Cosa c’è dietro il mio “OK”

“OK” è una parola che, per me, può avere un significato molto più ampio di quello classico: è più una ricevuta di ritorno, che un assenso.

“OK”, spesso, per me vuol dire qualcosa del tipo “ho provato a fartelo capire, ma è impossibile!”.

Insomma, se ad un certo punto della discussione comincio a rispondere solo “OK”, vuol dire che su quell’argomento mi sono arreso e che considero causa persa il continuarne a discutere.

Mi capita con tutti, dallo sconosciuto a mia madre: quando capisco che dall’altra parte si cominciano i voli pindarici pur di prendersi una ragione. In quel caso io smetto di parlarne. Perché dovrei?

È inutile continuare una discussione, se anche uno solo dei partecipanti non è totalmente onesto: io tempo da perdere non ne ho e non ne voglio avere!

Vi faccio un esempio, ovviamente del tutto immaginario: supponiamo che un vostro amico molto caro sia un giocatore d’azzardo patologico Voi tentereste di farlo smettere giusto? Magari cambiando le sue abitudini, parlandoci, facendogli esempi e spendereste molto (vostro tempo) e (vostre) energie. Giusto?

Ecco, ora supponiamo che, un giorno, per caso, voi incrociaste quell’amico per strada, mentre esce esattamente da quel circoletto con le slot abusive, nel quale abitualmente si reca a giocare e che vi dicesse che è entrato solo per comprare lo sigarette.

ECCO, a questo punto tra il mio cervello e la mia bocca avviene il cortocircuito, nel senso che la mente pensa “Ma che cazzo, davvero mi fai così stupido? Hai il tabacchi sotto casa e ti fai un chilometro per comprare le siga di contrabbando? GUARDA CASO proprio nel circolo con le slot!”, ma le parole traducono tutto con un semplice “OK”.

Perché, del resto, affrontare ancora l’argomento, quando è così chiaro che dall’altra parte non si ha la minima intenzione di cambiare le cose? Sono tuo padre? No! Allora “OK”!

“OK” anche perché ad un certo punto dall’altra parte si permettono anche di innervosirsi, quando gli fai notare cosa è appena accaduto: tu DEVI credergli! NO, io devo andare a portare a pisciare il cane, quindi “OK”! E Smettila di mostrarmi il pacchetto di sigarette, lo vedo che ce l’hai… Ce le ho anche io, vedi? Le ho comprate al tabacchi sotto casa tua!

Ovviamente, il rapporto con quell’amico si deteriorerà, perché nessuno, se sano di mente, ha voglia di farsi prendere per il culo da un giocatore-bugiardo-patologico, almeno non dopo il centesimo tentativo di farlo ragionare.

“OK” è la stessa parola che utilizzo quando capisco che qualcuno basa le proprie teoria su ideologie e “sentito dire”: “OK” rispondo ai fascisti che parlano di migranti, a chi ripete la solita solfa del “è colpa dell’euro”, a chi “il matrimonio gay è contro natura”.

INSOMMA, per farla breve, “OK” è il mio modo di evitare una discussione inutile, di qualsiasi genere.

Quindi, se volete una discussione con me, se volete che vi prenda sul serio, per favore abbiate rispetto della mia intelligenza, altrimenti… OK!

“OK” è il mio modo di tenermi il fegato sano!

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