Dolce amare (sapore di Spritz Cynar)

Riflessi chiari d’acqua di un’umida sera di agosto emergono dal silenzioso ondeggiare di una zattera a forma di barca che costeggia uno dei tanti bacari veneziani. Nel sestiere di Cannaregio, ci siamo io ed Anna a brindare alle leggerezze e alle passioni infervoranti, agli amori e ai successi che fanno seguito alle episodiche fasi di scoraggiamento tipiche della nostra età. In quell’istante, tutto ciò che scorre altrove, compresa la notizia della caduta del Governo italiano, diventa brusio in lontananza che non disturba i sogni e le speranze di due amiche, donne sulla trentina non ancora abbruttite dalla fatica delle mogli o delle madri.

Stare in compagnia di Anna per una sera nella Serenissima laguna veneta, nonché una delle città più affascinanti al mondo, è il meritato approdo di un vero e proprio pellegrinaggio durato dodici ore, di cui il corpo, come per miracolo, non ha accusato la stanchezza. Nonostante il lungo viaggio, nonostante i due cambi di autobus, nonostante l’incapacità di assopirsi o semplicemente di alzarsi in piedi da un posto attaccato al finestrino, nonostante tutte le ragioni del mondo, il 20 agosto 2019 è entrato a far parte di quella non infinita lista di giorni non sprecati che ciascun essere umano sa di avere scritta nel suo destino, ma che non gli è dato di consultare. Perdiamo così tanto quando ci risentiamo per il tempo sprecato, senza accorgerci che il più grande rimpianto non dovrebbe risiedere nella quantità delle ore, ma nella loro qualità. Ebbene, quelle che hanno scandito la notte del 20 agosto 2019 fanno sì che questa data, con assoluta certezza, resterà impressa sul calendario immaginario della mia esistenza.

E mentre insieme continuiamo a viaggiare, stavolta con mente e parole, tra un cicchetto e un sorso dolceamaro di Spritz Cynar, qualcosa si muove intorno a noi. Sono gli occhi di un gruppo di turisti tedeschi la cui tempra dura di una lingua dai suoni gutturali si addolcisce nel tentativo di incrociare i nostri sguardi, favorito dagli umori dell’alcol.

Lo spavaldo Christoph, da bravo esperto di comunicazione e public relations, allunga un braccio verso di noi per offrirci da bere. D’altra parte, come mi ripeto da qualche tempo, «i trent’anni sono i nuovi diciotto», e un po’ di quella incoscienza adolescenziale, di trasgressione all’antica regola di non accettare niente da uno sconosciuto, il più delle volte non ha fatto male a nessuno. Dopo un primo tentennamento, accettiamo il dono, ringraziando con un inglese claudicante e ostacolato da una buona dose di timidezza. Rassicurante e agli antipodi appare la presenza di Georg, che si scopre presto condividere con me molto più di un semplice essersi alzato alle cinque per partire o lo spirito folle del viaggiatore disposto a spendere il biglietto di volo andata e ritorno da Berlino per soggiornare meno di quarantott’ore in una bella città.

