Lettera aperta ai “vincitori”

Mi rivolgo ai forti, ai vincitori, ai primi: siete ancora vivi?

Io vi parlo a nome dei deboli, dei “sensibili”, dei molto spesso sconfitti: noi, sì, siamo ancora vivi.

Noi, i deboli, siamo spesso stati considerati da voi “i perdenti”, perché ci avete visto in terra, quando siamo caduti, ma eravate troppo “veloci”, troppo indaffarati nelle vostre conquiste, per osservarci più attentamente e notare che ci stavamo già rialzando.

Noi, i deboli, cominciamo a rialzarci nel momento stesso in cui ci accorgiamo di stare cadendo.

Noi, i deboli, siamo abituati a sentire il bruciore dell’asfalto, contro i palmi delle nude mani!

Avete mai pensato che, se ci avete visto in terra, più di una volta, è perché ci siamo rialzati più di una volta?

Noi, i deboli, siamo ancora qui! Noi, i deboli, ci rialziamo sempre! Noi, i deboli, abbiamo imparato a non lamentarci delle nostre mille cadute, almeno non più di quanto voi, i vincitori, vi vantate dei vostri pochi trionfi.

Oggi, dopo un anno di sconvolgimenti, state ancora trionfando?

Avete smarrito, in pochi mesi, ogni vostra sicurezza. Vi siete ritrovati faccia a faccia con la vostra inadeguatezza.

Quanto il mondo è caduto e voi, i vincitori, avete visto l’asfalto da vicino, non lo avete riconosciuto, non avevate (e non avete) la minima idea di come rialzarvi.

Non avete idea di quale muscolo tendere per primo, di come attutire il colpo, su che lato girarvi per ridarvi lo slancio e di come ritrovare l’equilibrio, una volta di nuovo in piedi, senza rischiare un nuovo tonfo a causa delle vertigini.

Voi, i vincitori, oggi siete in terra e noi vi osserviamo arrancare, goffi e maldestri, come una tartaruga capovolta.

Noi, i deboli, quando il mondo è caduto, invece, eravamo già pronti!

Per noi, per i deboli, poco è cambiato: per tutta la vita ci siamo allenati all’impatto e per tutta la vita abbiamo parato i colpi.

Per noi, per i deboli, è stata solo routine!

La solitudine, i sacrifici, la paura, il senso di incognita: per un debole è normale amministrazione, per un vincitore è l’inizio della fine!

La differenza tra noi e voi, in buona sostanza, è stata sempre la fonte delle rispettive motivazioni: per voi era all’esterno, nell’approvazione e nel plauso di chi vi circondava. Per noi, invece, è sempre stata qualcosa di più intimo, da cercare nel profondo del nostro animo.

Le nostre motivazioni sono più solide, perché sono basate su noi stessi e quindi niente e nessuno potrebbero mai portarcele via!

Le vostre? Quanto conta oggi essere popolare, in un mondo senza brillante frivolezza?

Quanto vi costano, oggi, tutti gli sforzi fatti per costruire il vostro castello di carte, crollato al primo soffio di vento?

La nostra baracca di rottami, guardatela, è ancora in piedi!

Quel castello, poi, è pieno ora? A che servono tutte le stanze e i saloni, pensati per contenere tutto il vostro ego, oggi che nessuno può entrarci?

A noi, ai deboli, basta poco spazio, perché il nostro mondo è piccolo, è un vicolo, ma guardatelo: è ancora lì!

Il vostro specchio è testimone delle vostre illusioni, di tutte le volte che vi siete ripetuti “io posso”, “io ce la faccio”, “io sono il migliore”. Sì, potevate, eravate capaci, eravate i migliori in quello che facevate ogni giorno!

Voi. i vincitori, eravate i migliori nel vivere una vita che non vi ha mai presentato un ostacolo!

Noi, i deboli, abbiamo avuto un’esistenza di sfide!

Non conta quali sfide fossero, per noi erano tali e le abbiamo sempre superate tutte!

Cosa accade, quindi, oggi?

Mi guardo intorno e vedo un esercito di deboli: camminano a testa bassa, nell’ennesima tempesta, costretti a scavalcare cumuli di vincitori, che cercano, inutilmente, di ritrovare la posizione eretta!

Fatevi da parte, non è il vostro gioco, non è una battaglia che potete vincere, lasciate fare a noi!

Lasciate fare ai deboli!

Lasciate che siamo noi ad avanzare, con il nostro carico di insicurezze e senza un briciolo di spavalderia, perché è così che si cammina sull’orlo del precipizio e noi, i deboli, lo sappiamo fare!

Voi, i vincitori, vi rialzereste troppo velocemente e rischiereste di strapparvi qualche legamento. Fareste un passo di troppo e precipitereste!

Voi, i vincitori, siete inadatti a guidare un mondo senza sicurezze!

Voi, i vincitori, oggi siete inadeguati!

Tornerà il vostro tempo, torneranno i vostri trofei di carta stagnola, torneranno le standing ovation distratte di una folla costruita e posticcia, ma ora non è il vostro tempo!

Ora è il nostro tempo, ora è il tempo che il mondo si rialzi e in questo, noi, siamo i migliori!

Ora è il tempo dei deboli, perché sconfitti lo siamo stati molte volte, ma perdenti mai!

Voi, oggi, avete perso!

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