Amavo creare Siti Web… Sì, al passato!

Sì, lo amavo. Al passato.

Ora non lo amo più.

Anzi, sto scrivendo queste righe con i crampi allo stomaco, un senso costante di nausea e la sensazione che, da un momento all’altro, potrei avere un esaurimento nervoso.

Eppure, un tempo, lo amavo davvero.

Amavo creare strutture fruibili. Amavo costruire qualcosa di utile.

Amavo studiare, ogni volta, il mondo a cui quel sito si rivolgeva.

Se si parlava di finanza, sentivo il bisogno di impararne almeno le basi.

Se si parlava di pane, volevo capire come funzionasse davvero la panificazione.

Creare siti web mi costringeva a conoscere mondi, persone, professioni. Ogni progetto era un’occasione per imparare qualcosa di nuovo.

Poi, un giorno, è arrivato il Webdesigno.

È così che chiamo quei web designer che fino all’altro ieri facevano volantini… o stavano ancora nella pancia della mamma. In pratica, quasi tutti.

Il Webdesigno non sente il bisogno di conoscere il settore per cui progetta. Non gli interessa capire se ciò che realizza sia utile o fruibile.

Lui lo fa bello.

Ed è, forse, la metafora più fedele della nostra società. Il simbolo, neanche troppo inconsapevole, della nostra decadenza. Ma ci torneremo.

Il Webdesigno passa giornate intere a realizzare dieci versioni diverse dello stesso bordino arrotondato, ma non si preoccupa minimamente che il testo al suo interno sia leggibile.

Mette un arancione scuro su un arancione appena meno scuro perché, dice lui, “tono su tono è elegante”.

Non si legge?

Vaffanculo.

Per farvi capire il WB ti fa una pippa devastante perché ha progettato quello specifico pulsante con una spaziatura di 14.1px da destra e 14.15 da sinistra… E sappiate che l’occhio umano non percepisce assolutamente quello 0,05 in più…
Bene, il WB lo vuole, lo brama, per lui è fondamentale!
Sicuramente più fondamentale che prevedere nel progetto uno spazio dedicato alle info aziendali, alla policy sulla privacy e sui cookie, che sono obbligatori pe legge!
Ma a lui che gliene frega delle normative sul web… Del resto la parola “Web” in “Web Designer” sta per orpello!

Poi arriva il momento davvero devastante: quello in cui Vegeta Webdesigno incontra Goku Project Manager e fanno la fusione.

È lì che ciò che è meglio per il cliente e ciò che è meglio per l’utente si inchinano davanti al potere assoluto del:

“Secondo me così è più carino.”

Vale la pena spiegare chi sia il Project Manager.

In teoria dovrebbe coordinare il lavoro del designer, dello sviluppatore e le esigenze del cliente.

In pratica, troppo spesso giudica un progetto quasi esclusivamente da quanto è bello.

Il PM è quello per il quale hai sviluppato un pannello di controllo della madonna, pieno di funzionalità pensate per semplificare la vita del cliente… Lui, però, al cliente mostra la sfumatura dello zerovirgola e il bordino quadrettato.
Insomma è quello che potrebbe indicare la La luna al cliente, invece gli dice proprio di guardare il dito!

Così il Webdesigno viene messo su un piedistallo dorato, intarsiato di diamanti e corone d’alloro, mentre lo sviluppatore resta in un angolo ad aspettare che qualcuno gli dica cosa fare.

Ah, già.

Non vi ho detto cosa fa davvero uno sviluppatore.

Prende tutte le decisioni degli altri… e cerca di renderle possibili.

Ed è proprio qui che nasce il problema.

La fusione tra Webdesigno e Project Manager produce volantini bellissimi, ma siti web privi di utilità, difficili da usare e spesso incapaci di svolgere il loro unico scopo.

Io faccio sempre lo stesso esempio.

C’è il costruttore e c’è l’architetto. Entrambi chiedono al capocantiere di costruire un palazzo senza ingresso, perché l’ingresso rovinerebbe la facciata.

E il capocantiere?

Il capocantiere non ha voce in capitolo.

La cosa più assurda è che magari lui costruisce edifici da trent’anni, mentre gli altri due hanno iniziato ieri.

Ma loro sono i luminari.

Loro sanno.

Tutto questo mi ha fatto smettere di amare questo mestiere.

Perché io so già quali problemi nasceranno.

So già che quella scelta renderà il sito più lento.

So già che quella navigazione confonderà gli utenti.

So già che quella gerarchia delle informazioni sarà un disastro.

All’inizio cercavo di farlo notare.

Poi sempre meno.

Poi ho smesso del tutto.

Perché? Perché quando il WB mi ha chiesto per l’ennesima volta di stravolgere una soluzione, applicando quella che secondo lui era “più bella”, il PM se n’è accordo dopo giorni… Ha chiesto “qui perchè” e il “WB” ha risposto “perché sì” e il PM ha detto “OK”…

Quindi, ho spesso si battermi!

E oggi consegno siti pesanti.

Difficili da navigare.

Con gerarchie delle informazioni seconde, per inaccessibilità, solo al Codice Atlantico.

E questa è davvero la metafora perfetta della nostra società.

Potremmo scegliere ciò che è utile.

Potremmo scegliere ciò che funziona.

Potremmo inseguire ciò che è buono.

E invece scegliamo ciò che è bello.

E non serve dire che “le due cose devono coesistere”.

Perché questa frase, nella realtà, finisce quasi sempre per significare una cosa sola:

che l’utile deve piegarsi al bello.

Un piatto disgustoso, ma perfetto per Instagram.

E la verità è che a me piace mangiare.

Non fotografare i piatti.

Per questo oggi odio questo lavoro.

Lo odio con tutto me stesso.

E lo lascio ai ragazzini.

Ne facciano quello che vogliono.

Si facciano i loro bellissimi volantini…

Lo facciano finché potranno, perché tra pochissimo il cliente potrà farseli da solo, con l’AI…

E noi potevamo fare la differenza… Potevamo essere l’umano che conosce il bisogno umano e lo risolve come l’AI non può fare…

E invece abbiamo scelto di fare i volantini!

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