Figura di merda livello “advanced”

Che io sia un maldestro agonistico è risaputo, ma penso che ieri ho toccato un nuovo personale record.

Quello che è accaduto si piazza sul podio delle mie paradossali “figurelle”, probabilmente al primo posto, a pari merito con quella volta che, a Lisbona, parcheggiando la mia Uber-Bike, ho fatto cadere, come a Domino, una buon numero di monopattini, che un povero addetto aveva appena finito di sistemare in una fila ordinata (allego foto).

Ieri mi sono fermato a comprare le sigarette in un bar-tabacchi, un’azione che non dovrebbe procurare particolari rischi, ma che, in qualche modo, sono riuscito a trasformare in un momento di imbarazzo a dir poco da guinness.

La figura di merda, che ieri ho potuto aggiungere alla mia lunga lista, non è stata il frutto di una singola azione, ma di tutta una serie di fattori, nessuno sufficiente da solo, ma ognuno indispensabile al totale.

Il primo fattore è stato, ovviamente, fermarmi a comprare le sigarette, in un bar in cui vado da sempre. Il secondo fattore è che questo bar si trova vicino ad una chiesa.

Il terzo fattore, sfortunatamente, è che nella chiesa era in corso un funerale.

Come in tutti i funerali, può capitare che qualche partecipante si fermi, prima, dopo o durante, a prendere un caffè al bar.

Ecco che, quindi, si genera il quarto fattore: io ed un piccolo gruppo di persone, evidentemente addolorate per la perdita subita, ci siamo ritrovati, tutti insieme, in fila per la cassa.

Il quinto fattore è che io indosso sempre indumenti con un numero sproporzionato di tasche, rispetto alle mie reali esigenze, ma che riesco comunque a riempire di ogni sorta di oggetto: chiavi, fazzolettini, occhiali da sole, portafogli, amuchina, mascherine di riserva ed ovviamente il telefonino.

Il sesto fattore è che, per qualche ragione che io ancora non ricordo, ho una sveglia impostata alle 15:40 di ogni Domenica, che dimentico sempre di disattivare.

Il settimo ed ultimo fattore è la suoneria di questa sveglia: si tratta della canzone “Lazzaro” dei Subsonica, che comincia con una breve introduzione di sintetizzatori, per poi attaccare con la parte vocale che inizia con “Alzati e cammina” e continua invocando la resurrezione, seppur metaforica, di un non meglio specificato ascoltatore.

A questo punto, sommando tutti i fattori insieme, avrete già capito cosa è successo.

Io ero in fila, attendendo il mio turno, con alle mie spalle questo gruppo di persone praticamente in lacrime, a causa della scomparsa di qualcuno a loro caro.

Scattano le 15:40 ed io sento, proveniente da qualche parte sul mio corpo, l’intro della canzone e capisco, immediatamente, che devo muovermi a trovare il telefonino e staccare la sveglia, prima che parta il cantato.

Sfortunatamente per me, tuttavia, il quinto fattore, cioè il numero di tasche e la massa di oggetti in esse contenute, mi impedisce di trovarlo subito. Io comincio ad agitarmi, consapevole che si stava avvicinando il punto del non ritorno, ravanando nelle tasche come un forsennato.

Finalmente trovo il telefonino, lo estraggo, ma ormai è troppo tardi: la voce di Samuel intona il ritornello. Il fatto di aver tirato fuori lo smartphone aggrava il tutto, non potendo neanche più contare sull’insonorizzazione del cappotto.

Nel bar, a tutto volume, con il gruppetto in lutto alle mie spalle, si diffonde il ritornello di “Lazzaro”:

“Alzati e cammina, per scoprire di essere vivo come non mai. Lazzaro stamattina e resuscita un pezzo alla volta la volontà”

Alla fine riesco a staccare la sveglia, ma ormai è davvero tardi: guardando le facce del gruppetto, mi rendo conto che anche loro si sono rese conto della straordinaria congiunzione di sfighe appena avvenuta. Le loro espressioni sono confuse, non capisco se stanno per scoppiare in un pianto disperato, oppure in una risata scomposta.

Chiedo scusa, l’imbarazzo collettivo è evidente, perfino il tizio alla cassa mi guarda come se avessi appena pisciato sul pavimento del bar, ma ormai è arrivato il mio turno: prendo le mie sigarette e vado via, il più velocemente possibile.

A questo punto, voi penserete che il mio primo pensiero, una volta uscito dal bar, sia stato quello di disattivare quella sveglia domenicale, ma devo deludervi!

S’è c’è una cosa che non ho mai imparato a fare è a svolgere quelle piccole azioni che potrebbero evitare grandi catastrofi: la sveglia è ancora impostata e non ci ho fatto caso fino a questo momento.

Non c’è alcuna morale in questa storia, vi ho solo raccontato qualcosa di frivolo, sperando di riuscirci sempre più spesso, possibilmente senza dover contare sulla morte di qualcuno.

Finisce qui, così, senza un senso, anche perché devo andare a cercare di togliermi da dosso la puzza del caffè che mi sono appena rovesciato sui vestiti e non ho un cambio con me.

Questo Gennaio dovrà pur finire, prima o poi!


Photo de NEOSiAM 2020 provenant de Pexels

2 pensieri su “Figura di merda livello “advanced”

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