Sentenza esemplare per Michele Castaldo: 30 anni!

Michele Castaldo, che nel 2016 uccise la compagna Olga Matei, lo scorso Luglio è stato condannato a 30 anni di carcere!

Una pena esemplare, che fa da precedente e monito, simbolo di una giustizia italiana che, con tutte le sue problematiche, continua ancora a tenere botta!

Come dite? Voi avete letto che la condanna era stata ridotta da 30 a 16 anni per via di una semi-incapacità di intendere? Vi state sbagliando!

Lo avete letto in tutti gli articoli sul delitto Maioli, il cui imputato, Antonio Gozzini, è stato assolto per incapacità di intendere.

Lo avete letto in tutti quegli articoli, perché tutte le testate (e qualche parlamentare) hanno voluto creare un parallelismo tra le due vicende.

Peccato che, nel creare questo parallelismo, tutti hanno casualmente dimenticato di citare il fatto che, nel delitto Mattei, la Cassassione ha annullato la sentenza di secondo grado, costringendo la ripetizione del processo, che alla fine ha confermato gli iniziali 30 anni di carcere per Castaldo.

Come mai non se ne è parlato? Come mai, da Luglio ad oggi, nessuno ha sbandierato vessilli trionfali, inneggiando ad una pena giusta, ad una vittoria e ad una conquista?

Butto lì la mia ipotesi: non avrebbe generato clic, non avrebbe fatto slogan e non avrebbe innalzato lo share!

Signori e Signore, Bloggolini e Bloggolini, la giustizia non fa notizia! Il sessismo, quello sì, fa notizia!

Il sessismo fa condividere post, fa aumentare le visite ai siti web e quindi genera più views dei relativi annunci che contengono.

Il sessismo è marketing, la giustizia no!

Ecco che, quindi, appena possibile, tutti si sono affrettati a cancellare la memoria di una sentenza giusta, in modo da alimentare l’indignazione e generare traffico!

È stato molto più fruttuoso per tutti paragonare la sentenza di primo grado per Gozzini a quella di secondo grado per Castaldo. Certo lo sarebbe stato molto meno se avessero scritto “Gozzini assolto in primo grado, Castaldo condannato a 30 anni”.

Detta così, suona male, vero? Detta così, la magistratura sembra molto meno sessista, cosa che non conviene a chi sull’indignazione deve guadagnarci!

La verità era lì, a portata di ricerca, ma semplicemente non è stata evidenziata, sapendo bene che la popolazione italiana difficilmente ha cura di verificare e di approfondire ciò che legge!

Sia chiaro, io non sto giustificando alcun delitto!

Per me è giusto che Castaldo passi il resto della sua vita in carcere, come sarebbe giusto (forse) per Gozzini.

Io non accetto la violenza, di nessun tipo, di qualsiasi genere, a prescindere! PUNTO!

Altro disclaimer che devo fare, purtroppo, è sempre quello che io non nego che in Italia esista un grosso problema di sessismo.

Ormai esprimere un’opinione contrastante, in questo paese, è diventato come scrivere il bugiardino delle supposte: devo specificare che non si devono ingerire! (C’è scritto, controllate).

Quello che non accetto, invece, è quando le critiche diventano tendenziose!

Gozzini, ad esempio, è stato giudicato incapace da più di un consulente, perfino da quelli dell’accusa. Erano tutti sessisti? Anche se così fosse, perché paragonare una sentenza di primo grado ad un processo già chiuso, citando una sentenza annullata di quest’ultimo?

Non vi rendete conto che chi ha il potere di muovere le vostre reazioni non ha la minima intenzione di risolvere i problemi?

Vi faccio una domanda: in una società senza crimini, a cosa servirebbe la polizia? In una società senza malattie, a cosa servirebbero i farmaci?

In una società senza scandali, a cosa servirebbero le testate che sugli scandali ci guadagnano?

Castaldo è stato condannato a 30 anni, ma le testate hanno riportato una vecchia condanna a 16 anni (annullata), in modo da gettare benzina sul fuoco, fomentare gli animi e generare ROI per gli inserzionisti (Ritorno di Investimento).

Gli slogan che scrivete, la vostra indignazione, si basa su notizie addobbate ad hoc per farli crescere: non state combattendo una battaglia, state generando reddito!

Io non farò qui la cronistoria del processo Castaldo o del Processo Gozzini. Ho le mie convinzioni, ma non è quello di cui voglio parlare.

Mi chiedo, però, cosa sarebbe successo se l’ottantenne, la cui forte depressione era nota da tempo, tanto da essere sull’orlo di un TSO, invece che accanirsi sulla moglie (che riposi in pace), si fosse lanciato da un palazzo.

Oggi staremmo parlando di un povero vecchio, abbandonato a se stesso e al suo dolore, schiacciato dalla malattia.

Posso immaginare i post sui social: “La depressione non è una scelta“, “siamo tutti malati” e così via. Le testate giornalistiche avrebbero cercato, nei repertori, vecchie notizie da assimilare. Nei salotti TV, giovani promesse e vecchie star si sarebbero alternate, nei racconti delle loro personali disavventire con il “mostro depressione”. Qualche parlamentare si sarebbe indignato, recla,amdo leggi più giuste a favor di telecamere!

Scusate, ma se la depressione è una malattia, non dovrebbe esserlo sempre?

Se è una malattia mentale, non dovrebbe essere presa in esame, nel giudicare la capacità di una persona nel compiere le proprie azioni?

Quindi ora, facciamoci tutti un piacere, decidiamolo una volta per tutte: LA DEPRESSIONE È O NON È UNA MALATTIA?

Un’idea non può cambiare a seconda dei contesti! Giusto?

Sì, sarebbe giusto, in teoria! In pratica, invece, vedo troppe persone cambiare idea a seconda dei trends.

Con la scelta delle parole, la selezione delle frasi e un certo lessico è possibile influenzare le persone, specie in un periodo come il nostro, nel quale di idee “native” ce ne sono davvero poche. In più, le masse non leggono, si fidano dei titoli e non approfondiscono.

Queste persone urlano di volere giustizia e sono convinte di essere libere, ma è giustizia cambiare il metro di giudizio a seconda delle simpatie ed è libertà farsi influenzare da questa o quella notizia?

È un gioco pericoloso, perché genera sfiducia e nega le conquiste fatte, produce odio e fomenta rabbia!

La condanna di Castaldo a 30 anni è stata una conquista, non solo per le donne di questo paese, ma per tutta la popolazione. È stata la prova che non tutto il sistema è marcio, che vale la pena di lottare ancora. Diffonderla (davvero) avrebbe creato soddisfazione, energie e in un certo senso “pace”.

Sfortunatamente, non era una notizia “utile”, perché era una notizia buona e la bontà non fa vendere annunci.

Non lamentatevi della violenza di questo paese, perché vi riempite la bocca di slogan studiati al tavolino e gli slogan sono fascisti di natura!

Volete un mondo meno violento? Abbandonate gli slogan!

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