And the winner is (again) Abebe Bikila!

[Tempo di lettura stimato: 7min]

Abebe Bikila è uno dei personaggi più iconici della storia dello sport mondiale, LETTERALMENTE “senza troppi fronzoli”!

Voglio che vi soffermiate sull’immagine di copertina di questo articolo: cosa vedete?

C’è un uomo di colore che, a piedi nudi, rincorre un gruppetto di uomini, perlopiù bianchi, durante una maratona.

Erano a Roma, nel 1960, durante i Giochi Olimpici: quell’uomo, Abebe Bikila, avrebbe terminato la sua gara sul podio più alto!

Vi confesso di aver iniziato una ricerca sull’identità degli altri uomini nella foto, ma l’ho subito interrotta, perché non è il “chi” che mi interessa, in questo momento.

Oggi mi interessa “COSA” erano, vale a dire “uomini con le scarpe”.

Vi sembra ovvio? Non lo è!

Il fatto che dei maratoneti indossino scarpe, oggi, suona come una banalità, ma lo è davvero?

Cosa è un maratoneta? Un uomo che corre!

Cosa vuol dire correre? Camminare veloce, molto veloce!

Quando un bambino impara a camminare, indossa scarpe? Probabilmente NO!

Quando i primi ominidi si sono eretti su due zampe, avevano scarpe! A quanto pare NO!

In altre parole…

PER CORRERE, SERVONO SCARPE? ASSOLUTAMENTE NO!

Quando siete in spiaggia, a giocare a racchettoni, a frisbee o a quello che vi pare, lo fate a piedi nudi, oppure prima vi preoccupate d’indossare delle scarpe?

Io penso che, probabilmente, la maggior parte di voi attende proprio quel momento, per liberare i propri piedi dalla claustrofobica stretta della suola!

Quindi, seppur la scarpa sia stata una straordinaria invenzione, utilissima per non ferirsi i piedi e per l’igiene personale, non identifica, di per se, una persona che corre, di conseguenza neanche un maratoneta!

In quella foto, quindi, ci sono dei maratoneti, alcuni dei quali indossavano qualcosa di utile, probabilmente, alla propria performance, ma di completamente inutile alla loro definizione.

Continuiamo ad analizzare la foto: alcuni atleti hanno delle fasce, probabilmente per il sudore, uno di loro ha un orologio e addirittura il capello appena acconciato!

Tutto questo serviva per correre? NO!

Le fasce erano utili per rendere la corsa più sopportabile, l’orologio per cronometrarla e il capello acconciato per venire meglio in foto!

“La corsa”, però, come attività in senso assoluto, avrebbe potuto svolgersi anche senza tutto questo!

Abebe Bikila scelse di “correre”, senza altri fronzoli!

Chi era, però, Bilila? Presto detto: era un pastore etiope, che si era allenato sugli altipiani, correndo scalzo, a quasi 2000 metri!

In realtà “si era allenato” è un eufemismo, perché anche la carriera da atleta fu un orpello: lui aveva cominciato a correre molto prima che a gareggiare!

Nella sua vita, Abebe aveva corso, non aveva mai fatto altro!

Aveva corso senza scarpe, senza un orologio, senza un numero in petto!

Aveva corso, con solo quello che gli serviva: due gambe, il fiato e la terra sotto i piedi!

Mentre il suo rivale sceglieva l’orologio o si faceva tagliare i capelli, cosa faceva Abebe? CORREVA!

Mentre gli altri misuravano le scarpe. Abebe CORREVA!

Mentre tutti i suoi concorrenti studiavano gli avversari, partecipavano alle cerimonie di presentazione delle squadre e facevano pubbliche relazioni, Abebe CORREVA!

Mentre gli altri si allenavano per vincere, Abebe non si allenava affatto: LUI CORREVA E BASTA!

Abebe Bikila avrebbe cominciato ad “allenarsi” solo a un certo punto, quando entrò nella guardia imperiale e fu notato da Onni Niskannen, uno svedese incaricato di allenare i cadetti.

Perché fu notato? Perché Abebe era cadetto ad Addis Abeba, ma abitava a 10km di distanza, che percorreva OGNI GIORNO, CORRENDO, ANDATA E RITORNO (20 km in tutto)!

Onni Niskannen, che non era uno stupido, gli mise gli occhi addosso e capì che avrebbe potuto competere con i grandi nomi dell’atletica mondiale.

Fu solo a quel punto che “correre” cominciò a chiamarsi prima “allenarsi” e poi “gareggiare”, ma alla fine, per Abebe, restava sempre la stessa cosa.

Quando arrivò a Roma, quindi, fu quasi naturale, per lui, fare quello che aveva sempre fatto, vale a dire correre, nel modo più semplice che conosceva, scalzo, senza fronzoli, senza nulla di non necessario: fiato, gambe e terra sotto i piedi, anche se in questo caso si trattava di asfalto!

Fu così che, alla fine, vinse la maratona degli altri! Sì, “Degli Altri”, perché per lui era solo una corsa, solo più lunga e con molta più gente per strada.

