Astro Luca torna a Casa

Luca Parmitano sta tornando a casa.

Se questo fosse un paese normale, tutti dovrebbero sapere chi è Luca Parmitano e cosa rappresenta per la nazione, ma in Italia c’è davvero poco di “normale” e quindi vi lascio qualche minuto per andare a Wikipediare su questo grande uomo, in modo che possiate poi eiaculare slanci di orgoglio sulle vostre squallide bacheche antisociali.

… … … INTERVALLO … … …

Fatto? Servono fazzolettini? No? Bene, andiamo avanti!

Sono curioso di sapere cosa avete capito di @astro_luca, come è possibile seguirlo in Twitter, dopo un rapido (e non rapito) sguardo al sommario wiki.

Sì, lo so che alcuni di voi sanno bene di chi stiamo parlando, ma non è certo a loro che mi rivolgo: chi sa, chi comprende, in questo momento sta seguendo la diretta dell’atterraggio, che io tengo aperta sul secondo schermo.

Ecco cosa dice il Wiki di Luca Parmitano:

Luca Parmitano (Paternò, 27 settembre 1976) è un militare e astronauta italiano. È stato il primo italiano ad effettuare un’attività extraveicolare (EVA) il 9 luglio 2013, con 6 ore e 7 minuti di passeggiata spaziale. È il primo italiano (e il terzo europeo) al comando della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). È attualmente ancora il capitano nella seconda parte della sua seconda missione di lunga durata iniziata il 20 luglio 2019.

Interessa, affascinante? Per molti, sono certo, no! Sapete una cosa? Avete ragione! Detta così fa cagare, ma provate a dare uno sguardo ai suoi tweet (penso sia anche in Facebook, per i meno abili).

Lo seguo da un po’ e credetemi, specie negli ultimi giorni, quando si avvicinava il momento del suo saluto alla stazione spaziale, mi ha lasciato a bocca aperta, per varie ragioni.

Le sue foto della Terra dallo spazio, specie quella di Napoli, le sue didascalie, la naturalezza con la quale descriveva quella che per lui è quotidianità, ma che per noi è impresa eccezionale, sono tutte motivazioni valide per riservargli un’accoglienza degna di un eroe.

Così, purtroppo, non sarà: siete tutti concentrati sulla tutina di Achille Lauro, brutte bestie da soma mediatica?

Assodato, quindi, che Astro Luca sta tornando a casa, che dovremmo esserne orgogliosi e che questo paese deve riveder ele proprie priorità, perché parlare di lui?

Oh, ma io non ho la minima intenzione di parlare di Luca Parmitano, dovreste interessarvene da soli, cari i miei

Ancora una volta, sì, il tema è l’esplorazione spaziale.

Negli ultimi giorni è iniziato un simpatico dibattito, tra me ed un nuovo amico, che si è protratto fino a ieri, tra illuminazioni ed oscurantismi alcolici: a cosa serve andare nello spazio?

Fermi sui due fronti, io ed il mio nuovo amico, ci siamo scontrati, amichevolmente, sull’utilità di mandare gente tra le stelle.

Per capire bene la distanza tra noi due, dovete tener presente che stiamo parlando di me, progressista ed ex bambino che voleva fare l’astronauta, da un lato, mentre dall’altro c’è un uomo con la passione per la falegnameria ed il ritorno alla natura.

Due mondi a confronto, insomma, ma non più di tanto, grazie ad un buon bicchiere ed un argomento degno di chiacchiere.

Ho cercato di convincere questo nuovo amico, che per comodità chiameremo Mario (“per comodità” vuol dire che si chiama proprio Mario), della giustezza dei programmi spaziali, con ogni argomento, sempre senza risultati soddisfacenti.

La ricerca medica, quella scientifica e tecnologica non sono interessi di Mario e quindi non è possibile convincerlo, utilizzando questi argomenti, per quanto lui ne ammetta l’importanza.

Mario, persona concreta, ma sognatrice, si chiede perché spendere tanti soldi ed energie per sparare una decina di persone nello spazio, invece di investire sulla Terra. Mario pensa ai detriti spaziali, da ecologista convinto. Mario si interroga sulle conseguenze di una vita isolata e rinchiusa, per gli astronauti, da umanista impegnato.

