Piroetta – riflessioni sull’equilibrio

Quando si fa la piroetta si sta in equilibrio, ma in realtà non si sta in equilibrio.

Si può stare in equilibrio su due gambe, normalmente, tenerle leggermente divaricate, le braccia lungo i fianchi, la linea che dalla testa scende giù e attraversa il pube puntata tra i due piedi. Così si sta in equilibrio, fermi.

Cosa succede quando cammini? Non sei in equilibrio? Cadi? No, non cadi per forza. Cadi se perdi l’equilibrio, ma puoi tenere l’equilibrio senza stare fermo. Eppure un momento sei solo su una gamba, il peso spostato in avanti, la tensione nel basso addome (non te ne accorgi, ma c’è) e il momento dopo sei sull’altra e così un passo dopo l’altro, senza pensarci. Puoi anche camminare di lato. Salire le scale. Correre, saltare, e pensa, senza cadere, senza il bisogno di pensare a come fare per non cadere. Anzi, come diceva Kant, se non sbaglio, è proprio quando pensi che cadi.

Quando si fa la piroetta si sta in equilibrio, ma su un solo piede, sulla punta di un solo piede, sfruttando l’altra gamba e le braccia come vele nel vento e facendo partire, in realtà, la rotazione dal bacino (e dalla spinta della gamba su cui sta il peso. Cioè, per girare, devi salire su, o piegarti verso il basso, rimanendo ferma sul baricentro. Ci vogliono ore e ore di tentativi per girare bene, senza inclinare il busto in avanti. Ore? A volte ci vogliono mesi.

Anche quando si balla in due.

Quando si balla in due la piroetta devi comunque saperla fare da sola. Con il gomito nella posizione precisa, in modo da non fargli un occhio nero, le spalle in giù, lo sguardo in avanti, pancia in dentro, petto in fuori. Se il partner ti lascia la mano, tu non devi cadergli addosso, in linea di principio. Eppure, in linea di principio, lui non deve lasciarti la mano, né tirarti, spingerti, trascinarti. Ogni sua leggera pressione deve servire solo a indicarti la direzione, e l’equilibrio della coppia sta proprio nell’esercizio continuo delle forze centrifuga e centripeta che muovono i partner l’uno verso l’altro e l’uno lontano dall’altro. Per questo, per quanto tu la piroetta debba saperla fare da sola, senza appenderti al braccio del partner come un peso morto, la verità è che se lui non ti sa guidare, la danza sarà scadente comunque. Penso a quei partner che ti tirano su il braccio annullando la curva del gomito, a quelli che ti tagliano la strada mentre giri, a quelli che ti pestano i piedi, ai quelli che non stanno in equilibrio loro stessi e poi sono i primi a dirti: “Beh? Vuoi forse guidare tu?” E mi verrebbe voglia di rispondergli: “Non ho molta scelta, se tu l’uomo non lo sai fare.”

Detto questo: stare in equilibrio significa stare fermi? Significa non cadere? Dato che anche ciò che cade è in equilibrio: non era in equilibrio mentre stava cadendo, ma l’oggetto caduto non è che un oggetto che ha trovato un nuovo equilibrio. Un uomo disteso per terra è molto più in equilibrio di un uomo in piedi, da questo punto di vista, perché ha molte meno occasioni di cadere. Per quanto rimanere distesi tutto il giorno non sia poi così emozionante.

Quindi ci emoziona il rischio, il rischio di cadere, che deriva dall’avere un equilibrio precario, ma non ingestibile. Un equilibrio come quello della camminata, della corsa, o della piroetta.

L’equilibrio può essere eccessivamente precario. Se continui a cadere e a battere la testa, se non riesci più a cambiare posizione con agilità, se sei appesa al partner per il mignolo e ti si stanno strappando i tendini sotto l’ascella. 

La maggior parte delle volte, invece, ci angosciamo davvero per nulla, perché le cose, compresi noi stessi, sono molto più in equilibrio di quanto noi crediamo.

Io, per esempio, sembrerò instabile a volte, lo so. Per non sembrare instabile mi sono addirittura messa ferma, su due piedi, dritta, ad aspettare che qualcuno mi dica: “Tò, che brava che è a stare in piedi!” Ma niente. Perché in piedi ci sanno stare tutti.

Io invece voglio volteggiare, perciò non me ne frega più di ciò che sembra. Io giro. Se cado, mi rialzo, e non voglio una medaglia per questo: è quello che fanno tutti.

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