«Cosa fai nella vita?». «Sono un giornalista». «Anche io». Gli mostro il mio tesserino dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti faticosamente acquisito, e scopro che in Germania non esiste nulla di simile. Ci beviamo su, dico a Georg che amo lo Spritz Cynar, che è uno spritz fatto con un liquore con estratto di carciofo, un vegetale di cui non conosco il corrispettivo in inglese. Mi dico che non fa nulla se non me lo ricordo, e vado con lui nel bacaro “Al Timon” per comprare due Spritz Cynar. «Niente spritz a quest’ora, per principio. Siamo veneziani e non facciamo aperitivi dopo cena». Nella mia testa mi chiedo che cosa ne sa il barista se uno ha cenato oppure no, se sta all’aperitivo o alla frutta o si è alzato alle tre del pomeriggio perché ha lavorato di notte fino all’alba e a quell’ora ha fatto solo la colazione. C’è gente a questo mondo che non sa neppure che cosa significhi cenare perché non se lo può permettere, che resta a digiuno per settimane, che mangia otto volte al giorno, che salta un pasto per abitudine, o ancora, come nel caso di Georg, che non ha mai provato uno Spritz Cynar in vita sua. Comunque sia, evito qualsiasi affronto e ordino solo quattro bicchieri di amari misti, dando fintamente ragione al barista; tanto, come si dice dalle mie parti, la ragione è dei fessi. Ritorniamo sulla piccola barca-zattera con gli altri. Anna e Christoph sembrano aver raggiunto un livello di confidenza superiore al nostro. Condividiamo con loro i quattro bicchieri, che, neanche il tempo di essere offerti, diventano tre a causa di un evento irreversibile e di cui non si comprendono bene le dinamiche. Tra Anna e Georg, che è un vero gentiluomo, chi si assume la totale responsabilità del maldestro rovesciamento e si scusa è il secondo. Anna intuisce, così, che dietro l’elevata statura fisica e sociale dell’uomo, giornalista e politologo di successo, si nasconde uno spirito magnanimo e dotato di impressionante umiltà. «Di che segno sei?», domanda a Georg Anna, curiosa e sempre pronta a dedurre tratti del carattere soltanto attraverso una data di nascita. «Acquario». «E ascendente?». «Cacca». Fragorose risate di tutti, Georg compreso, per colpa di una consonante confusa. Lui, almeno, ha confuso crab, cancro, con cacca, crap. Non è forse il cancro un segno di merda? Io non sono da meno e raddoppio l’equivoco per banale ignoranza: «I’m “cancer” too!». Sono un cancro anche io. E mentre lo dico, penso in fondo – neanche tanto in fondo – di coincidere, insieme al mio segno, con un male incurabile, contraddistinto da sbalzi di umore e un desiderio di concretezza opposto a un’indomabile insicurezza. Per non parlare della grande creatività dei nati sotto questo segno: vero, è un pregio essere dei creativi, ma vogliamo parlare di come per diventare così estrosi noi del cancro abbiamo bisogno di catapultarci in situazioni di forte disagio, di vacillante equilibrio, di romantica incompiutezza per provare quella vertigine, per sognare come sarebbe andata a finire se…, per sentire sulla nostra pelle infiammata quel soffio che si chiama ispirazione e che per i romantici tedeschi coincide con la parola Streben, una tensione verso l’assoluto che porterà ad entusiasmarci, a fare di noi dei poeti, delle guide spirituali, dei salvatori del mondo?

No? E allora, perdonatemi, perché sto scrivendo?

Cado dal tetto dei miei pensieri confusi e ritorno sulla barca-zattera. Le elucubrazioni mentali terminano molto in fretta quando si è in buona compagnia. Anna e Christoph stanno già dandosi appuntamento al giorno dopo, quando faccio notare a Georg che le ventiquattr’ore che gli sono capitate di trascorrere in Italia sono quelle in cui è caduto il Governo presieduto da Giuseppe Conte. Un altro dimenticabile capitolo della Storia italiana dell’ultimo quarto di secolo si è concluso, proprio oggi. Non ci fermiamo da dove siamo e continuiamo a parlare, ma con la coda dell’occhio osserviamo Anna e Cristoph, il cui rapporto sta viaggiando su binari pericolosi. «I have to save her…», dico a Georg, mossa da un’innata filantropia, e intanto esaurisco gli ultimi argomenti di una conversazione interessante. Christoph sussurra parole nell’orecchio di Anna, che si discosta fisicamente da lui, ma non vorrebbe darlo troppo a vedere. Anna non ce la fa a dire basta. Quella parola non riesce a uscire dalla sua bocca, anche se il corpo la sta pronunciando da diversi minuti. Guardo la scena – che non è una “scena”, bensì la realtà che sta accadendo sotto i nostri occhi – e all’improvviso elaboro che questi potrebbero costituire gli istanti che anticipano uno stupro. Contrariamente al mio solito e ingenuo ottimismo, quindi, inizio a credere che sia giunto il momento di prendere la strada di casa. Ci alziamo, o meglio, dobbiamo andare via per cause di forza maggiore: riceviamo l’ordine dal barista di sgomberare la piccola barca-zattera dove siamo rimasti solo noi quattro. Mi viene in mente la povera Cenerentola davanti alla carrozza a forma di zucca, costretta a interrompere la sua notte fatata. Non chiedetemi come, ma dopo pochi minuti mi ritrovo a cantare insieme ad Anna Malafemmena, un piccolo dono per Christoph. Dopotutto, Christoph è un uomo di mezza età che sprizza voglia di vivere da tutti i pori. D’ora in avanti replicherà un motivo di accompagnamento ispirato alla nota canzone napoletana.