Il dibattito è continuato per ore la prima sera, per poi arenarsi in qualche scambio in quelle successive, poi ieri la svolta, dovuta proprio ad alcuni discorsi di Luca Parmitano.

Astro Luca, che in questo momento sta viaggiando verso casa, sta già pensando alla prossima missione. COSA?

Caro Luca, ma non sei stanco? Non ti basta? Non l’hai già visto lo spazio?

Ecco, qui sono riuscito ad agganciare la mentalità di Mario e trovare un argomento convincente:

“Mario, perché un bambino si alza in piedi e fa il primo passo?”

Questa è stata la domanda e la risposta può essere una sola: per istinto!

Perché, poi fa il secondo? Sempre una sola risposta: perché il primo lo ha già fatto!

La risposta alla domanda “a che serve?” era davanti ai miei occhi! Certo, non letteralmente, nel Bourbon invecchiato che accompagnava i nostri discorsi, ma metaforicamente, nell’istinto primario di ogni essere umano: spingersi oltre, in distanza, in altezza, nello spazio.

Andare tra le stelle, per il genere umano, è come imparare a camminare per un bambino: NECESSARIO!

Troppo complicato? Strano, perché il 90% delle persone che conosco ha tra le sue passioni il “viaggiare”, anche se molti intendono solo fare vacanza.

A cosa serve viaggiare se non a “vedere”, letteralmente, nuovi panorami, spingendosi sempre in posti nuovi e, possibilmente, sconosciuti?

Tornati da un viaggio, non lo raccontate? Non cercate, durante il viaggio, di raccogliere immagini ed oggetti, per supportare il vostro racconto, cercando di condividere quell’esperienza con gli altri?

Ecco, questo fanno gli astronauti!

Quando Neil Armstrong ha posato il primo piede umano sulla Luna, non era solo: era tutta l’umanità a farlo! Non era un uomo che sbarcava su una roccia nello spazio, ma un intero popolo che, seppur ancora bambino, si stava alzando su due piedi, per fare il primo passo.

NOI ANDIAMO NELLO SPAZIO PER NATURA, perché siamo esploratori per evoluzione e tali resteremo, finché un asteroide non colpirà questo inutile pianeta e farà un favore a tutto l’universo, eliminandoci una volta per tutte.

Ah, sì, dimenticavo: andiamo nello spazio anche perché, prima o poi, un asteroide ci colpirà davvero e conviene trovare alternative, ma è meno importante.

Astro Luca, quindi, sta tornando a casa, insieme ai colleghi Christina Koch, di cui abbiamo già parlato tempo fa, e Alexander Skvortsov.

Non sottovalutate questa frase, apparentemente banale: LUCA STA TORNANDO A CASA!

È importante, perché, come un bambino, dopo i primi passi, si risiede, cercando l’abbraccio materno, così chi viaggia deve tornare, prima o poi, nel luogo “base”.

“CASA”, noi cerchiamo sempre di tornare a Casa, ma sappiamo riconoscerla davvero?

Luca Parmitano guardava dall’oblò della ISS e la vedeva: grande, blu e poco lontana!

Per lui, almeno credo, era facile riconoscere “casa”, ma qui sulla Terra? Può essere solo un discorso fatto di mattoni ed elezioni di residenza?

Io non credo, non è la mia esperienza, ma non mi va di raccontarvela, preferisco che voi interroghiate la vostra.

Chiedetelo a voi stessi: voi sapete fare un altro passo? Voi sapete, dopo, tornare a casa?

Voi avete una casa? Ecco, su questo mi interrogherò anche io…

Intanto ammiro Luca tornare alla sua e capisco il vero significato della ricerca spaziale, del viaggio, dell’esplorazione e della scoperta:

Ci spingiamo sempre più lontano, solo per avere un altro posto dal quale tornare a casa!

Voi, adesso, siete in viaggio o siete a Casa?

Un pensiero su “Astro Luca torna a Casa

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