Time Box 6: la corda e il vento

Scrittura: 18 Febbraio 2021
Pubblicazione: 13 Novembre 2021

Benvenuti alla sesta Time Box, finora quella più lontana nel futuro… Il mio futuro, che per voi è il presente!

Immaginate di essere degli equilibristi, sospesi a centinaia di metri d’altezza: il vostro nemico è il vento! Come lo domate?

Ieri mi hanno detto che negli ultimi tempi sembro molto più “equilibrato”, rispetto al solito. Non me ne sono stupito, è uno degli aspetti della mia vita sui quali sto lavorando davvero tanto.

Mi ha fatto più effetto il “chi” lo ha detto, cioè la stessa persona che tempo fa mi disse “tu sei forte”: all’epoca sì che me stupii.

Il problema è che io non mi sento certo in equilibrio e ancor meno “forte”, non nel senso classico. Provo, semmai, in ogni momento a esserlo.

Se fossi realmente queste due cose, non farei fatica, non dovrei pensarci e mi verrebbe naturale, ma così non è!

Io non sono “equilibrato”, ma “mi mantengo in equilibrio”. Io non sono “forte”, ma cerco di “avere forza”.

Ci sono alcune attività che mi riescono davvero difficili, come esistono alcune persone che mettono a dura prova la mia fermezza: io, oggi, reagisco, senza mostrare troppo sforzo in viso.

È un po’ come camminare ubriachi: per riuscirci, devi dar fondo a tutta la tua concentrazione, ogni passo pesa il doppio, ogni oggetto è meno a fuoco, ogni rumore e ogni luce sono più forti.

Se ci riesci, però, ti sentirai “forte” e “in equilibrio”.

All’inizio, quando cominci questo percorso, devi anche un po’ fingere.

Tempo fa a chi mi chiedeva come stessi rispondevo sempre con frasi negative come “potrei stare meglio”, “non ci si lamenta” e così via.

Il problema è che la negatività attira altra negatività, come se fosse una calamita invertita.

Poi, ho cominciato a rispondere “sto bene”, a prescindere: miracolosamente ho cominciato a crederci!

È stato un lungo percorso, di cui ho già parlato altre volte e che ha messo davvero a dura prova la mia coerenza: è forse una delle poche cose in cui non ho mai alzato bandiera bianca.

Un giorno, nel momento più basso della mia vita, rialzai la testa. Ero alla stazione di Torino Porta Nuova, avevo avanti il treno che avrei dovuto prendere e per un singolo istante mi sono chiesto se fosse il caso di salirci o di gettarmici sotto.

Non era un pensiero volatile, né una richiesta d’aiuto: mi resi conto che lo stavo valutando seriamente e che, se lo avessi fatto, non lo avrei detto a nessuno.

Non ci sarebbero stati adii, non una lettera, non un messaggino: solo un saltello e addio!

Vorrei tanto potervi raccontare la storia di un’illuminazione, ma così non fu! Non ci furono grandi eventi rivelatori, non ci fu alcun angelo che mi illuminò la strada della salvezza e neanche una minima epifania.

La verità è che la vita mia annoiava, ma morire forse anche di più: scelsi di salire su quel treno e di non lanciarmici sotto, solo perché mi annoiava suicidarmi!

L’angelo (o GLI angeli), le epifanie e le illuminazioni sono cose arrivate dopo, quando ho cominciato a “guardare” e, quindi, a “vedere”.

Tornato a casa decisi d’iniziare un percorso di terapia, alla quale avevo già fatto ricorso altre volte, ma mai con un serio impegno da parte mia.

La maggior parte delle persone che conosco e che vanno in terapia, sfortunatamente, stanno solo spendendo soldi inutilmente: non sono oneste, sono pigre e per niente motivate!

Andare in psico-terapia è come fare fisio-terapia: c’è un professionista che ti dice che movimento fare, ma sei tu a doverlo compiere!

Io ho avuto la fortuna di trovare una persona che è diventata un’alleata, che oggi chiamo la mia “emotional trainer” e che mi ha “allenato”, dandomi sì degli strumenti per superare gli ostacoli, ma prima di tutto per riconoscerli.

Altre persone, invece, vedo che vivono quest’esperienza con il libretto d’istruzioni in mano, ripetendo continuamente la frase “il mio psicologo mi dice che”… Stanno fallendo!

Loro vivono quella corsa aspettando che il loro terapeuta gli indichi l’ostacolo, gli alzi la gamba, poi l’altra e li spinga oltre la staccionata: saranno sempre dipendenti da un’altra persona!

In più, di questo sono certo, queste persone sono disoneste: il fatto di appoggiarsi in toto al proprio terapeuta indica, innegabilmente, che non hanno la minima intenzione di mettersi in discussione!

Io penso che l’inizio del mio ritrovato equilibrio emozionale e sociale sia iniziato quando ho cominciato ad accettare di non averne uno.

Se vuoi stare in equilibrio sulla corda, devi accettare che esista il vento!

Io l’ho accettato e ci lotto ogni giorno, ma è anche la cosa di cui vado più orgoglioso.

Quindi sì, mi sento più forte e più in equilibrio, rispetto a qualche anno fa, anche se perennemente precario. Questo si manifesta in tanti contesti, uno di questi è, ovviamente, l’Amore.

Quella persona, che è anche una vecchia conoscenza di questo blog, mi ha forse visto più equilibrato, perché riesco ad averla avanti senza crollare su me stesso.

Questo accade perché io sono il funambolo, la mia vita è la corda, lei è il vento e io ho imparato a capire da che parte sta arrivando.

Per cambiare un’indole bisogna prima di tutto forzare un comportamento, nel caso del funambolo è imparare ad assecondare i movimenti della corda, nel mio è iniziato tutto con quel “sto bene”.

Quindi, non conosco modo migliore di concludere, che descrivendovi come mi sento adesso.

Il vento è forte, la corda oscilla, ho le vertigini, ma IO STO BENE!


Prossima Time Box estratta per il giorno 5 Luglio 2021, quindi a pochi giorni da quella che, per me, è stata la prima.


Photo de Caroline Martins provenant de Pexels

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