Cronache dal 2019

Prologo

Quella strana sensazione di non appartenenza continuava a bucarle il petto, rigirarle nello stomaco e intorpidirle la testa. Era un tiepido pomeriggio di inizio primavera quando, stesa sul suo letto, pensava che tutto quello che aveva fatto fin’ora doveva per forza far parte di un karma che la stava portando nella giusta direzione. Nel posto dove doveva stare. E tutto ciò che era avvenuto fino a quel momento e anche quello che sarebbe avvenuto in futuro altro non erano che dei passaggi naturali e ineluttabili verso la sua felicità. A tutto questo pensava quando pensava alla sua vita fino a quel momento. A tutto questo e non ad altro quando pensava alle lotte future, ai sorrisi leggeri, agli abbracci sottratti, alle lacrime calde. C’era sicuramente un senso in quel groviglio di avvenimenti, emozioni e sensazioni e la vita glielo avrebbe mostrato. Essere una giovane donna a quei tempi non era semplice. Era il 2019 e in Italia tutto lasciava intendere che si era libere e niente dimostrava che lo si fosse realmente. C’erano conferenze e convegli contro gli aborti e pro famiglie “tradizionali”. Ma più di tutto la preoccupava, in quella generale confusione, il rapporto con le altre donne. Si oggi inaspattatamente la cosa si era evoluta così. Quanto il suo conflitto con il mondo la trascinava inevitabilmente a essere parte del dramma (o della commedia) del conflitto femminile? Quanto era vittima e in cosa carnefice?

Diceva e pensava di essere dalla parte delle donne, ed effettivamente e concretamente lo era. Ma cosa dentro di lei lottava costantemente contro la sua femminilità e contro quella di tutto il genere? Le donne possono essere davvero e profondamente amiche tra loro? – Si domandava, sul suo letto mentre fissava il bianco soffitto. Non era la prima volta che era un’attrice del dramma (o della commedia) del conflitto femminile. Non era la prima volta che le dinamiche scattavano tra amiche e che lei si sentiva l’artefice inconsapevole che aveva dato il via al gioco. Quante morti aveva lasciato per strada senza saperlo? Quante causa poniamo senza consapevolezza e quindi senza poterne controllare gli effetti. Una donna intelligente pone costantemente cause di competizione. Innesca nell’animo femminile la rivalsa. E’ colpevole di essere l’elemento destabilizzante del potere vigente e allo stesso tempo ne è vittima. Cosa deve fare una donna intelligente? – Si chiedeva divertita e preoccupata. Deve pirandellianamente indossare la maschera sociale? In questo caso può scegliere tra tre opzioni:

  1. La santa devota ai volori “tradizionali”.
  2. La puttana che scardina questi valori.
  3. L’ancella ovvero colei che non riesce a realizzare pienamente nè gli uni nè gli altri e che è quindi “vittima”.Colei che “poverina non si è sposata”, “non ha un compagno”, “Non si diverte”, “potrebbe scopare di più”…

L’uguaglianza sociale le sembrava un’utopia visto che tra le parti più deboli (donne in primis) la lotta intestina era estenuante.

Rifletteva sul fatto che le umane dinamiche di gelosia e sopraffazione prendevano il sopravvento rapidamente nei cuori e anche le donne più emancipare erano artefici del conflitto. Spesso incosapevolmente con sguardi guidicanti, commenti acidi, competizioni improbabili.

A volte talune mettevano al mondo figli per preservare il territorio e non volevano essere pienamente consce della reale volontà e della fedeltà dei compagni. Era un punto di arrivo, nel 2019. Avere un figlio, una famiglia voleva dire essere a posto. Soprattutto a una “certa” età. Anche se si era contro i convegni nazionali sulle famiglie “tradizionali”.

“Si può stare anche da sole” – Le era stato detto. E lei ci pensava e ripensava. Quanto realmente dentro di sè ci credeva? Questo significava essere mancanti o piene? Piene di qualcosa che non fosse Altro da sè? Qualcosa che non fosse un compagno, un figlio, un genitore, un lavoro. Nel 2019 era possibile stare soli. Ma la parola sola, sebbene non fosse esplicito, era sempre accompagnata da un senso di maliconia. Sola ovvero “una che non ha trovato nessuno”, che aspira a trovarlo per “sistemarsi”. E se questo non avviene allora è una che non ce l’ha fatta davvero. Che non è stata scelta. Se lo chiedeva perchè aveva compreso che lei non era migliore di altre. Che anche lei anelava a “essere scelta”.

Ma lei si era davvero scelta? Voleva fare la scrittrice ma non ne aveva il coraggio. Era una di quelle persone che vivevano il talento come un peso perchè troppo pigre per sostenerlo. Lei preferiva non fare perchè in realtà le era più comodo. Sapeva che se fosse emersa sarebbe stato difficile tornare a nascondersi. Ma aveva anche voglia di raccontare il mondo, di regalare una fissità alle impermanenti cose umane. Decise allora che avrebbe scritto di personaggi di fantasia che si ispiravano a storie vere ma che se ne distaccavano allo stesso tempo. Occorreva mettere nero su bianco e lasciare una cronaca di questo 2019. Anche solo a se stessa. Occorreva non tralasciare niente e non lasciar fuggire quel momento di evoluzione verso la consapevolezza. Non sapeva ancora niente di sè e tutto intorno a lei poteva aiutarla a scoprirlo. Inoltre provava una vera e profonda compassione per quelle anime che le aleggiavano intorno. E voleva sinceramente studiarle per poterle amare e attraverso loro amare le sue parti oscure e inesplorate.

Fu così che quel pomeriggio, da sola nella sua stanza, diede vita alle sue “Cronache dal 2019”.

E forse per la prima volta nella sua vita si rese conto di non avere aspettative ma solo una grande voglia di raccontare.

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