Tutto ciò che non vorrei sapere dello #stupro!

In questi giorni ha fatto molto parlare la vicenda degli stupri effettuati da un branco di quattro balordi a Rimini.

Le vittime di questi atti di violenza, avvenuti tutti in poche ore, sono stati nell’ordine: una turista polacca, un transessuale ed un turista polacco.

Dico “nell’ordine” perché i media stanno trattando le tre vittime come in classifica di importanza, almeno questa è l’impressione che ho avuto.

La giovane violentata è la vittima “più vittima”, il transessuale è una vittima più “testimone” ed il ragazzo è la vittima minore perché “solo pestato a sangue”.

PRECISO SUBITO, per i più polemici: il mio giudizio sull’avvenimento è che bisognerebbe prendere i quattro (una volta capito chi sono), tagliargli le palle, metterli in galera e rispedire le palle al loro paese come monito per gli altri, ok? Non rispedirei loro a casa, solo perché lì sarebbero subito liberati, visto che si ipotizza una probabile loro provenienza da zone del mondo in cui la donna è considerata poco più che una proprietà minore.

In questo post non voglio parlare, però, dell stupro di Rimini, bensì dello stupro in quanto tale, come concetto assoluto: un concetto che mi fa rabbrividire e vergognare, un pensiero che mi fa sentire violentato nella mia stessa umanità, solo a sentirne parlare.

IO ODIO LA VIOLENZA, eppure accetto l’idea che sia una pratica insita nell’essere umano.

NOI TUTTI SIAMO VIOLENTI, uomini, donne e bambini: lo siamo ogniqualvolta una situazione di forza ci pone in uno stato di predominanza rispetto ad un individuo più debole; siamo violenti ogni volta che ne abbiamo l’occasione.

Ogni giorno gli esseri umani vivono piccoli stati di violenza quotidiana, senza neanche rendersene conto.

Nonostante il proprio essere tendenzialmente violenti, però, gli esseri umani hanno, cultura più cultura meno, accettato un codice di auto-limitazione, un confine invalicabile oltre il quale la violenza “umana” diventa “disumana”

Io penso che lo stupro sia all’apice di questa disumanità, più ancora dell’omicidio, perché per la vittima la violenza continua ben oltre l’eiaculazione del violentatore.

La vicenda di Rimini ha fatto rumore perché i media se ne sono interessati, ma ogni giorno questo tipo di violenza avviene, solo in Italia, decide e decine di volte, spesso nel silenzio delle vittime, molte altre volte in quello del resto del mondo.

Solo oggi online ho trovato 4 casi di stupro di turiste in Italia, tutti avvenuti negli ultimi due giorni: evidentemente sono vittime di serie B, non se ne parla perché sono state “stuprate meno”?

Storicamente la vittima di stupro prova un senso di vergogna, dico “storicamente” perché da sempre è così che la si vuole: nella propria vergogna, tanto che in passato veniva punita insieme all’aggressore, anzi in molte zone del mondo ed anche di Italia è ancora così.

NESSUNO, se non chi lo ha vissuto, potrà mai immaginare cosa si provi nel subire tale violenza: cosa si provi quando si capisce cosa sta per accadere, cosa si provi durante, cosa si provi dopo. INUTILE provare ad immaginarlo, non si può!

Di solito si immaginano le vittime di stupro come belle donne indifese, colte di sorpresa alle spalle, anche perché spesso è così, ma non sempre: è meno vittima un bambino violentato da un familiare? È meno vittima un galeotto violentato da un compagno? Sono meno vittime le anziane signore stuprate proprio in questi giorni in varie zone di Italia?

Certo, l’idea di un gruppo di ubriachi che abusa a turno di una ragazzina fa perdere la forza di reggersi in piedi, mi rendo conto, mi accade, ma la lotta contro la violenza deve essere assoluta, altrimenti potremo anche vincere qualche battaglia, ma mai la guerra!

