Dall’accadde oggi all’accade oggi: 20 anni, un anno, un istante, una vita.

Ogni giorno sui social di questo blog appaiono delle rubriche quotidiane, con fatti storici del giorno: i cosiddetti “Accadde Oggi”.

Non è un’idea nuova, anzi è anche abbastanza sputtanata, ma è un modo per fare informazione e smuovere un po’ le bacheche.

“Accadde oggi” è, però, una trappola, se riferito alle nostre storie personali: ci spinge a considerare il momento in se, anziché il tempo che è passato.

Ad esempio, se io oggi dicessi che il 23 Giugno del 1999 c’è stata la prima prova dell’esame di maturità riformato, non renderei bene l’idea che 20 anni fa, a quest’ora, ero un giovane ragazzotto che si stava per diplomare.

Dire “oggi, nel 1999” e “20 anni fa” non è affatto la stessa cosa!

Dire “20 anni fa” porta alla mente tutta una serie di ragionamenti, di ricordi e di valutazioni: quante cose accadono in vent’anni? Eppure a me sembra ieri.

Avevo tutta la vita ai miei piedi ed ero convinto, come tutti i ragazzi, che avrei conquistato il mondo. Avevo sogni, avevo progetti ed ero sicuro che li avrei realizzati tutti!

Le cose, poi, cambiano: ad alcuni sogni rinunci, ad altri non ci pensi più, altri ancora cambiano vestito. i progetti si modificano, mutano e si adattano allo scorrere del tempo, così come fai tu.

Dovremmo sempre tener presente il tempo che passa, così da tenere conto anche di noi stessi, ma senza farci appesantire dal suo strascico. A me è capitato spesso e capita ancora, anche se in misura nettamente minore e con modalità estremamente differenti.

I ricordi sono belli, ma possono stringerti alla gola e soffocarti, oppure legarti mani e piedi, per impedire di muoverti, di correre e di spiccare il volo.

Se mi fossi legato ai sogni del ragazzino diplomando, oggi non ne avrei di nuovi. Se avessi continuato ad amare la ragazzina con cui ero fidanzato all’epoca, non mi sarei mai innamorato di nuovo… E non ho saputo, davvero, amare, finché ho amato lei… Che, per indole, nel mio caso vuol dire anni!

Il passato dovrebbe restare sempre il condimento alla vita, senza esagerare con le quantità. In caso contrario rischierebbe di coprire ogni sapore.

Noi siamo quello che abbiamo vissuto, è vero, ma solo per metà: l’altra metà è fatta di ciò che viviamo nel presente ed è questo che definisce, in modo categorico, quel che vivremo nel futuro.

Se Passato e Presente non trovano un giusto equilibrio, il nostro futuro viene tragicamente compromesso.

Rischiamo di perdere l’amore della vita, perché legati al ricordo di quello che è stato un tempo. Rischiamo di precluderci una strada professionale, per il semplice motivo che da bambini sognavamo di fare altro.

Purtroppo non a tutti diventano astronauti, ma anche riuscire a pagare un mutuo e vedere dei figli crescere è un bel sogno, forse ancora migliore.

Attenzione però, perché non servono 20 anni per restare schiavi di un ricordo, può bastare anche un anno, addirittura un mese… Pochi giorni e perfino poche ore!

Prendete la nostra vita di adesso: sembra ieri che ci hanno detto che un virus mortale stava arrivando dall’oriente, ma intanto sono già passati sei mesi! Vi sentite gli stessi di prima?

Sei mesi sono bastati a cambiare il mondo, modificandone i progetti economici, rimodulando i rapporti sociali e quelli con noi stessi: chi si credeva forte è caduto, mentre molti deboli hanno scoperto che l’essere abituati a rialzarsi ogni giorno li aveva resi pronti al momento!

Sei mesi hanno cambiato il mondo, volete che sei minuti non possano cambiare una vita?

A tal proposito, mi piace sempre ricordare l’articolo sui fratelli Wright, scritto due anni fa: quel volo durò 12 secondi, che cambiarono, per sempre, le vite dei due giovani pionieri, ma anche il corso della storia.

