Tutto in una mano

Se tu potessi guardare in questa mano,

serrata a pugno, contro ogni assedio,

vedresti i segni di tutti i bagagli passati,

trascinati lungo i binari delle attese,

per poi essere abbandonati a se stessi,

dimenticati su una carrozza semivuota,

durante i rapidi e confusi trasferimenti,

tra un treno e l’altro di questo viaggio.

Se ti concedessi una veloce sbirciata

alle rughe e alle cicatrici della mia mano,

vedresti solo i vapori di tutte le lacrime,

ma riusciresti ancora a percepirne le storie,

distinguendo tra gioia, rabbia e dolore.

Se te l’aprissi di getto, senza paure,

tu potresti metterci dentro altri cimeli,

lasciando a me il compito di richiuderla,

come quel bagaglio, stavolta in preparazione,

quando tra una meta e l’altra lo costringi,

sedendotici sopra, inventando nuovi spazi,

per non dover rinunciare a un singolo ricordo,

tra quelli che sei riuscito a farci entrare.

C’è un fiore stropicciato, in questa mano,

che unge dei suoi succhi le dita in guardia,

lasciandoli evadere, gocciolare fuori,

perdersi lungo il cammino, come traccia,

disegnando un percorso ciondolante,

che chi vorrà, se vorrà, potrà seguire.

Se tu volessi guardare in questa mano,

potresti farlo, perché te l’aprirei ancora,

nonostante la consapevolezza infame,

che tu non ci abbia mai davvero guardato,

finanche quando ti era aperta innanzi.

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