Filastrocca delle spine

Cosa vuoi che ne sappia io, che mi contraddico sempre,

che mi confondo facilmente, perché dalla vita ho raccolto solo spine, solo bugie.

Cosa vuoi che ne sappia io, di come si fa l’amore, di come si fa ad amare.

Io non so mai da dove cominciare, invece, so sempre come va a finire.

Ad alimentare aspettative, ad immaginare

che esista un posto qualsiasi in cui da scogli distributori si smerci l’aria

per chi come me non è un pesce davvero e non ha mai imparato a nuotare.

Cosa vuoi che ne sappia io, di libertà e colpi di stato, di inganni chiari,

di spezzare catene e affrancare schiavi e tenere insieme i pezzi di un io,

come vuoi che capisca, dentro questo filo spinato, che tutto è malato,

che tutto è finito, se alla fine mi manca il fiato.

Io che non ho mai avuto controllo, io che affondando ho sempre cercato

un salvagente, un piede, un qualsiasi luogo in questo circoceano circolare,

in questo mare, dove anche chiusi in gabbia si potesse respirare.

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