Ciliegina sulla torta: vinse a ROMA, IN ITALIA, il paese che, solo pochi decenni prima, aveva colonizzato il suo!

Qui, dalle mie parti, ci starebbe bene un bel “VAFAMMOCCA”!

Dove voglio arrivare, a questo punto? Come, ancora non vi è chiaro?

Ve lo spiego con un altro esempio: dai, potete arrivarci!

Quando ero ancora studente e dovevo preparare un esame, partivo con tutte le buone intenzioni possibili!

Mettevo in ordine la scrivania, allineavo evidenziatori di ogni colore, mi munivo di postit e segnalibro adesivi, preparavo una tisana, mettevo musica classica in sottofondo e mi calavo in uno stato di trance, per circa quindici minuti, poi mi lasciavo distrarre dal pianoforte, da un film o da qualsiasi altra scusa.

Questo circo andava avanti fino a poco prima dell’esame, a volte fino alla notte della vigilia. Per recuperare, allora, prendevo il libro e studiavo, senza evidenziatori, senza segnalibri e senza tisane. Studiavo con solo quello che serviva: gli occhi e il libro, al massimo una matita!

Il più delle volte l’esame andava bene e al prossimo il circo ricominciava!

Quante volte penso a quanto avrei affrontato esami più rilassati, se avessi lasciato perdere i fronzoli fin da subito. In fondo, ogni volta dimostravo che non mi servivano!

Anzi, con il pensiero di scegliere l’evidenziatore giusto per l’argomento giusto, la mia mente si distraeva e non si concentrava mai su quello che davvero contava: il libro!

Un altro esempio? Sono certo che ora capirete!

Facciamo finta che abbiate bisogno di un’auto, per andare a lavoro, ma che in quel momento non possiate permettervene una.

Io (sempre per finta eh) mi offro di regalarvene una e vi metto di fronte a una scelta: preferite una BMW, nuovo fiammante, lindo e pinto, appena lavato e incerato, ma senza motore, oppure una pandarella di qualche anno fa, magari sporca, ammaccata e arrugginita, ma perfettamente funzionante?

Se vi sembra una scelta scontata, siete persone normali, ma questo non è banale!

A voi l’auto, evidentemente, serve per lavorare, per fare le vostre cose, magari per andare a prendere i bambini a scuola!

Se, però, il vostro scopo fosse solo quello di postare qualche fotina online, allora scegliereste, di certo, il BMW senza motore!

Ecco, lo sento, ci siete arrivati: è l’antica disputa, millenaria, tra ESSERE e APPARIRE!

Alla fine, tutto gira intorno allo scopo che rincorriamo!

Se vogliamo far sapere a tutti che stiamo mangiando una bistecca, faremo una foto appena arriva e la posteremo immediatamente! Se, invece, vogliamo solo mangiare la bistecca, ci avventeremo sul piatto senza indugi, prima che si freddi e posteremo, al massimo la foto del piatto vuoto (allego diapositiva dal vero, NDA)!

Chiedetevi, in altre parole, se la vostra vita si basa sulla foto, pur se perfetta, di una birra calda, oppure su una birra fredda in mano!

Siete una margherita alla pizzeria di paese, oppure una pizza con l’ananas a Dubai?

Tornando allo Sport, avete fatto caso che, almeno in Italia, i nostri atleti, salvo alcune eccezioni, fanno il botto a inizio carriera e poi, lentamente, precipitano in una lenta e progressiva discesa verso la partecipazione?

All’inizio hanno fame, poi arrivano gli sponsor, le apparizioni e le ospitate. Meno allenamento e più pubblicità, fin quando il contratto, con il prodotto da sponsorizzare, diventa prioritario rispetto allo Sport stesso!

Come mai sono due edizioni che la Nazionale Italiana Maschile di Calcio non partecipa ai Mondiali? Come mai, invece, tra le due edizioni ha vinto un europeo? Come mai, ai mondiali attualmente in corso, si sono fatte notare le piccole squadre, mentre le “BIG” hanno arrancato?

Insomma, il Marocco ieri ha battuto la Spagna: LA SPAGNA!!!

La butto lì: sarà che c’è chi gioca a calcio e chi, invece, svolge un lavoro per contratto?

Io, personalmente, a questo giro tiferò proprio Marocco, consapevole che non sarà (forse) mai campione del mondo, ma anche che, in fondo e in un certo senso, già lo è diventato!

Ecco perché adoro quella foto di Abebe Bikila: lui non aveva idea di fare la storia, lui semplicemente “ERA” se stesso, era “un uomo che corre”, non uno che gareggia.

La foto è arrivata dopo e ha fatto il suo dovere: la storia l’ha raccontata, non l’ha costruita!

Chiudiamola qui, senza una morale vera e propria, lascio a voi il dilemma di scegliere se correre o gareggiare, sapendo, però, che alla fine vince chi corre!

A questo giro non userò formattazione, non metterò titolazioni, corsivi, link e grassetti! Sapete perché?

Perché oggi io non volevo che questo articolo fosse “Web Compliant”, volevo solo scriverlo!


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