Ich Bin August Landmesser

Non conoscevo chi fosse stato August Landmesser fino ad oggi, ma adesso è uno dei miei nuovi eroi.

non servirebbe neanche scriverne, per capire quanto sia stato un grande uomo: dovrebbe essere sufficiente guardare la foto in copertina. Un piccolo gesto, una minuscola omissione che lo ha reso rivoluzionario.

August Landmesser era operaio navale ad Amburgo, durante gli anni del regime fascista. Un giorno, al passaggio di Adolf Hitler, mentre tutti salutavano il dittatore, lui rimase impassibile.

Fermo e con le braccia conserte, decise di non omaggiare un pensiero in cui non credeva, pur se tutti, attorno a lui, lo stavano facendo.

Girano alcune voci sulla falsità della foto in questione, ma le fonti ufficiali la giudicano autentica.

L’ho osservata attentamente, l’ho ingrandita, l’ho messa in negativo ed ho cercato segni di una manomissione: una sfumatura, una trasparenza, un’ombra fuori posto. Niente! Questa foto sembra davvero autentica.

In più, cercando qualche notizia su August Landmesser, sembra che avesse proprio tutte le ragioni per omettere quel saluto.

Aveva prestato giuramento, come tutti, per mantenere il suo posto di lavoro, ma il suo matrimonio con un’ebrea era stato giudicato illegittimo, a causa delle leggi razziali. Anche le sue due figlie, frutto di quel matrimonio, gli furono strappate.

Nel suo volto io leggo il disprezzo di chi vede una nazione intera rendere omaggio a chi gli ha strappato la vita, come un foglio scarabocchiato, eppure percepisco anche un sorriso: il ghigno nascosto di chi sa di essere nel giusto ed è consapevole di non avere nulla da perdere.

Volendo elencare gli indizi, sappiamo che lui era in quella piazza, quel giorno, a quell’ora. Lui era presente al momento del saluto. Lui aveva tutte le ragioni per rifiutarsi di alzare quel braccio.

Perché considerarla falsa? Perché esiste una florida polemica riguardo l’autenticità della foto?

Io penso sia perché ci imbarazza, perché ci mette di fronte alla scomoda verità di far, spesso, parte di un gregge, dal quale assorbiamo i nostri comportamenti e i nostri pensieri, senza il coraggio di crearci convinzioni autonome e personali.

Apparteniamo a gruppi, indossiamo divise, abbracciamo fedi e giuramenti, solo per spirito di appartenenza.

Sembriamo tutti il bambino del film “JoJo Rabbit”, che abbraccia la causa nazista, solo per sentirsi parte di qualcosa, che però non capisce e con la quale, in fondo, neanche è d’accordo davvero.

August Landmesser è stato un eroe silenzioso, eppure la sua anonima e composta presenza è l’unica che si percepisce netta,mente in quella foto: a questo punto, conta davvero così tanto appurarne l’autenticità?

Esposta in un museo, mostrata a dei bambini, cambia il suo insegnamento?

Attenzione, perché molti sono convinti di essere esenti dalla massificazione del pensiero, ma troppo spesso così non è.

Facciamo un primo esempio spicciolo, tanto per riscaldarci: l’abbigliamento!

Quanti di noi indossano divise? TUTTI! Perfino il rocker più apparentemente ribelle, mentre si acconcia da protagonista di un film post apocalittico degli anni ’90, atteggiandosi a duro di quartiere, in realtà sta indossando le mostrine di un corpo a cui appartiene, ciecamente accettandone canoni estetici e dogmi culturali. Il rock non ha divise, i rocker sì!

Questo era un esempio spicciolo, ma possiamo spaziare in orizzontale e in verticale, tra gli altri “canoni” estetici e nelle “culture” moderne: nessuno è davvero libero, mai!

L’aggravante, purtroppo, è che accettare di farsi “inglobare” in un “sistema”, no nsol oci toglie libertà, ma ci rende anche prima ipocriti e poi intolleranti. In nome di quella falsa libertà che “indossiamo”, siamo disposti a calpestare gli altri, chiunque sia diverso da noi.

Anzi, più qualcuno dimostra la propria individualità e più gli diamo addosso, proprio perché ci ricorda quanto noi non ne abbiamo

La femminista che mi dice di tacere, mentre mi chiede di rispettare la sua opinione. Il vegano che mi chiede di rispettare le sue scelte, mentre mi trivella i coglioni per aver mangiato una bistecca. L’alternativo che “guardatemi, vesto strano ed ascolto il punk”, ma lo fa esattamente come tutte le altre persone che frequenta, perché non frequenta persone diverse da lui. Il comunista che “i fascisti sono violenti”, mentre distrugge a sprangate una statua. Il fascista che “i comunisti non hanno regole”, mentre occupa abusivamente un palazzo.

Forse perfino io, che in questo momento sto scrivendo, non sono poi così autonomo come penso.

Spike Lee, considerato un regista ribelle e libero, negli anni 80/90 curò la campagna pubblicitaria delle “Nike Air Jordan”: dopo qualche mese TUTTI volevano quelle scarpe, TUTTI avevano quelle scarpe, TUTTI avevano scarpe uguali e TUTTI si vantavano di essere “alternativi”.

MA ALTERNATIVO A COSA, RISPETTO A CHI, se tutti i tuoi metri di paragone sono esattamente identici a te?

La verità è che più vedo persone che si atteggiano da “alternativi” e più mi sembra di osservare la produzione industriale di manichini.

Quindi, almeno oggi, io voglio essere August Landmesser, cercando di accodarmi il meno possibile al pensiero generale e generalista, anche se in contrasto e se mi costerà l’appartenenza a questa o quella categoria.

Io sono August Landmesser, tu chi sei?

4 pensieri su “Ich Bin August Landmesser

      1. Sei molto più ottimista di me… Io penso sia solo troppo presa dalla propria immagine, per dare importanza agli occhi di chi la guarda 🙂

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