Un Amore da favola (?)

Può esistere un Amore “da favola”? Io ci ragiono un po’ su…

Oggi, 29 luglio, è l’anniversario del matrimonio tra Diana Spencer e il Principe Carlo d’Inghilterra, che nel 1981 fu definito “un amore da favola”, ma che vuol dire “da favola”?

Prima di continuare, come ormai d’abitudine, faccio un paio di premesse.

Una prima premessa è non intendo parlare del matrimonio della bella principessa e dell’eterno principino, ma utilizzare l’aneddoto solo per lanciare una riflessione.

La seconda premessa è che questa storia dell’Amore “da favola”, specie negli ultimi anni, mi fa girare le palle come le pale di un elicottero Apache in assetto d’attacco, quindi proverò a mantenere i livelli di cinismo sotto una soglia ragionevole, ma non posso assicurare di riuscirci. Non me ne vogliate!

Finite le premesse, cerchiamo di capire meglio cosa si intende per “Amore da favola”, in modo scientifico: partiamo dall’etimologia!

L’enciclopedia Treccani definisce la parola “favola” come una“breve narrazione […] che racchiude un insegnamento di saggezza pratica o una verità morale, spesso dichiarati esplicitamente dall’autore stesso.”

La stessa Treccani, poi, definisce “Amore” come un “sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia.”

Possiamo ottenere una definizione di “Amore da favola”, unendo chirurgicamente le due definizioni? Ovviamente No!

Non possiamo, soprattutto perché, quando utilizziamo quell’espressione, non lo facciamo in modo letterale!

La parola “Amore”, in quel caso, non è assolutamente definita come fa la Treccani: l’enciclopedia, infatti, intende un sentimento unilaterale, puro ed estremamente altruista, ma nel nostro caso si indica una storia corrisposta e compiuta, spesso vissuta, “egoisticamente”, come bisogno dell’altro.

L’Amore “da favola”, come noi lo intendiamo, non è un sentimento, ma un rapporto!

Anche la favola, nella nostra espressione, non è quella “per definizione”: nell’immaginazione comune, “un Amore da favola” non pretende di insegnare alcuna verità morale e soprattutto non è “breve”, ma alla fine “vissero PER SEMPRE felici e contenti”.

A questo punto abbiamo un primo dato evidente: quando diciamo “Amore da favola” non abbiamo la minima idea di quello che vuol dire, oppure ce ne sbattiamo altamente.

Capita spesso che nel linguaggio comune vengano utilizzate espressioni che, se analizzate letteralmente, hanno molta meno magia di quanto sembri. La frase “essere liberi come una farfalla”, ad esempio, se intesa nella vita reale, vorrebbe dire campare molto poco, nella costante paura di essere mangiati da un pipistrello o che una folata di vento ci spezzi le ali.

Vista così, chi vorrebbe essere una farfalla?

Quindi, “un Amore da favola”, è un’espressione poetica, ma soltanto se ne dimentichi o ne ignori il significato vero e proprio, altrimenti è una gran fregatura.

Per prima cosa, per loro natura, le favole FINISCONO!!! Cerchiamo di mettercelo in testa, una volta per tutte!

Certo, quando chiudiamo il libro, una favola continua a vivere nella fantasia di chi l’ha ascoltata e (forse) anche di chi l’ha raccontata, come una storia d’amore si può lasciare un grande ricordo, perfino in chi non ne ha fatto parte. Il ricordo, tuttavia, non mantiene la storia in vita: il racconto, per essere ricordato, deve finire.

“L’Amore da favola” nella vita reale durerebbe poco, molto probabilmente non sarebbe corrisposto e non avrebbe nulla da insegnarci.

Insomma, altro che qualcosa di raro: nella vita reale la maggior parte degli amori sono “da favola”, sempre letteralmente parlando.

Escludendo la stragrande maggioranza di innamoramenti non corrisposti e di storie sbilanciate, prendiamo in esame solo quella piccolissima percentuale in cui una coppia si innamora reciprocamente: pensate sia così facile? Non lo è: è una favola!

Quella coppia incontrerà draghi da uccidere, baratri da superare, streghe e stregoni da sconfiggere.

Delle favole, infatti, dimentichiamo sempre la parte “oscura”, quella che, dopo una serie di peripezie, porta i due protagonisti a “vivere per sempre felici e contenti”.

