Backup Yourself

[Tempo di lettura stimato: 6 minuti]

Dio benedica il backup… Almeno credo!

Ho passato gli ultimi due giorni a lottare con un grosso problema al sito web dell’azienda per cui lavoro, che ho risolto grazie ai backup. C’è voluto un po’, ma alla fine tutto si è concluso per il meglio, nonostante il panico iniziale.

L’esperienza mi ha portato a riflettere su questo straordinario strumento: un sistema automatico, che quotidianamente “salva” un qualcosa, lo archivia e ti permette di ripristinarlo così come era, in caso di problemi.

Non vi piacerebbe se fosse possibile anche con la vita? È su questo che sto riflettendo, ma facciamolo insieme.

Qualche anno fa mi cadde in terrà un hard disk sul quale conservavo in pratica metà della mia esistenza, tra foto, canzoni, poesie, racconti e cazzate assortite: si spezzò in due e tutto fu irrimediabilmente perduto.

In meno di un secondo, un’intera fetta di “Me” era andata in frantumi e mi sentii morire per metà. Non avrei mai potuto riguardare quelle foto, né riascoltare quelle canzoni o pubblicare quelle poesie.

Da quel giorno cerco di fare doppia e tripla copia di tutto, così da stare tranquillo. È facile con “le cose”, anche se immateriali, ma come si fa quando a rompersi non è un oggetto, ma un intero percorso di vita?

Come si fa quando a perdersi non è un file, ma una visione, una motivazione che ci ha spinto nell’esatto punto in cui siamo?

Sarebbe bello, forse, a quel punto, avere a disposizione un sistema di backup che ti tranquillizzi, dicendoti che tutto va bene e che puoi tornare indietro e fare una scelta diversa. Fantastico, no?

Personalmente ho in mente almeno una decina di momenti ai quali vorrei poter tornare indietro, per fare una scelta diversa.

La controindicazione sarebbe, ovviamente, che da quel momento in poi TUTTO quello che ho vissuto verrebbe resettato, sia le cose belle che quelle brutte, sia il buono che il cattivo.

Per rinunciare a tutte le cose belle, quindi, il danno da riparare dovrebbe essere davvero grave.

Ecco che, quindi, quei momenti ai quali vorrei poter tornare non sono più una decina, ma meno della metà.

Sì, perché prima di resettare tutto con un ripristino da backup, bisogna capire cosa sarà sovrascritto e cosa si sta perdendo, anche perché “il sistema” sarebbe automatico e non certo così preciso come vorremmo.

Poniamo il caso che io voglia cambiare una scelta fatta il giorno X alle 18:00, ma il primo punto di ripristino fosse alle 17:00: quell’ora “fuori conto” è davvero così sacrificabile?

Sarei disposto a rinunciare a un’ora di vita “buona”, per resettarne una fetta cattiva?

In quella “fetta cattiva” vorrei cancellare proprio tutto, oppure solo alcune conseguenze della scelta fatta il giorno X alle 18:00?

Questo backup comincia già a dare i primi problemi!

Facciamo ancora l’esempio della mia esperienza concreta col sito aziendale: il problema si è verificato attorno alle 9:00 del mattino, ma l’ultimo backup era di dodici ore prima. Dopo il ripristino ho perso dal gestionale 10 ordini, che avevo fortunatamente notificati in mail e ho potuto reinserire manualmente.

Bello, ma sarebbe così facile con la vita? Il backup resetterebbe TUTTO, anche i nostri ricordi e non avremmo mail o notifiche a cui aggrapparci.

Non ci sarebbero fotografie da guardare, nessun “accadde oggi”: sparirebbe tutto, dai numeri in rubrica alla ricetta che avete imparato da YouTube.

Quanto dovrebbe essere grave quella scelta fatta, per decidere di sacrificare tutto quello che c’è stato dopo?

Sarebbe facile se fossero istanti, ma se fossero ore, giorni o addirittura anni?

