Ehi, tu, Putin, levale le mani di dosso!

[Tempo di lettura stimato: 7 min.]

“Mai più” è un’espressione che torna spesso, nelle nostre cronache, ma altrettanto spesso priva di significato.

Quando un evento ci sconvolge, cosa facciamo per impedire che accada di nuovo? Cosa siamo disposti a fare davvero?

Dopo la Prima Guerra Mondiale, tutti urlarono “Mai Più” e lo fecero così forte e convintamente che, dopo circa vent’anni, scoppiò il remake!

Dopo la Seconda Guerra Mondiale e la scoperta degli orrori dei campi di sterminio (la “scoperta” – NDA) tutti urlarono “Mai più” e lo fecero così forte che si decise di creare “Israele”, una nazione sovrana nella quale i sopravvissuti ai campi di sterminio potessero rifugiarsi. Tutto molto bello, se non fosse stato che quella terra fu tolta a un altro popolo, quello palestinese.

Tra la seconda Guerra Mondiale e oggi, poi, abbiamo avuto il luuuuungo periodo della “Guerra Fredda”, che era in realtà una Pace Armata, durante il quale, riassumendo all’osso, USA e URSS si sono fatti la guerra, per tramite di paesi terzi, che alla fine ne hanno pagato il costo in vite umane.

Così arriviamo ai tempi contemporanei, che ci stanno presentando il conto delle scelte fatte dalla fine dell’ultima grande guerra, spingendoci faccia a faccia col rischio di un terzo conflitto planetario.

“Mai più” diventa nuovamente “ancora una volta”, ma come è possibile?

Come sempre, vi esporrò LA MIA teoria, ma sentitevi liberi di dirmi la vostra.

La guerra e le sue atrocità sono per noi come uno di quei partner tossici, dai quali ripetutamente ci separiamo e ripetutamente ci torniamo insieme, coinvolti in un circolo vizioso.

Di solito chi si ritrova a vivere una relazione tossica è recidivo: ne comincia una, ne accetta ogni conseguenza, pur di tenerla in vita, poi, quando finisce, giura “mai più” e dopo un po’ ne comincia un’altra!

È vittima, sì, ma di se stesso, per l’incapacità di evitare o chiudere quella relazione, con la paura della solitudine o di soffrire “come l’ultima volta”.

Tutto questo accade per quella disperata ricerca di “amore”, che porta ad accettare qualsiasi compromesso, anche il più logorante, ma sappiamo bene che quello non può essere chiamato davvero “Amore” (maiuscolo), come non può essere chiamata “Pace” (maiuscola) quella che sacrifica la libertà altrui e conquistata restando a guardare.

La verità, che ci piaccia o meno, è che “mai più” non è una formula magica, così come non lo è la parola “Pace”!

Non basta pronunciare queste espressioni, perché si realizzino.

Per evitare di ricadere in una relazione tossica o di continuarne una, c’è bisogno di accettare la triste condizione di poter restare soli, di ricostruire una routine autonoma, di affrontare cambiamenti a cui non si è preparati.

Sarà banale, ma se si cerca

In quei casi, la scelta non è tra star bene col partner o star male da soli, ma tra star male in entrambi i casi, solo che nel primo possiamo illuderci di non provare dolore.

Nelle questioni di guerra funziona in maniera uguale: ci illudiamo di mantenere uno stato di Pace, ma stiamo soltanto preparando il terreno per un conflitto più ampio.

Nel 1939, quando la Germania avanzò pretese espansionistiche sulla Cecoslovacchia, gli stati europei, durante la Conferenza di Monaco, le lasciarono campo aperto, con la speranza e l’illusione di evitare l’inizio di un nuovo conflitto mondiale.

La neonata URSS avrebbe anche potuto (e voluto) opporsi a quella decisione, ma non fu interpellata, per paura della “minaccia bolscevica” e alla fine strinse un patto di non aggressione proprio con la Germania Nazista, spartendosi la Polonia e cominciando quel conflitto mondiale che tutti avevano provato a evitare.

Tutto viene riassunto meravigliosamente da Winston Churchill: “Potevate scegliere tra l’infamia e la guerra, avete scelto l’infamia, avrete la guerra.”

In amore (tossico) si potrebbe riproporre con “potevo scegliere tra la solitudine e l’amore, ho scelto l’amore, avrò la solitudine”.

Questo accade perché “mai più” non si dovrebbe tradurre con “pace”, ma con “pace, ma non a tutti i costi”, perché quella non è una Pace, ma una prefazione alla guerra.

Se gli stati europei, nel 1939, si fossero opposti in massa all’invasione della Cecoslovacchia, avrebbero probabilmente avuto una nuova guerra, ma la Germania non sarebbe stata ancora così forte da essere una grande minaccia, non avrebbe stretto alleanze con URSS, Giappone e probabilmente neanche con L’Italia. Alla fine sarebbe stata una guerra di contenimento di una nazione contro le altre e non sarebbe mai diventata una guerra mondiale.

Oggi, come un secolo fa, sta avvenendo la stessa identica cosa!

Non potremo evitarla, perché è la nostra controparte a volerla!

