L’incidente siamo noi: un’elefantessa di nome Floyd!

Questo pianeta ci sterminerà e noi saremo stati solo “un incidente”.

Ho riscritto questo pezzo almeno tre volte, a causa della forte difficoltà di dare un filo logico al discorso che ho in mente e della forte rabbia che mi fa perdere lucidità, mentre scrivo.

A questo punto ho deciso di pubblicarlo e basta, così come verrà, perché tanto la rabbia non passerà!

Non voglio parlare di George Floyd, dell’elefantessa uccisa dall’ananas coi petardi o della bambina ammazzata in india dai suoi “datori di lavoro”. Non voglio ,almeno, parlare solo di questo.

Quello che mi interessa, invece, è porre l’attenzione sul “dopo”, sulle conseguenze e sulle giustificazioni, sulle reazioni e sulle contromisure.

Cominciamo dalle reazioni, dall’indignazione generale del popolo del web. Cominciamo col chiarire la mia posizione!

Sinceramente? I casi appena citati non mi stupiscono e ve lo dico chiaramente: il 90% delle manifestazioni di solidarietà che ho visto girare in rete sono pura e semplice vanità!

Avanti, non siamo ipocriti! Sappiamo tutti che negli USA la popolazione afroamericana è da sempre vittima di soprusi, da parte della polizia. Sappiamo tutti che in india le donne, spesso bambine, sono oggetto di qualsiasi tipo di violenza. Allo stesso modo, gli elefanti vengono continuamente trucidati per il valore delle loro zanne.

Che differenza c’è tra George Floyd e tutti gli altri “Coloured” statunitensi? Cosa cambia tra il caso di Zohra e quelli dei restanti 215 MILIONI di bambini nella sua stessa condizione? Cosa aveva di speciale la morte dell’elefantessa indiana, rispetto a quelle delle decine e decine di suoi simili che, ogni giorno, fanno la stessa fine?

Io, cinicamente, penso che la differenza sostanziale sia da ricercare nel fatto che questi eventi siano stati filmati e fotografati, per poi diventare virali!

Per carità, il fatto che abbiano avuto risonanza è un bene, perché almeno sene parla, ma per quanto?

L’indignazione del popolo del web ha vita breve, ormai è statistica: dura fino allo scandalo successivo e poi finisce nel dimenticatoio.

Tra un mesetto nessuno parlerà più di Zohra, che resterà solo una meteora nell’interesse del flow mediatico, insieme a tutti gli altri schiavi-bambini del pianeta.

Queste violenze esistevano un mese fa ed esisteranno ancora, nel dimenticatoio generale, fin quando non ci sarà un altro evento con abbastanza risonanza mediatica da smuovere i clic della rete, per un paio di giorni o poco più.

Purtroppo, lo dico con amarezza, non basta qualche clic di tanto in tanto per cambiare il mondo!

Dite di no? Hey, che fine hanno fatto gli striscioni per Giulio Regeni? L’Italia dovrebbe essere ancora dipinta di giallo, eppure io non ne sento parlare da molto tempo, tranne un pochetto negli ultimi giorni e SOLO in riferimento a rapporti commerciali con l’Egitto. In ogni caso l’indignazione di ritorno è durata solo poche ore, poi di nuovo oblio!

Silvia Romano la ricordate? Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe accaduto se, uscita dall’aereo, si fosse fatta il segno della croce: sarebbe diventata un’eroina nazionale! Nel suo caso la solidarietà aveva lasciato il posto (schifosamente) all’odio, ma anche per lei il sentimento è durato poco!

Insomma, il popolo occidentale ama, odia, si indigna e lotta solo e nella misura in cui la causa sia condivisibile con un buon hashtag, sennò ciccia!

Questo solo in riferimento alle “reazioni”, perché quando si passa alle contromisure la situazione peggiora di gran lunga!

Prendiamo il caso di George Floyd, che è UNA DELLE TANTE PERSONE rimaste vittima della violenza della polizia statunitense.