Fate un esercizio: cosa stavate facendo sei mesi fa, quando avete saputo che la minaccia era in arrivo? Intendo nel preciso momento in cui avete avuto la notizia!

Createvi il vostro personale “Accadde in quel momento”. Quando avrete creato l’immagine nella vostra testa, ripercorrete il tempo, fino ad arrivare a questo preciso istante: cosa è cambiato in voi? Siete le stesse persone?

Io, sinceramente, non ci credo!

Il tempo scorre e per quanto sia importante un avvenimento, non è mai quello a cambiare le nostre vite, ma tutto quello che avviene dopo!

In fondo le nostre esistenze sono il susseguirsi di segmenti temporali tra diversi istanti: da quando nasciamo a quando moriamo, tra un amore e l’altro, tra lo studio e il lavoro, tra un coito e quello successivo, tra un pasto e la digestione.

Non ci accorgiamo mai di quanto qualcosa influisca sul nostro modo di essere, finché non la guardiamo da lontano, come si fa con le grandi tele nei musei.

L’ho capito ieri sera, nell’anniversario dell’invio di un messaggio: non sapevo, un anno fa, quanto mi avrebbe cambiato, ma oggi è evidente.

Guardando da lontano il mio ultimo anno vedo tutti i piccoli eventi che, messi in fila, mi hanno condotto ad oggi: vedo quello che è stato, quello che è e quello che sarebbe potuto essere. Quello che non vedo, per fortuna, è quello che sarà.

Io non lo nego che il concetto dell'”Accadde oggi” è un qualcosa che influisce sulla mia vita, ma mi chiedo cosa “accade oggi”?

Una lettera in meno può cambiare completamente il succo del discorso, quindi vi invito, di nuovo, ad un altro esercizio: chiedetevelo!

COSA VI “ACCADE OGGI”?

Io (forse) lo so e quando lo si capisce si deve trovare solo il coraggio di affrontarlo o di rinunciarci: in entrambi i casi è un nuovo segmento della vita.

IO ACCADO OGGI!


8 pensieri su “Dall’accadde oggi all’accade oggi: 20 anni, un anno, un istante, una vita.

  1. Accadde 26 anni fa: il mio fidanzatino del liceo mi lasciò in eredità il suo diario.
    Accade oggi: riapro una vecchia “scatola dei ricordi” e mi passa quel diario tra le mani. Comincio a sfogliarlo…Compiti di matematica da completare, consegna dei disegni da rispettare, frasi di Jim Morrison tanto di moda al tempo, conto alla rovescia fino ad arrivare al giorno dei suoi 18 anni, dediche lasciate da amici. Arrivo alle ultime pagine: la rubrica telefonica! Stranissimo trovare un reperto che provi la non esistenza dei cellulari: numeri di telefono ordinatamente incolonnati che iniziavano tutti rigorosamente con 081 o 089. Comincio a leggere quella lunga lista di nomi. Non so perché, la mia attenzione si sofferma su uno in particolare. Incuriosita, scrivo quel nome su facebook e compare la tua pagina e il tuo blog.
    Questo articolo mi fa pensare che a volte, a distanza di decenni il passato non solo può influenzare la propria vita, ma potenzialmente potrebbe creare deviazioni inaspettate.
    Continuo a chiedermi perché tra così tanti nomi il mio occhio è caduto sul tuo, arrivando a questo blog che non riesco a mollare!

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    1. Ora sono proprio curioso di sapere di chi era quel diario, ma se sei qui vuol dire che aveva buone ragioni di restare in quel cassetto fino al momento che l’hai tirato fuori. È una storia bellissima, grazie di avermela raccontata.
      In effetti quei prefissi sono proprio comuni della zona in cui vivo, penso viviamo. Terre di confine.

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      1. Ripensandoci, facendo due conti, non sono più così sicuro che la ragione per la quale tu hai quel diario sia così bellissima… la parola “eredità” mi fa pensare ad amici troppo lontani per rivederli in questa vita. Resta bellissimo l’effetto che ha avuto il diario

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