Il mio Vento

Bramo rincorrere il vento,

disegnarne i contorni,

catturarlo con le parole,

come fossero vela issata,

come fossero aquilone.

Vento che sfugge e schiva,

che m’ossessiona e distrae.

Inafferrabile e latitante,

spavaldo, s’infuria, carica,

è ladro furtivo e s’infiltra,

ruba lacrime agli occhi,

strappandole alla polvere.

Il mio vento è bambino,

plasma dune di ricordi,

ci gioca, li modella e forgia

in penosi antichi rimpianti,

in nuovi e tristi rimorsi,

che poi crollano, avviliti,

sotto il peso del tempo,

in una notte, in un istante,

in un’incognita infinita.

Soffio di divino genio,

spira, sbuffa e s’incarna,

trasmuta in epici giganti

vestendone pietre e stracci,

contro i quali mi scaglio,

maledetto ronzinante.

Vagabondo e scomposto,

disperato, ripiega in vicoli,

tra i nodi, tra i lunghi capelli

della meschina rassegnazione.

Violento e feroce, s’accanisce,

punta e picchia più forte,

morde, strappa, e lacera

le mie illogiche fantasie,

trascinandone i brandelli

su lontani, inosabili aneliti,

come minuscole infiorescenze

d’indifeso e delicato tarassaco.

Incosciente e presuntuoso,

schernisce e sfida gli oceani,

in un’erotica lotta d’elementi,

che risulta in chiara spuma

di fertile e lasciva distruzione.

Il mio è un vento sottile,

diventa spiffero e si dilegua:

lo sentirai svanire, silenzioso,

tra le fessure d’una porta, chiusa.

2 pensieri su “Il mio Vento

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