Su questo blog, qualche tempo fa, trattai della favola “La bella e la bestia“, con toni polemici (articolo qui). Adesso vorrei riprendere ad esempio quella storia, ma senza revisionismi.

Spero e credo che tutti voi conosciate la favoletta della “Bella” che si innamora della “Bestia”, in caso contrario vi consiglio di leggerla.

Vi rendete conto di quanto quel racconto si distanzi dall’idea che ci facciamo di “un Amore da favola”?

Lei, all’inizio, è terrorizzata da lui. Lui, all’inizio, vede lei solo come una garanzia al saldo di un credito che ha fatto. Vivono in un castello impolverato, in una foresta buia ed isolata. Lei, addirittura, lo tradisce e lui rischia perfino di morire.

Vi sembra una “favola”, nel senso che intendiamo nell’espressione che stiamo analizzando?

La favola, infatti, c’è, ma nel senso letterale, che poi è molto più vicino alla vita vera che alla fantasia.

Per arrivare al finale d’Amore, infatti, i due protagonisti dovranno sopportare e sopportarsi, cambiare se stessi e l’altro, superare prove, perdonarsi, darsi fiducia e sopravvivere alle crisi.

È MOLTO IMPORTANTE, inoltre, capire la Bella e la Bestia, nella favola, non si innamorano a prima vista, ma gradualmente: COSTRUISCONO, SI SCOPRONO, SI CONDIVIDONO. All’inizio, infatti, si schifano anche un pochettino.

Quanto vi sembra “reale” questa storia? A me parecchio!

Questo non è “l’Amore da favola” dei rotocalchi rosa, ma quello “da mutuo” che ha portato i vostri genitori a concepirvi!

In più e non di poco conto, nelle “favole”, così come comunemente intese, c’è uno squilibrio di fondo: un eroe maschio che salva una bella femmina.

Chi legge il mio blog sa bene quanto io odi l’utilizzo abusato e abusivo della parola “patriarcato”, ma in questo caso è più che giusto usarla!

A prescindere dal che si tratti di un rapporto etero oppure omo, io vi auguro con tutto il cuore che questo squilibrio non vi appartenga e che nella vostra coppia vi salviate a vicenda.

Quando cerchiamo “la favola”, io penso che non dovremmo guardare alle storielle piene di passione dell’adolescenza, né alle grandi messe in scena dei matrimoni reali, come quello di Carlo e Diana.

Insomma, nel 1981 quel matrimonio fu presentato come una specie di film Disney, ma la verità l’abbiamo scoperta dopo: insoddisfazione, tradimenti, intrighi e costrizioni. Una bella favola del piffero, insomma!

A questo punto possiamo tirare le somme e rispondere alla domanda iniziale: può esistere un “Amore da favola”? Beh, secondo me sì, ma non come lo immaginiamo di solito.

L’Amore da favola prende allo stomaco, ma non riempendolo di farfalle, bensì di ulcere!

L’Amore da favola, il più delle volte, porta a rinunciare a qualcosa: a volte ad una parte di se, altre all’Amore stesso.

L’Amore da favola non esplode, ma germoglia e vuole essere coltivato.

L’Amore da favola non arriva sul cavallo bianco e non vi lancia trecce dalle finestre, ma sta seduto accanto a voi, sul divano.

L’Amore da favola non si racconta in pochi minuti, non cerca epiloghi fantastici, ma lunghe e spesso ripetitive routine, che fanno da rassicurante unguento alle ferite della vita.

L’Amore da favola sopravvive all’abitudine, adattandola a se stesso: non nasce da un’avventura epica, ma trasforma la vita stessa in piccole peripezie quotidiane.

L’Amore da favola non vi porterà ad essere “sempre felici e contenti”, ma molto spesso ad essere tesi, preoccupati e intrattabili.

Sì, l’Amore DAVVERO “da favola” è abbastanza una merda, ma se lo troverete e se riuscirete a viverlo, se non dovrete rinunciarci, voi non ve ne preoccuperete: per voi sarà una favola!

Per quanto mi riguarda, all’inizio di questo articoletto, avevo detto che ci avrei ragionato un po’ su… Ora che l’ho fatto e che sono arrivato ad un punto, beh… Ci ragiono su ancora un po’, che non è mai abbastanza!



Photo by Leah Kelley from Pexels

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