Apologia del single

Il single ha la stessa sorte del caos.
Un fraintendimento continuo lo riguarda.

Così come il caos non viene mai preso per se stesso
ma è sempre considerato come ciò che non è
(dis-ordine è il caos, non ordine dunque)
Allo stesso modo il single.

Il single è un mancato accoppiato,
un calzino spaiato come dice Vinicio.

Ma io vorrei spezzare una lancia
o se non c’è, almeno una biro,
per il single e per il suo io.

Il single infatti magari ha il coraggio,
guadagnato in anni,
e con molta fatica,
di dire a se stesso,
che lui si basta,
che lui è diventato amico,
amico della sua vita.

Il single infatti non può
incolpare qualcuno
per la propria infelicità,
e allora è costretto a conviverci.

Ma è qui che accade il miracolo:
quando convivi
con la tua infelicità
senza incolpare qualcuno
lei alla lunga
diventa
umiltà.

E l’umile apprezza l’istante.
Vede la bellezza dell’intero,
oltre la parte.
Oltre un tempo lineare di un progetto
il single è testimone del cosmo.

Sto esagerando?

Magari il punto è che dentro ogni coppia si nasconde un single.
Magari il punto è che non esiste accordo
senza singole note.
Magari il punto è
che facciamo enorme fatica
a essere felici e basta,
senza motivo,
da soli,
dei nostri
organi,
del loro
ritmo.

Abbiamo bisogno sempre
di un sogno,
di un senso,
di un’occasione,
di una persona,
di un qualcosa d’altro
da mettere vicino
al nostro nome.

Che sia “dottor” “marito”, “moglie”, “amico” o “amante”
la cosa che conta è che sia una nomina da noi distante.
Distante nel senso che
ognuno per essere se
deve colmar vivendo
quella distanza,
che in realtà non dista
ma soltanto inganna.

Quindi questa apologia del single come si conclude?

Con un annuncio.
Una marcia.
Una marcia d’annuncio.

Una camminata pratica-mente.
In cui,
ogni volta
che sono stanco,
mi inginocchio
e
MI
chiedo
di sposarMI

https://www.facebook.com/poesiaurielnahual/

Un pensiero su “Apologia del single

  1. Sì io le esperienze più belle le ho vissute da single. Guardandomi allo specchio o su un selfie da solo al cellulare, fatto dopo una giornata di studio o di lavoro, guardandomi le occhiaia e andando a letto da solo, prendendo l’autobus solo e osservando liberamente la gente, odiando la mia solitudine con la quale convivo, della quale sono innamorato perchè lei non mi darà mai sofferenza, forse noia, ma la sofferenza la può dare solo un’altra persona, che arriva, ti prende l’anima e poi se ne va…

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