Sento molti affermare che l’Ucraina dovrebbe arrendersi, che dovremmo evitare di mandarle armi e che l’esercito dello Zar 2.0 si fermerà, una volta conquistata la nazione esattamente come nel 1939 credevano che Hitler si sarebbe fermato alla Cecoslovacchia.

In realtà, però, una volta presa l’Ucraina, la Russia avrebbe a disposizione risorse, materie prime, tre centrali nucleari, importanti acciaierie, due grandi porti sul Mar Nero e ulteriori riserve alimentari, oltre che la mano d’opera a basso costo di un popolo sotto dominazione straniera.

Quando la Russia avrà conquistato l’Ucraina non sarà una minaccia ormai soddisfatta, ma solo una ancora più forte e pericolosa.

Tutto questo, è bene ricordarlo, accadrebbe al confine con il territorio europeo e basterebbe una scintilla a far divampare l’incendio.

Credetemi, io non faccio i salti di gioia al pensiero di una guerra che ci coinvolga direttamente, ma non credo che potremo evitarla, perché non basterà invocare “pace” per avere “La Pace”.

Poi, sinceramente, mi chiedo a cosa serva una pace costruita sull’accettazione del sopruso.

Vantiamo e sbandieriamo gli ideali di libertà e tutti i bei nostri principi, ma poi alziamo bandiera bianca appena vengono calpestati.

Vogliamo la Pace, ma non siamo pronti a difenderla, quando qualcuno la mette a rischio.

Questo non è amore della Pace, ma pura e semplice vigliaccheria!

L’Ucraina in questo momento è la donna che viene stuprata da un gruppo di balordi, perché “se l’è cercata”, passeggiando da sola, in minigonna, in una stradina poco illuminata.

Noi siamo i passanti che vedono e non reagiscono, perché si dichiarano “non violenti”, limitandosi a tenersi a distanza di sicurezza e a chiamare la polizia, che arriverà troppo tardi per impedire lo stupro e quando il criminale sarà già scappato.

A quel punto, noi saremo quelli che si vanteranno di aver chiamato la polizia e aver offerto alla vittima un fazzolettino di carta per asciugarsi le lacrime.

Quella non è “non violenza”, voglio ripetermi, quella è vigliaccheria e in quel caso è perfino complicità!

La verità è che non siamo intervenuti non perché odiamo la violenza, ma per paura di farci male.

La conseguenza, però, è che una donna è stata stuprata e il responsabile è ancora lì fuori, magari pronto a rifarlo, magari a noi o a chi amiamo, con ancora più convinzione, in quanto impunito e delirante d’onnipotenza!

Non è “Pace”, è rimandare la guerra!

Un giorno, forse, sconfiggeremo LA guerra, distruggendo ogni arma su questo sputo di pianeta nell’immensità dell’universo, ma finché esisterà ancora anche solo una fionda, specie se in mano a chi è pronto a puntarcela contro, dobbiamo essere pronti a togliergliela di mano, anche con la forza, se necessario.

La guerra in Vietnam, a dispetto di quello che ci piace raccontarci, non è stata fermata con i fiori nei cannoni e un concerto in una campagna fangosa, ma dalla popolazione locale che, con tutte le sue forze, si oppose a quegli altri simpaticoni filo-imperialisti dei nostri “amati” cugini a stelle e strisce.

Lo so, Putin minaccia l’utilizzo di armi nucleari, ma pensate che le smantellerà, dopo l’invasione dell’Ucraina?

Quelle armi saranno sempre lì, pronte per essere ancora e sempre una minaccia.

Putin, in questo momento, è come il personaggio di Biff, in “Ritorno al Futuro” e noi possiamo scegliere se continuare a subire le sue minacce, oppure andare da lui, strappargli la bella Jennifer dalle braccia e urlargli “ehi, tu, porco, levale le mani di dosso”, magari sferrandogli un bel cazzotto sul grugno!

Rischieremo di farci male, lo so!

Se non lo faremo, però, torneremo a casa, sicuramente senza farci male, ma i nostri figli vedranno la nostra storia svanire, poco a poco, in fotografie che non saranno mai scattate!

Quella in Ucraina, forse, non è la nostra guerra, ma se non la combattiamo oggi, lo diventerà di certo domani e a quel punto sarà ancora più feroce.

Badate bene, io non ho mai creduto nelle “missioni di pace” che abbiamo avuto negli anni scorsi: erano invasioni, esattamente come quella che sta accadendo oggi in Ucraina.

Ieri, come oggi, facevo il tifo per il popolo invaso!

La differenza è che, oggi, il popolo invaso è il nostro vicino di casa!

Un’invasione è come un incendio: se non dai una mano a spegnere quello della casa vicina, poi dovrai spegnerlo da solo quando arriverà alla tua!

Non so come potremo combattere questa guerra, se con le armi, con le sanzioni, con i computer o con le pietre, so solo che non possiamo evitare di farlo!

La Libertà e la Pace non sono Proclami, ma campagne da coltivare: non ho mai sentito di un contadino che seminasse parole e raccogliesse frutti!

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