Georg sembra spaesato dai toni della serata, e tuttavia conserva il tipico aplomb di uomo di raffinata cultura, con cui i miei occhi hanno voluto identificarlo. Quel fascino delicato e insolito, che di rado le donne sembrano capaci di apprezzare. Certi uomini più appaiono lontani dal richiamo della carne e controllori dei propri istinti, tanto più sono affascinanti e misteriosi. Quali emozioni sarà in grado di regalare sotto le lenzuola, il nostro Georg? Resterà un segreto, una fantasia. Come per lui il sapore dello Spritz Cynar. Il cocktail mancato, desiderato, immaginato. Il drink del momento sbagliato. Era questo il sapore con cui la mia serata con Anna si era aperta alle allegre bevute e con cui sarebbe stato perfetto – esattamente com’è stato – chiuderla: il dolceamaro. Il sapore dello Spritz Cynar.

Io e Anna decidiamo di fare un altro po’ di compagnia ai due tedeschi, che, ormai, non si sa bene quando, sono stati abbandonati dal resto del gruppo. Decidiamo di vagare senza una meta, attività che in una città come Venezia rappresenta quanto di meglio si possa fare per passare insieme le ore notturne. Non dura molto, però. Mentre siamo sul ponte di via degli Ormesini, lo spudorato Christoph canta e trascina Anna in un ballo, azione che è costata il giorno seguente, ad Anna, ore di dolore a una spalla e lamenti. Nonostante i tentativi, o proprio a causa di quegli espliciti e insistenti tentativi di approccio, Christoph non riesce ad averla vinta. Vorrebbe un bacio da Anna, e certamente molto altro ancora. Ma, almeno, un bacio. Non si dà pace. Anna, tra il serio e il faceto, forse ignara che tra me e Georg sotto il velo della chiacchiera si fosse insinuata nel frattempo una sottile attrazione, lancia una sfida e punta l’indice verso di noi: «Se si baciano loro, ci baciamo anche noi!». Tempo venti secondi, Cupido scocca il dardo. Io e Georg, l’uomo dall’aplomb che in apparenza non gli farebbe mai commettere leggerezze, ora siamo come due bambini in cerchio al gioco della bottiglia. Ci guardiamo. Sorridiamo. Ci baciamo. Sono baci dolcissimi, bellissimi, incorniciati dagli sguardi muti di Anna e di Christoph, e dalle architetture veneziane. Stretta e piccola nelle lunghe braccia di Georg, «è la prima volta che bacio uno straniero», lo confesso. L’emozione cresce come durante il primo bacio mai dato, quella volta in gita scolastica a dodici anni. Ora io e Georg parliamo finalmente una lingua comune, la lingua dell’amore, e ci esprimiamo in tutto il nostro meraviglioso potenziale.

Ci baciamo sotto il cielo di Venezia, incarnazione del nostro Cupido. La città del Fuoco di Gabriele D’Annunzio e dello scrittore libertino Giacomo Casanova. Siamo stregati dalla sua sensualità, elemento naturale che si annida e cresce in ogni suo anfratto. Sono certa che come noi, decine di persone, un po’ più in là, staranno facendo lo stesso e si staranno baciando.

Le luci dei locali si spengono, il manto buio della notte cala su tutta la città. Le stelle sembrano di colpo più grandi. Si sono avvicinate agli amanti per rischiararne i volti, per osservarli meglio, come in preda alla gelosia. Il tempo passa. Siamo prossimi ai saluti. Le mani si sfiorano un’ultima volta, e lontane si agitano con gesti sempre più ampi fino a scomparire dietro l’angolo della calle. Ma il destino decide di farci uno scherzo. Ci incontriamo nuovamente su un’altra via, perché le nostre labbra e i nostri abbracci, prima di lasciare per sempre la laguna, possano unirsi ancora. Succede proprio lì dove mi ero fermata a fissare un negozio, in un punto casuale della città. Da pochi giorni quel negozio mi era diventato familiare. Quel negozio si manifesta ai miei occhi come una sorta di epifania, di madeleine di proustiana memoria. Prende per mano il mio pensiero e lo accompagna nella mia Amalfi, rivale storica della Serenissima. Ne sento irresistibile il richiamo. Lo ascolto. La sua voce risuona in me. Costeggiando il mio cuore, quel suono vibra forte, fino allo stomaco.

2 pensieri su “Dolce amare (sapore di Spritz Cynar)

  1. Eeehh ci sono luoghi e atmosfere che, quando se ne ha l’opportunità, meritano la ciliegina sulla torta (più che ciliegie, sono dei limoni, mo che ci penso), anche se con sconsciuti apparsi più o men dal nulla e su cui non si era mai fantasticato, basta che abbiano il loro perché 🙂

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