Siamo tutti un po’ Zander Venezia, almeno spero.

Zander Venezia, noto surfer, è morto due giorni fa, cercando di fare surf sulle onde provocate dall’uragano Irma.

PREMETTO: fino a due giorni fa io non sapevo neanche chi fosse questo atleta.

CONFESSO: la mia prima reazione è stata pensare “se l’è cercata”.

Dopo un primo approccio profondamente critico, ho cominciato poi a ragionare, anche grazie ad un fruttuoso scambio di tweet con due internauti, che ho subito capito essere del mestiere.

Voglio a tal proposito ringraziare @skywalker5005 e @LuiMon78, non solo per il loro apporto al mio percorso di rivalutazione, ma per come hanno espresso le proprie idee: quando la discussione è portata avanti in modo civile, anche delle persone in disaccordo completo possono trovare un punto di incontro.

Cercherò di essere il più delicato possibile nel parlare di questa vicenda, anche se la mia domanda all’atleta, se potessi farla, sarebbe: “Come cazzo ti è venuto, brutto coglione, idiota, pazzo scatenato, di gettarti in un uragano forza 5 a cavallo di una tavola di legno?”

Andiamo, non fate i buonisti, molti, se non tutti, gli fareste questa domanda.

Pensare “se l’è cercata”  è una reazione normale, per chi se ne starebbe stato tranquillamente  rintanato, aspettando che passasse la tempesta: voglio ricordarvi che questo evento atmosferico è stato definito il peggiore degli ultimi 100 anni.

Il discorso cambia, però, nel momento in cui si analizza la frase “se l’è andata a cercare”: mi ha fatto male scoprirmi a pensarla, proprio io che la odio, proprio io che pochi giorni prima l’avevo usata per difendere una ragazzina violentata dalle accuse della folla mediatica.

Zander Venezia non ha cercato la morte, ma non ha cercato di evitarla.

Per usare le parole di @skywalker5005: “quando vedi quel mare avanti un piede vuole entrare e l’altro sa che dovrebbe restare a riva”, poi commentato da @LuiMon78 “la passione non conosce razionalità”.

È proprio LA PASSIONE il centro del discorso: quanto sia accettabile che possa prevalere sullo spirito di conservazione, ma soprattutto quale sia il suo oggetto.

Nel caso del surfista, la passione era per il mare, per l’adrenalina o per una sorta di malata vanità personale, che spinge a spingersi sempre un po’ più in la?

Sabato scorso ho guardato in TV le qualifiche del GP di Monza (cosa che capita una volta ogni 10 anni), pioveva e non poco, le auto sono uscite comunque, sfrecciando sull’acquaplanning che solo i commentatori in TV non vedevano (o dicevano di non vedere): se qualcuno di loro avesse avuto un incidente, lo avrebbe cercato?

Qualche anno fa Felix Baumgartner, sponsorizzato da RedBull, si è lanciato dalla stratosfera con un paracadute: se il paracadute non si fosse aperto, se avesse perso i sensi cadendo, se un piccolo particolare fosse andato storto sarebbe stato lui a cercarsela?

Voglio spingermi oltre, ricordando a tutti voi ed a me stesso l’incoscienza che si pone alla base delle esplorazioni spaziali e di quelle terrestri, il senso di sfida che ha spinto Colombo fino alle Americhe ed Armstrong fino alla Luna.

Niente, non mi sono ancora convinto, “Zander sei proprio un idiota” mi ripeto, come se lo avessi proprio di fronte, poi accade l’impensabile, sento una voce: “No, l’Idiota sei tu!”

Zander Venezia si materializza di fronte a me e mi fa una domanda, mi chiede se riuscirei a vivere senza Musica, se riuscirei a vedere una chitarra senza sfiorarla, un rullante senza picchiettarci almeno un po’, un pianoforte senza premere almeno un tasto: “no, non riuscirei Zander”, rispondo.

Lui, allora, mi incalza: “E non sei un idiota? Quante nottate hai passato insonne, tornando alle 5:00 ed andando a lavorare alle 7:00? A quante vacanze hai rinunciato? Quante scopate ti sei perso? Anche tu hai rinunciato, almeno un po’, alla tua vita, non credi?”

Sì, l’ho fatto Zander e spesso è stato un suicidio, lo ammetto, mi hai convinto!

La questione non è più la passione, ma il sacrificio che si è disposti a fare per essa, non è l’oggetto a contare, ma il soggetto: siamo noi al centro delle nostre passioni, tutti disposti a cedere qualcosa, una parte o addirittura tutta la nostra vita.

Se non riuscite a seguire il mio discorso mi dispiace, perché non avete passioni, che è la forma più viscerale dell’Amore.

Se la persona che amate, parlando di vero Amore, fosse intrappolata in una casa in fiamme, pensereste alle ustioni o vi gettereste nel fuoco?

Zander io non ti capisco, non ti capirò mai, perché per me l’idea di fare surf in un urgano è semplicemente pazzia, io non posso capire il tuo amore, perché non è il mio; posso, però, capire la spinta, il bisogno, la necessità.

@SkyWalker5005 non posso accettare che qualcuno vada “come un matto in moto” perché “nato kamikaze”, perché in quel caso si rischia la vita degli altri oltre che la propria, ma posso accettare che lo si faccia in pista, perché, fin quando puntiamo SOLO le nostre vite, nessuno ha il diritto di porre un limite alla scommessa, se non noi o la natura!

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