Come what may, notturne paturnie di un suonatore di sitar squattrinato.

Non riuscivo a dormire, nonostante la stanchezza, il sonno, la cena e le tre grappe.

Non riuscivo a dormire e non capivo perché, ormai è da un po’ che ho ripreso a farlo “norlmalmente”. Cosa era cambiato stanotte?

Non riuscivo a dormire e cercavo una posizione conciliante, in questo letto troppo grande per raggrupparle tutte, ma troppo piccolo per tronarne una.

Non riuscivo a dormire e poi mi sono arreso, perché la ragione la conoscevo bene, dovevo solo accettarla.

Dovevo scrivere, afferrare la tastiera e darmi alle parole, sbattendomene altamente dell’esclusiva che sto cercando di dare alla Zona. Non sono io che scelgo, è la scrittura a comandare le mie mani.

Non riuscivo a dormire perché avevo qualcosa da scrivere: punto!

Eccomi qui, quindi, seduto a gambe incrociate al centro del materasso, con il computer come unica fonte di luce ed una sigaretta in bilico tra il mignolo e l’anulare della mano sinistra, conteavvenendo alla regola aurea di fumare a letto solo dopo il sesso.

Stasera in tv davano un film, si è abbattuto su me ed i miei compari per caso, facendo zapping. Si trattava di un film al quale sono molto legato, per ricordi di vite passate: un film del quale conosco a memoria ogni battuta, ogni canzone, ogni passaggio, ogni pausa ed attacco, ogni mimica di ogni attore.

Io non amo i musicals, ma il Moulin Rouge fa eccezione, per i ricordi che mi porta alla mente, per la storia che racconta e per la colonna sonora con i controcazzi.

L’avrò guardato almeno una conquantina di volte, di cui almeno una quarantina a causa di un lavoro di tanti anni fa, eppure ancora non m’è venuto a schifo, anzi continua ad emozionarmi, perfino a commuovermi.

Di che parla questo film? È una storia d’Amore, certo, ma di che tipo?

Non è certo il classico filmetto rosa da mainstream, non è la commedia romantica, ma neanche la tragedia shakesperiana.

Il Moulin Rouge è una ricetta, una lezione, un tutorial pratico su come vivere l’Amore, senza filtri e senza fronzoli: è una coltellata al cuore, con lo scopo di creare una fessura abbastanza grande da infilarci un dito e scavare, scavare, scavare…

In questo film non ci sono personaggi leggeri, ogni carattere è costruito con cura, estraendo l’essenza più pura di ogni atteggiamento: il bene e il male, l’amicizia e l’opportunismo, la vendetta e la riconoscenza, ogni sentimento ed ogni scambio sociale svestono le edulcorazioni e si mostrano nudi, squallidamente esposti al giudizio dello spettatore.

Tutto questo io lo avevo dimeticato e mi è tornato in mente di botto, insieme alla lacrima che mi sono negato, sull’ultima nota, dell’utima canzone.

Come what may… I will love you until my dying day, until the end of the time!

(Qualunque cosa accada io ti amerò, fino al giorno della mia morte, fino alla fine del tempo!)

Sembra una frase da classica commediola romantica, ma così non è!

ATTENZIONE SPOILER ALERT! ATTENZIONE SPOILER ALERT! ATTENZIONE SPOILER ALERT! CAZZO SE NON LO AVETE VISTO VE LO MERITATE LO SPOILER!!! DA QUESTO MOMENTO SI FA SPOILER E SO CAZZI VOSTRI!!!

I due protagonisti principali cantano questo passaggio più di una volta, ma è solo sul finale che assume il suo significato più alto, quando lei la intona morendo e lui le fa il coro, mentre la guarda andarsene.

Prima di arrivare a questo punto è successo di tutto: tradimenti, truffe, prostituzione, omicidi, rinunce ed accettazione… Tutto per arrivare a dire una frase semplicissima, una promessa scontata come la corrente di un fiume ma, in egual modo, innegabilmente inarrestabile: IO TI AMERÒ, FINO ALLA FINE DEL TEMPO!

Questo film, amici ed amiche, ci insegna ad amare, nell’unico modo possibile, abbandonando la scusa che ne esista un altro. Il segreto dell’Amore ci viene rivelato nell’ultima sequenza, quando il giovane scrittore ci lascia la sua eredità: “Amare e lasciarsi amare!”

Scontato, banale? Davvero? A voi riesce così facile? Beati voi… Beati voi che sapete mentire cosí bene al vostro stesso specchio!

Quante volte cerchiamo di dimenticare un amore, costringendoci e forzandoci all’oblio? Quante volte cerchiamo sempre qualcosa in più, qualcosa di diverso, un sogno più perfetto, lasciando andare quello che stiamo vivendo in quel preciso momento?

Quante volte ci impegnamo con tutti noi stessi per non amare e soprattutto per non lasciarci amare? Quante energie sprechiamo in un’attività così assurdamente deleteria…

In questo film, invece, le energie vengono spese per l’esatto contrario: i due protagonisti, nonstante tutto e nonostante perfino loro stessi, si amano e scelgono di farlo, come pratica quotidiana, come preghiera del mattino e della sera, come nutrimento per le loro vite.

Loro si amano e basta, senza ma, senza se, anche quando si perdono.

Il Moulin Rouge non è la storia di una amore incompleto, ma quella di uno completato, anche se troppo presto. Alla fine, il giovane scrittore, alias incarnato del suoantore di sitar squattrinato, continua il suo amore, nonostante lei non sia più nella sua vita. Lui continua, perchè lo ha promesso: “fino alla fine del tempo”, non può fermarsi, nonostante lei sia altrove.

Nessuno si sogna di dirgli che deve dimenticarla perché, nella logica del film, l’Amore è la chiave di lettura: lui ama, punto!

Lei è in un altrove etereo, ma potrebbe essere anche geografico. Cosa cambierebbe? Lui continua, anche senza di lei, perché non ha altra scelta: è l’Amore a scegliere, un po’ come fa la scrittura.

Nel film lei è altrove per costrizione, ma potrebbe essere anche per scelta: lui non smetterebbe di amarla, non aveva smesso neanche qualche scena prima, quando ribadisce la sua promessa, perfino mentre la chiama puttana. Lui urla odio, ma comunica Amore e lei lo ascolta, perché non sente altro.

Ecco, quindi, perchè non riuscivo a dormire: avevo dimenticato questo segreto. Avevo bisogno di lasciare andare quella lacrima negata per tutta la sera e per troppi mesi ormai. Avevo bisogno di ascoltare quella canzone:

“Come what may… Come what may… Come what may…”

Alla fine, quando le parole finiscono e i sipari si chiudono, restano gli scrittori squattrinati, i suonatori di sitar ed una promessa che nessuno ti ha chiesto di fare, ma che non è possibile evitare di mantenere…

Come what may… Come what may… Come what may…

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