Aurora tu? Ma non dovevamo vederci più?

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Giuro che era morta, sono stato al suo funerale, l’ho seppellita con le mie mani, ho ricevuto perfino le condoglianze… Aurora, invece, vive!

Ero al concerto dei Subsonica a Napoli, lo scorso 18 luglio, in compagnia di S. ed Elims (ebbene sì, ma questa è un’altra storia). Stavo ballando, quando la mia attenzione viene attirata da questa figura malconcia, livida e sporca di terriccio, che si agitava a ritmo di musica.

“Non può essere lei”, ho pensato. Invece era proprio così.

Non si era accorta di me, ma so bene che sapeva che ero lì, che non sarei mancato per nulla al mondo. Per un po’ l’ho ignorata, fin quando non hanno attaccato quella maledettissima canzone dalla quale ha preso il nome.

A quel punto, come attratti da un magnetismo sonoro, i nostri occhi si sono incrociati: lo sguardo è durato un istante, oppure un paio di reincarnazioni, non saprei dirlo. Quello che so è che lei, ad un certo punto, ha ricominciato a ballare, negandomi gli occhi, con aria di schifo.

Per un altro paio di canzoni abbiamo fatto finta di nulla, poi è venuta sete ad entrambi (ovviamente insieme, abitando lo stesso corpo).

Ci siamo trovati faccia a faccia al bancone delle birre, lei mi ha salutato con sufficienza, io ho provato ad imitarla, poi ho ceduto: “Che cazzo ci fai qui?”

Lei mi ha riso in faccia con soddisfazione, ha preso le sue birre ed è andata via, lasciandomi con la domanda in sospeso.

L’ho inseguita, naturalmente, zigzagando tra la folla, con la birra che traboccava dai bicchieri, chiamandola forte, finché non si è fermata!

“Ancora non hai imparato a portare le birre, eh?”

Sta stronza mi prendeva pure in giro, però aveva ragione.

IO: “Allora, mi rispondi? Che ci fai qui? Tu eri…”

LEI: “Morta? Sei proprio un coglione!”

Il tempo di quel piccolo scambio e di un insulto, poi fuggì di nuovo, ma stavolta non le diedi scampo, parandomi di davanti a lei, come un muro di fronte ad una locomotiva: inutilmente!

Aurora travolse me e le birre, fermandosi solo dopo avermi umiliato pubblicamente, per ammirare la propria opera: “coglione e pure maldestro, non cambi mai!”

“E tu allora? Quando cambi? Non potresti morire una volta per tutte?”

Ecco, dopo questa mia infelice uscita, ho visto davvero il gelo nei suoi occhi: non mi aveva mai guardato così e non dimenticherò mai le parole che mi avrebbe detto, perché per la prima volta la pestifera ragazzina mi avrebbe parlato da donna:

“Dovrei essere morta? Ma ti rendi conto di quello che dici? Siamo la stessa persona, lo vuoi capire sì o no? Se muoio io, caro mio, muori anche tu e fine dei giochi!

Vuoi sapere che ci faccio qui? Ascolto la Musica, idiota! Sono io quella che ti ha fatto conoscere questa band e tutte le altre che ti piacciono tanto, senza di me staresti ancora ascoltando i Righeira!

Sinceramente? Hai “sfratumato i coglioni”, Alfo’! Così dici sempre tu, giusto? Hai sfrantumato i coglioni tu e la storia della povera Aurora che fa tutti quei casini, che poi tocca te mettere a posto!

Sai cosa penso? Che sei un vigliacco del cazzo e che hai solo inventato un bel personaggio poetico a cui dare le TUE colpe!

Sei patetico, stupido, infantile ed anche un po’ stronzo! Stammi alla larga!

Ah… Un’altra cosa… Se riesci a stare qui stasera in compagnia di S. e di Elims, senza dare di matto, non è né merito tuo, né per via della mia assenza: sono loro che hanno avuto le palle di perdonare i NOSTRI vomiti verbali, quindi non farti maestro di nulla ed abbi cura dell’amicizia che ti stanno concedendo, OK?

Vaffanculo Fo’, con tutto il cuore!”

Con questa sfuriata, la bella e riccia rossa girò il culo e mi lasciò solo, sulle note della nostra band preferita, con tre birre a metà tra le mani ed il resto sui vestiti, paralizzato come un coniglio di fronte ad un serpente, in una teca di cristallo.

Appena riconquistata la capacità motoria, tornai dalle mie amiche, guardandole con occhi nuovi, ricordando le parole appena ascoltate: “non è merito tuo, solo loro ad avere le palle”.

Dopo qualche canzone le birre fecero effetto ed andai al bagno.

Ora, per i meno fortunati che non abitano la Campania, voglio descrivervi la scena: il cesso dell’Arena Flegrea si apre su tutta la struttura. In altre parole, dopo aver pisciato, esci all’esterno e vedi tutto il concerto sotto di te, le stelle in alto e Napoli sullo sfondo.

Se siete tra i meno fortunati, mi dispiace per voi.

Con quel panorama a disposizione, non potevo non fermarmi qualche minuto: in quel momento ebbi il secondo, più dolce, scambio con la mia metà intelligente.

Aurora giunse alle mie spalle silenziosa, poggiandomi una mano sulla spalla e sussurrandomi una frase, sottile e tagliente come una lama, ma con un tono dolce come un bacio:

“Sì, Fo’, è colpa nostra. Né mia, né tua: è sempre stata tutta colpa nostra! Ripetilo…”

Sì, avete indovinato, fu esattamente quello che dissi: “è colpa mia, è sempre stata solo colpa mia!”

Lei mi diede un bacio sulla guancia, poi sparì nella folla, lasciandomi con una nuova consapevolezza: quella di essere stato, molto spesso, un grandissimo stronzo!

ATTENZIONE: non verso una donna, un amico o qualcuno di esterno, ma verso di lei e quindi con me stesso!

Sono stato uno stronzo con me stesso, ogni volta che ho dato ad Aurora le colpe che mi appartenevano, ma anche i meriti! Lo sono stato ogni volta che ho scritto una bella poesia: non essendo in grado di reggerne il carico, ho detto che era stata Aurora a farlo.

Aurora è stata sempre lo scarico dei miei rifiuti emozionali, belli e brutti che siano stati, il cestino dei meriti e delle colpe che io non ero in grado di sostenere.

Così, quella notte, si è aperta una nuova stagione della saga Alfonso/Aurora. Dopo tutte le volte che l’ho uccisa, fatta risorgere, cacciata di casa e riaccettata, mollata e ripresa, finalmente ho fatto l’unica cosa sensata che potessi fare: l’ho accettata, dentro di me e fuori nel mondo, contemporaneamente.

Capii che Aurora non può morire, ma neanche vivere, fuori dagli stati d’animo che mi appartengono: quella sera era viva, perché lo ero io, così come qualche tempo prima era morta, perché lo ero io.

Passò qualche minuto, diedi un ultimo sguardo al panorama, poi tornai dalle mie amiche e dopo tantissimo tempo, finalmente, mi sentii libero di essere Alfonso e libero di lasciar essere Aurora…

Sogna!


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Un pensiero su “Aurora tu? Ma non dovevamo vederci più?

  1. ‘Ssa fa a Maronn. Pure perché Aurora sarà pure una gran figa, ma a me certe volte per come ne parlavi faceva venire in mente il tardo Eros Ramazzotti. Nun se po’.

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