Ognuno di noi passerebbe ore a scegliere il punto di ripristino più adatto, fissando il pulsantino, con la mano tremante e il sudore che si fa sentire sotto i vestiti.

Lo so, in questo momento molti di voi staranno pensando che non ne varrebbe la pena e io voglio avallare ancora questa convinzione, alzando la posta!

Immaginate, adesso, che quella scelta non sia stata davvero sbagliata, almeno non di per se, ma che abbia portato una serie di conseguenze che, dopo anni, si è tradotta in un effetto domino, fino a rendervi la vita impossibile.

Non è “quella scelta” che volete cancellare, ma quello che ne è scaturito: sarebbe giusto? Forse no, ma voi lo reputereste necessario.

È un po come quando si fa un incidente e si pensa “se stasera fossi stato a casa”: l’essere usciti non ha automaticamente provocato l’incidente, ma senza dubbio non farlo lo avrebbe evitato.

Arriviamo, quindi, al momento critico: avete scelto il punto di ripristino e lo avete anche completato!

Adesso la vostra vita è tornata al giorno X, alle ore 17:00: cosa fate?

“Rifarei tutto come prima” sarebbe una risposta stupida, perché non avrebbe senso cancellare tutto per rifarlo uguale. Non trovate?

Chiariamo subito che la convinzione che tutto quell oche abbiamo fatto ci rende unici, anche gli errori più gravi, è una teoria molto poetica, ma che qui non vale: qui noi stiamo ipotizzando di desiderare fortemente di NON ESSERE nel punto in cui siamo, probabilmente addirittura quello che siamo.

C’è da dire, tuttavia, che anche voi sareste gli stessi che avete lasciato al punto di ripristino e che, molto probabilmente, fareste esattamente la stessa scelta, perché non avreste memoria delle conseguenze.

Quindi, sfortunatamente, la “teoria poetica” di poco sopra è anche l’unica plausibile, perché non è quell oche abbiamo vissuto ad averci reso quello che siamo, ma il contrario!

È quello che siamo che ci ha portato a vivere quello che è stato!

La domanda, quindi, è: cosa, chi vogliamo essere?

Assodato che gli errori si compiono, che le brutte esperienze esistono e che tornare al momento X non cambierebbe nulla, cosa possiamo fare, se non imparare qualcosa e fare in modo che non avvenga ancora… E ancora… E ancora?

Io penso che, se è vero che non possiamo tornare indietro per “cambiare”, lo è anche il fatto che, troppo spesso, lo facciamo di continuo, per ripetere sempre lo stesso errore.

Non negatelo! Lo avete fatto tutti, almeno una volta. Io l’ho fatto di certo!

Peschiamo sempre dallo stesso sacco e ci lamentiamo di trovare sempre le stesse sementi, per poi rammaricarci che il raccolto sia sempre ugualmente scarso.

Siamo un po’ idioti, o no?

Io, se me lo permettete, avrei una soluzione… Posso? Stica! È il mio blog, certo che posso!

Per me il trucco magico è rompere l’hard disk!

Sì, esatto, avete capito bene: prendere il proprio backup e distruggerlo, in modo da sapere che non esisterà una seconda occasione, mai più!

Quando mi si ruppe quell’hard disk di cui vi ho parlato all’inizio, io ci restai molto male, ma dopo un po’ capii che quei “ricordi” mi tenevano attaccato al passato.

Guardare sempre le stesse foto mi impediva di affezionarmi alle nuove, leggere continuamente le stesse poesie mi impediva di scriverne di nuove.

Quel disco era il backup della mia vita, al quale tornavo sempre, per chiudermi in dei ricordi felici, evitando di fare scelte sbagliate: evitando di vivere.

Avere un backup di un sito web è un’ottima idea, ma averlo della propria vita è la cosa peggiore che si possa fare, a meno che non si voglia essere una macchina.

Ora chiedetevelo: voi siete delle macchine? Se lo siete, premete quel pulsante e non ci pensate più!


Photo de Markus Spiske provenant de Pexels

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