo”, ma nel concetto stesso di “polizia morale”!

L’Iran ha fondato se stesso su precetti religiosi, quindi ideologici, imponendoli alla popolazione con la forza.

È una dittatura, ovviamente, ma non del tipo al quale la storia europea novecentesca ci ha abituato!

Il Fascismo, il Comunismo e tutti i regimi, della nostra storia occidentale, fondavano la propria autorevolezza su se stessi: erano appunto “autocratici”.

Un regime autocratico, tuttavia, necessita sempre di una certa condivisione dei suoi principi, per poter stare un piedi.

È inutile negarlo: in Italia il Fascismo è stato possibile perché faceva leva su idee già ben radicate nella popolazione, fattore che ha reso tollerabili anche le violenze con le quali quelle idee venivano fatte valere.

Il male su uno, in fondo, giustifica il bene di molti!

Se però quelle idee cambiano o non fanno più il bene di molti, per magia, crolla tutto il castello sul quale il potere autocratico fonda tutta la sua autorevolezza: all’improvviso diventiamo tutti antifascisti e rinneghiamo anche di esserlo stati!

Un potere religioso, invece, se per nascere ha bisogno anch’esso di una condivisione popolare delle idee su cui si fonda, tenta di sopravvivere anche quando il popolo comincia a stufarsi: DIO LO VUOLE e come fai a dare torto a Dio?

A un uomo puoi dire “ciao ciao”, voltargli le spalle, allearti con i precedenti nemici e appenderlo per i piedi, ma non puoi farlo con Dio!

Per questo i regimi religiosi sono così longevi: chi ne è a capo giustifica ogni sua decisione e conseguente azione, con il mandato divino!

Certo, si tratta sempre di un’usurpazione, perché nessun essere unano può dirsi portavoce della volontà divina, ma finché qualcuno crederà che sia possibile, allora lo sarà!

Ecco che quindi arriva la “polizia morale”: devi mettere il velo, devi metterlo in un determinato modo, non puoi studiare questo, non puoi fare quello, non puoi baciarti in pubblico e non ti azzardare neanche a nominare la parola “omosessualità”.

Perché? Perché DIO LO VUOLE!

SBAM, fine, non puoi dire più nulla! Vivi in un paese che basa le proprie regole sul precetto religioso e quindi devi starci!

La domanda è: come è possibile che un paese nel quale le studentesse, un anno prima, indossavano le minigonne, un anno dopo si sono ritrovate a rischiare la morte se solo si azzardavano a mettere il naso fuori casa senza un uomo (legittimato) accanto?

Come in tutti i regimi, la scusa è stata una situazione economica, politica e sociale a dir poco devastata!

In Italia, prima del Fascismo, fu così! In Germania, prima del Nazismo, fu così! In Cina, in Russia, in Corea del Nord fu sempre così!

Lì dove il popolo arranca, prima o poi qualcuno troverà spazio per infilarci una semplice idea: non è colpa tua, è colpa di “questa cosa qui” e se la eliminiamo, risolviamo tutti i problemi!

Così, in Italia la colpa divenne dello straniero (in generale, così, “pigliatutto”). In Germania la colpa divenne degli Ebrei, in Russia del capitalismo e così via.

In Iran, nel 1978, la colpa fu data allo stile di vita occidentale.

Dirò una cosa impopolare, ma devo farlo: in fondo, ogni grande bugia, contiene al suo interno un pizzico di verità, quel tanto che basta per essere credibile.

In Italia davvero la colpa era dello straniero, ma non nel senso che gli diamo oggi: non era colpa dell’immigrato o dello straniero in quanto tale, ma dell’ingerenza che, fino a quel momento, avevano avuto su di noi secoli e secoli di dominazioni, connivenze e manipolazioni estere.

La stessa Unità d’Italia era stata resa possibile dai finanziamenti Inglesi.

Il problema non era lo straniero, ma il fatto che “l’Italia” arrancava, da troppo tempo, a farsi tale.

Eravamo una nazione ancora altamente divisa in piccoli territori, non troppo velatamente autogovernati. L’analfabetismo dilagava e venivamo da una Prima Guerra Mondiale, che avevamo vinto solo cambiando casacca, prima dell’entrata nel vivo.

Volete che gli Inglesi, i veri vincitori, che ci avevano perfino resi una nazione unita, solo pochi decenni prima, non ci trattassero come vassalli?

Per il Fascismo fu facile, quindi, arringare la povera gente, inneggiando a un nuovo e riscoperto orgoglio Italiano.

