I #Grillini ai calci di rigore

Tempi difficili per il #MovimentoCinqueStelle, tra #polemiche intere ed esterne, #primarie annullate, #server che saltano: cosa sta accadendo in casa #M5S?

“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
Non è mica da questi particolari
Che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia.”

Francesco De Gregori, La Leva Calcistica del ’68

Bellissima frase, uno dei passi più alti della produzione di uno dei più grandi cantautori italiani, senza dubbio, ma chiedete a Roberto Baggio se è d’accordo con questo verso.

Io sono un brocco con il pallone, con tutta la buona volontà non potrei mai giocare un torneo di quartiere, figuriamoci un campionato in massima serie: eppure questo è quello che hanno sempre fatto i grillini, per fortuna o per sfortuna sempre meno.

Troviamo un filo conduttore, il mio ragionamento è abbastanza articolato.

Lo dico subito: io ho votato (e ri-votato) Movimento Cinque Stelle, dopo anni di fede sinistroide e ripetutamente e più volte mi sono battuto la mano in petto, esibendomi in lunghi e recidivi mea culpa: probabilmente lo farò ancora, perché le alternative sono barzellette ed a non andare a votare non ci penso minimamente (al massimo mi dichiaro non votante in sede).

Il mio rapporto con il movimento di Grillo è ambiguo, da un lato mi affascina, dall’altro mi terrorizza.

Quando tutto cominciò, quando il movimento era solo il vaffa-day, quando poi crebbe nei meet-up, sembrava tutto bellissimo: un gruppo di cittadini che, dal basso, si uniscono per cambiare le cose.

Arrivarono in parlamento trionfanti, pieni di aspettative e buoni propositi, ma già da un po’ qualcosa non tornava: bastava chiedere cosa avrebbero fatto nel concreto e davvero pochi sapevano affrontare l’argomento, molti altri sembravano studentelli colti impreparati ad un’interrogazione, con l’aggiunta di una forte arroganza.

Il movimento non arrivò mal-preparato a quelle elezioni, presero un terzo dei voti e se ne aspettavano un decimo, non avevano i numeri e i candidati, così cominciarono a raschiare il fondo, mandando in parlamento chiunque. Un Esempio?

Carlo Sibilia, deputato M5S nel 2013 si fece carico della causa sulle unioni tra omosessuali, per poi allargare il giro ad “unioni di gruppo” ed “unioni tra specie diverse”, avanzando anche una proposta di legge: era serissimo, cercate online, troverete decine di articoli, dichiarazioni e documenti.

Il movimento è (in gran parte) fatto di gente per bene, che lavora e porta avanti il proprio lavoro sulla base di principi sani ed inalterabili: uno di questi è l’onestà.

Ma cosa accade se l’onestà diventa l’unico principio? Cosa accade quando, una persona meno critica e razionale, si convince che sia l’unico principio?

Vi racconto un aneddoto accaduto pochi mesi fa nel torinese, qualcuno di voi lo ricorderà: due “tifosi della legalità” bloccano il passo ad un’ambulanza che viaggiava contro mano, ma con le sirene accese: tronfi di orgoglio se ne sono anche vantati, peccato che l’ambulanza fosse in stato di emergenza e potesse andare contro mano. Per fortuna il paziente all’interno, nonostante il giro lungo coatto, si è salvato, mentre i due super-eroi dell’idiozia si sono beccati, giustamente, una denuncia. (https://goo.gl/ACM63x).

Sull’impreparazione dei parlametari (ed affini) pentastellati, devo spezzare una lancia a favore degli apritori di scatolette di tonno: siamo così certi che negli altri partiti ci sia più cultura politica?

Per anni ci hanno abituato a politici con forti carenze nella lingua italiana, senza un minimo di conoscenza della costituzione e perfino della buona educazione.

Siamo seri, la preparazione di un politico, almeno in era contemporanea, non è certo basata sulle nozioni. Esiste, infatti, la figura del consigliere, un addetto preposto ad aiutare il nominato su argomenti specifici, grazie alla sua esperienza sul campo (avvocati, medici, ingegneri, ecc.)

l’Impreparazione grillina, semmai, c’è stata (ed in parte c’è) nelle dinamiche, nei giochi di potere, nelle strategie, di cui purtroppo oggi è fatto il gioco politico.

Quando si passa dal torneo di quartiere alla serie A, qualcosa nel proprio gioco deve cambiare, altrimenti stai solo buttando i soldi degli sponsor.

Apprezzo ed ammiro l’integralismo grillino, ma spesso è stato la causa dei loro guai: è difficile difendere un’idea pura, se si lavora con le mani nel fango e no nsi può ripulire una palude senza immergercisi.

Ecco che quindi, a distanza di qualche anno, l’integralismo viene meno, per forza di cose:

  • Grillo se ne frega dei risultati delle primarie di Genova e nomina il suo candidato;
  • La regola dell’incandidabilità degli indagati viene meno, per far spazio a Di Maio;
  • Liste comunali piene di “fratelli ed amici di”;
  • Promesse elettorali che saltano, come quella sulle unioni civili.
  • Strumentalizzazione di notizie, come quella sui vitalizi che in realtà erano pensioni;
  • Attivisti e nominati che saltano per aver espresso un’opinione;
  • La Raggi abbandonata sempre più a se stessa.

Continuate voi, sono certo che qualcosa vi verrà in mente.

Ricordo che una volta mi hanno chiesto perché non diventavo un attivista M5S, essendo le mie idee molto vicine alle loro: risposi che, dato che io non sono mai riuscito a non criticare in primis la mia parte e che questo nel movimento era causa di estromissione, mi ero pre-espulso autonomamente.

Io ho fatto parte del movimento, ma la durata della mia permanenza si calcola in negativo.

Adesso, però, dopo aver sputato merda sulle stellette e creato una base di odio, vi invito a fare il ragionamento inverso: quante possibilità avete dato agli altri?

La sinistra quante volte vi ha deluso? La destra, orgoglio a parte, ha fatto davvero qualcosa?

Nonostante i più accaniti difensori dell’una o dell’altra parte, è innegabile che attualmente questo paese sta conciato davvero una merda e che la colpa può essere solo di chi l’ha governato.

Il Movimento Cinque Stelle è una bella promessa e potrebbe essere mantenuta, se i grillini impareranno a giocare davvero “fuori dagli schemi”, a non urlare slogan contro un modo di fare, per poi abbracciarlo in pieno, a non considerare “disonesto” chiunque non li voti (era il modo di fare fascista, ricordate?).

Il movimento, nonostante tutti gli auto-goal, si ritrova adesso ai calci di rigore, posto di fronte ad una porta difesa da un fantasma: l’unico modo di sbagliare è tirare troppo piano o troppo forte, rincorrere i voti o innalzarsi su un piedistallo.

Questo è il mio pensiero sul movimento, accoglierò ogni obiezione argomentata, senza preoccuparmi degli attacchi isterici dei grillini radicali(zzati): quelli saranno tutte palle sul fondo.

 

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