Lettera all’altra scarpa (5 febbraio 2018)

Ho ritrovato questo articolo nelle bozze, datato 05/02/2018. Avrei potuto cancellarlo, dato che è passato molto tempo, ma perché? Sono solo pochi mesi, ma sembra un’era fa… Buona lettura.


Ciao, come stai? Si comincia sempre così… Banale!

Spero, quindi banalmente, che tu stia bene!

Chiunque tu sia, ovunque tu sia, qualsiasi cosa tu stia facendo… Io spero che tu stia bene!

Tra qualche giorno saranno ben 37 anni che ci siamo dati appuntamento: “aspettare da tutta una vita” non è più solo una sensazione.

Ti scrivo oggi, perché ho una cosa da dirti e penso sia importante, almeno lo è per me: io non ti aspetto più.

Sono stanco, demotivato, annoiato e forse addirittura un po’ incazzato.

Comincio a pensare che non arriverai mai e non mi va di scoprire, un giorno, di aver avuto ragione, mentre ancora ti sto aspettando.

Preferisco sapere di aver avuto torto e di averti perso, a causa di un istante di pazienza in meno.

Un po’ come quando aspetti l’autobus e lo vedi passare dopo cinque minuti che ti sei avviato a piedi.

Preferisco, per una volta, il rimpianto probabile, perché l’alternativa è un rimorso quasi certo.

L’alternativa, molto probabilmente, sarebbe restare inchiodato alla fermata dell’autobus, durante un giorno di sciopero.

Lo so bene, dentro di me, che tu non esisti!

TU NON ESISTI”, provo a ripetere ad alta voce, sperando di convincermene.

TU NON ESISTI”, a tratti lo trovo perfino liberatorio.

TU, LO SO, NON ESISTI!

Tu, in fondo, sei solo una bellissima immagine stropicciata, disegnata dalla fantasia di un bambino.

Ecco il punto: quel bambino, oggi, è un po’ troppo cresciuto per permettersi di giocare ancora con gli amici immaginari.

In questo caso, poi, gli amici immaginari sono anche latitanti e rincorrerli sarebbe, generalmente, considerato un atteggiamento poco maturo! Non credi?

Tu, in quanto non esistente, non c’eri e quindi non puoi saperlo, ma io ho creduto di averti trovata tante volte.

La prima volta me l’hanno raccontata, perché io ero troppo piccolo per ricordarlo.

La seconda la ricordo abbastanza bene, ma ero ancora troppo piccolo per capirlo.

L’ultima, invece, ero troppo grande per trattenerla!

Ti ho cercata a lungo ed ovunque, perfino nei letti di una notte, che proprio non erano il luogo più adatto, anche se in quei momenti lo sembravano.

Alcune di loro avevano davvero poco da dire e perfino meno da dare, ma mi bastava che lo dessero bene e mi sono illuso che fossi proprio tu, nascosta in quelle carni.

È lei, solo che non lo sa ancora”, mi dicevo.

Era una bella illusione, così bella da riuscire a trascinarla avanti per molto tempo. Per quanto bella, però, era e restava solo un’illusione.

Ho regalato altrove ciò che ti spettava: ogni carezza, ogni sorriso, ogni attenzione, ma anche ogni silenzio, ogni litigio, ogni distrazione.

Nel bene e nel male, era tutta roba tua.

Pur di non perdere l’occasione di trovarti, non ho mai rifiutato una sola svolta: spesso mi sono ritrovato in un vicolo cieco, dovendo poi inventare una strada per tornare indietro.

So bene che non avrò pace, finché i tuoi occhi non saluteranno il mio mattino, ma smettendo di aspettare avrò almeno una tregua.

Se continuassi ad ostinarmi, invece, la mia esistenza si ridurrebbe solo a conflitto ed attesa.

Oggi non mi chiedo più perché tu sia così importante: lo sei, lo sei sempre stata e lo sarai per sempre.

Cosa importa, adesso, trovarne una ragione?

Ora è solo il momento di lasciarti andare e, finalmente, di lasciare andare me!

Nasciamo come scarpe: per fare tanta strada dobbiamo essere in due!

Ne sono sempre stato convinto, ma ora non posso più permettermelo.

Ti lascerò dei segnali, lungo i miei cammini. Li lascerò tra le pieghe delle pagine e nelle macchie di inchiostro sulle mani.

Ho atteso di trovarti, di chiamarti e vederti girare lo sguardo verso di me, per non distoglierlo mai più.

Ho atteso, allineando gli istanti: alla fine, mettendoli insieme, uno dopo l’altro, hanno cumulato un’intera esistenza.

Adesso vado avanti e l’unico modo di farlo è lasciare indietro te!

Se esisti davvero, un giorno, sarai tu a picchiettarmi sulla spalla ed io, invece, a girarmi verso di te.

Quel giorno quello che portai darmi sarà esattamente quello che vorrò!

Ti faccio una promessa: il mio sguardo, da preciso quel momento, non avrà altro obiettivo che incrociare il tuo.

Quel giorno guarderò te o ciò che stai ammirando, na non ora!

Ora è tempo di camminare, di allineare i passi e non gli istanti. Ora è tempo di andare avanti, anche da solo!

Ora è tempo di camminare, anche con una scarpa sola!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.