Non so come potrei reagire se sapessi che una cosa del genere è avvenuta a qualcun oche amo o che semplicemente conosco: vorrei vendetta? Vorrei giustizia? Cercherei di farmela da solo? Mi nasconderei nell’impotenza?

Se la vittima di quello stupro fossi io, vorrei vendetta? Vorrei giustizia? Vorrei silenzio?

Eppure, ci sono delle cose dello stupro che non vorrei sapere, qualcosa che a mio dire continua la violenza estendendola ed amplificandola: i commenti, i pareri, la curiosità!

Non mi riferisco solo all’ormai famoso caso del “E’ peggio solo all’inizio”, che reputo alla stregua del “se l’è cercata”: sono frasi che sappiamo saranno state dette e ridette e provocano un forte senso di schifo, ma c’è di peggio.

La “Violenza del commento” sta nel cercare i dettagli, nel feticismo del particolare: conoscere passo per passo i movimenti della vittima, chi era, cosa aveva mangiato, di che colore aveva i pantaloncini, “di dietro o davanti”.

Molti dei dettagli che cerchiamo nei rotocalchi non sarebbero utili agli inquirenti, perché dovremmo conoscerli noi?

Una vittima rivive la sua violenza decine di volte al giorno, specie nel mondo ultra-mediatico come quello contemporaneo: così il branco da quattro persone si allarga a milioni di internauti.

Io non so cosa si provi a subire uno stupro, ma so che avviene sempre più spesso e penso che la ragione stia nel fatto che la società, invece di inorridire, si ecciti nel parlarne ed è questo che mi fa davvero paura.

13 pensieri su “Tutto ciò che non vorrei sapere dello #stupro!

      1. Sì, Marica, l’ho scritto, non posso negarlo.
        Mi riferivo alla violenza “diffusa” come atteggiamento nella nostra società, non solo a quella fisica e materiale, ma a quella sociale. Credo sia un atto di violenza anche scavalcare una fila solo perché gli altri lo accettano: la violenza è anche la prevaricazione sociale, fino ad arrivare perfino alla maleducazione.

        Mi dispiace molto che non possa mettere sullo schermo tutta la mia vita e dimostrare quanto la non violenza sia alla base dei miei comportamenti, ma anche a me viene voglia, penso come a molti, di mettere le mani su uno stupratore per cinque minuti.

        Per questo la gestione della forza e della giustizia sono affidate ad un’istituzione terza: per impedire che gente rabbiosa si faccia giustizia da sola, in un impeto di odio.

        PRECISAZIONE: la frase completa è “IO ODIO LA VIOLENZA, eppure accetto l’idea che sia una pratica insita nell’essere umano. NOI TUTTI SIAMO VIOLENTI […]”, penso che cambi molto il suo significato se non ne estrai solo una parte, non credi?

        Ora però devi rispondere tu: hai detto “non parlate se non lo avete provato sulla vostra pelle”. A parte che il post, alla fine, diceva proprio questo. Non credi che non parlarne corrisponda a calare il silenzio?

        Ho notato che sul tuo blog parli del progetto NoiNo (https://goo.gl/itWvyR), una Community per “Coinvolgere gli uomini” nella lotta alla violenza di Genere… Ma se non devo parlarne come faccio ad essere coinvolto?

        PS: Umiliare vuol dire avvilIRE, annichilIRE… UmiliarLA vuoldire annichilirLA, avvilirLA…

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      2. Mi dispiace per quello che hai dovuto subire, penso che le parole non possano davvero esprimerlo. Io però rappresento solo me stesso e non accetto di essere accomunato a categorie di individui che ho sempre combattuto… quello che posso accettare è di combattere insieme

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    1. Grazie, non potevi farmi miglior complimento. Cerco di non farmi trasportare dai miei sentimenti, spesso è difficile, ma sono convinto che sia necessario sempre cercare di affrontare i problemi nel modo più scientifico possibile, anche quando si tratta di crimini così inaccettabili.

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