Boys Don’t Cry

Stanotte ho pianto, come un bambino singhiozzante e porco diavolo ne vado anche orgoglioso!

Stavo raccontando a un amico di la storia del Plettro Risorto e subito dopo gli ho letto la prima parte di un racconto che sto scrivendo: a un certo punto non mi sono trattenuto. Leggevo e piangevo.

La cosa più affascinante è che pensandoci, adesso, mi viene da sorridere.

Io non sono proprio di lacrima facile, ma ci sono delle cose che mi sciolgono e quel racconto è una di queste.

Che male c’è a commuoversi per qualcosa che si ha creato con le proprie mani?

Oggi lo pubblicherò, almeno la prima parte. La seconda penso che riuscirò a farvela leggere nel giro di una settimana, giorno più o giorno meno.

È molto tempo che non pubblico della narrativa su questo blog e spero che farlo sblocchi questa situazione, perché ho davvero tanta voglia di riprendere LOGOS e prima ho bisogno di riscaldarmi con qualcosa di più breve e meno impegnativo.

Mi manca la narrativa: creare dei personaggi, dargli un nome, un carattere, una collocazione. Penso sia uno degli aspetti più stimolanti della scrittura creativa, ma anche uno dei più difficili.

Quindi non posso ri-partire subito con “Logos”, anche perché vorrei rileggerlo e integrarlo, prima di continuare.

“Logos” è una storia complicata, perché non c’è nulla di autobiografico: nulla, a parte la prima vera comparsa di “Aurora“.

Oltre a questo, raccontare una storia che tratta di un virus sembrava figo nel 2017, oggi molto meno, ma non per questo posso rinunciarci.

“Il Corteo”, ovvero la storia che pubblicherò oggi, invece, è molto più semplice, perché è l’esatto contrario: è praticamente tutta autobiografica, anche se con qualche escamotage narrativo.

In realtà avrei dovuto pubblicarlo mesi fa, ma quando l’ho mandato alla mia editor, convinto fosse finito, lei mi ha risposto lapidaria: “bello, quando mi fai leggere la seconda parte?”

Io non me lo aspettavo, così è un anno che sto cercando una chiusa: ora sento che è arrivato il momento di metterci un punto: mi sento in grado di trovare quel finale sospeso.

Questo post finisce qui, volevo solo aggiornarvi e dirvi che stanotte ho pianto e ritrovato stimoli narrativi, perché forse i ragazzi non piangono, ma gli uomini dovrebbero imparare a farlo, una volta cresciuti.

Buona lettura.


Photo de Leah Kelley provenant de Pexels

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