Nel giro di una notte siamo passati dall’indignazione all’insurrezione, i presidi silenziosi hanno lasciato il posto al saccheggio delle vetrine, fino ad arrivare ad ogni genere di atto vandalistico.

Secondo voi, mentre abbattevano i simboli degli schiavisti, quante persone erano davvero e sentitamente convinte delle proprie azioni, mentre quanti erano lì solo perché era una buona scusa per sfasciare tutto?

Quando la violenza diventa il modus operandi delle proprie idee, si annulla la differenza tra un poliziotto e un manifestante.

Voglio però accettare che l’esasperazione abbia fatto scoppiare una rabbia repressa da troppo tempo, posso capirlo. Quello che non capisco è tutto quello che è venuto dopo.

I capi delle rivolte di Minneapolis, città in cui è cominciato tutto, hanno chiesto “lo scioglimento della polizia”. ATTENZIONE: non la riforma, ma lo scioglimento vero e proprio! Vi sembra una richiesta accettabile? A me sembra mera propaganda.

In altre parole, ho l’impressione che qualcuno stia cavalcando l’onda delle proteste per una giusta causa, allo scopo di acquisire consensi futuri. Altrimenti non si spiega il perché di richieste tanto assurde!

Qualsiasi LEADER con un po’ di buon senso cercherebbe una soluzione, invece di evitarla con l’agilità degna di una lepre nell’erba alta.

Per ora, quindi, gli unici risultati ottenuti dalle campagne mediatiche anti-razziste sono stai quelli di far rimuovere “Via col vento” dalle programmazioni TV e di far ritirare dal mercato i dolcetti chiamati “moretti”.

Bene, bravi, sono certo che Martin Luther King pensasse proprio a questo quando parlava del suo sogno!

Invece di rimuovere le statue degli schiavisti, non sarebbe stato meglio INSEGNARE a riconoscerne l’oscura simbologia? Invece di eliminare un film dai palinsesti, no nsarebbe meglio IMPARARE a leggerne i lcontesto storico?

Insomma… Potevamo rispondere alla violenza con la cultura, ma abbiamo scelto altra violenza: in cosa siamo stati così diversi da quello che combattiamo?

Sui “Moretti” non voglio neanche esprimermi, perché non voglio perdere il mio tempo nell’analizzare il ridicolo!

ATTENZIONE, perché queste sono solo le assurdità dei comportamenti di che è “nel giusto”, che giustifichiamo proprio in virtù della condivisione di intenti.

Il vertice dell’idiozia umana si è raggiunto, invece, nelle dichiarazioni e nelle reazioni di chi ragione proprio non ne aveva!

Nel caso di George Floyd il governo Trump ha pensato bene di innalzare barricate e richiedere l’intervento dell’esercito, fortunatamente negatogli dal Pentagono.

Devo ammettere che di fronte a queste contromisure, anche io avrei voglia di reagire male!

Sapete cosa, però, mi ha fatto restare senza parole? Le dichiarazioni!

In tutti i casi finora citati, la dichiarazione iniziale è stata sempre la stessa: “è stato un incidente”!

Ecco, quando sento questa giustificazione avrei davvero voglia di prendere chi la esclama, ricoprirlo di bronzo fuso, farlo raffreddare, modellarlo, metterlo su un piedistallo e poi aizzare la folla ad abbatterlo!

Un incidente? Tenere un uomo per venti minuti con la gola schiacciata da un ginocchio è un incidente?

Per quanto riguarda l’elefantessa, posso capire che abbia mangiato quell’ananas per caso, ma i petardi dentro qualcuno li avrà messi! Non è un incidente, è premeditato!

La morte di una bambina dopo ore di percosse non è un incidente, ma omicidio!!!

Giulio Regeni? Torturato per incidente! Stefano Cucchi? Incidente!

Quindi, in sostanza, come sempre l’umanità ha perso altre occasioni per fare la cosa giusta, preferendo far caciara.

Siamo capaci di fare cazzate anche quando siamo nel giusto e di perdere ogni dignità quando abbiamo torto!

No signori e signore, non sono questi gli incidenti: l’incidente siamo noi!

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