Quell’orgoglio, in realtà, non era mai esistito, ma per gli italiani fu molto più facile dare la colpa “all’altro”, invece di assumersi le proprie responsabilità.

ECCO: 20 anni di regime dittatoriale, fondati su una bugia, condita da un pizzico di verità!

In Iran, nel 1978, accadde la stessa identica cosa: decenni, se non secoli di passaggi da un dominatore all’altro, da uno stile di vita all’altro, avevano sbandato completamente il paese, che ritrovò la propria identità nella dura applicazione dei precetti religiosi.

Ora, voglio chiederlo a voi: pur volendo ammettere l’esistenza di un Dio, vi sembra verosimile che un essere onnipotente, onnisciente e onnipresente, che ha creato tutto l’universo, dia tanta importanza a quanti centimetri di coscia mette fuori una donzella?

LUI CI HA CREATO NUDI, adesso vuole che ci copriamo?

Continuo: se Dio esiste e ha creato tutto e tutti, gli esseri umani sono solo un’infinitesimale parte della sua manifestazione. Vi sembra possibile che dia tanta importanza a con chi ci accoppiamo?

Un essere umano, nel disegno di Dio, vale a dire L?INTERO UNIVERSO, ha lo stesso peso che hanno per me le cipolline nell’insalata di riso: mi fanno schifo uguale, a prescindere che si attacchino al mais o al pomodorino!

Voglio, però, fare uno sforzo mentale e immaginare che esista davvero un Dio così spicciolo da avere a cuore tutte queste cose, seppur così insignificanti per l’Universo. Si tratterebbe, secondo le varie ricostruzioni religiose, di un Dio che non solo ci ha dato regole stringenti, ma che ha previsto anche un vero e proprio sistema di punizioni e premialità, che trova il suo spazio nella vita dopo la morte!

A questo punto, dato che questo simpaticone, perfettissimo e infallibile, ha già trovato un modo per premiarci o punirci, nell’oltretomba, come può un essere umano inventare un metodo ancora migliore, per farlo in questa vita?

A mio avviso si tratta di pura e semplice superbia: ti senti meglio di Dio? Beh, allora stai peccando e sarai punito!

Come vedete, non regge!

Mi sembra abbastanza chiaro che qualsiasi regime, religioso o secolare, sia solo un goffo tentativo che alcuni uomini mettono in campo per fare i loro interessi o sfogare le proprie manie d’onnipotenza!

“Goffo”, sì, per fortuna, perché la storia ci insegna che non dura per sempre!

Prima o poi il popolo si rende conto di quanto darti retta sia stata una grande cazzata e ti appende a un distributore di carburante!

Questo è quello che sta accadendo in Iran, in questi giorni: state pure certi che, magari non domani, magari tra altri 50 anni, ma quel regime finirà e le studentesse della foto torneranno a essere qualcosa di normale, almeno fino al prossimo regime!

A questo punto, qualcuno di voi si chiederà perché noi, esseri superiori, in una nazione civilizzata, dovremmo preoccuparci di fare la stessa fine dell’Iran.

Prima di tutto, perché come abbiamo visto già è accaduto!

In secondo luogo, perché anche noi abbiamo avuto la nostra “Polizia Morale”, si chiamava “Buoncostume“.

Se qualcosa, quindi, ha fatto parte del nostro passato, state certi che potrebbe far parte del futuro.

Quello che più mi preoccupa, però, è il fatto che probabilmente fa già parte del nostro presente.

Per esempio, quando parlo con qualcuno di omosessualità, in Italia, nel 2022, mi sento spesso rispondere che è sbagliato perché “Dio ha creato l’uomo e la donna”.

Quando parliamo di finevita o di aborto, allo stesso modo, i solito noti, basano le proprie argomentazioni su precetti religiosi.

In questo momento, al Governo, c’è un’alleanza di Destra non troppo moderata, la cui leader ha più volte arringato la folla urlando “sono cristiana”.

“Dio lo vuole”, è uno stile di governo che è già entrato nei nostri palazzi del potere e non ci vorrà tanto prima che entri nelle nostre case!

Quando penserete all’Iran di oggi, quindi, cercate di non giudicarlo come un paese primitivo, perché governato da principi del nostro antico passato, ma come qualcosa che potremmo diventare noi stessi, se ci lasciamo guidare dagli stessi metodi.

Come detto, alla fine i regimi passano sempre, ma io preferirei che non cominciassero affatto!

Voi, che preferite?

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