Non ci sono

Io non ci sono, non vedi?

che non rifletto nello specchio

nella stanza stipata,

che le porte scorrevoli non si aprono.

Non lascio ombra né traccia

con il piede sulla sabbia, l’onda

non mi cancella. Non vedi?

non rimbomba il mio canto

nella rampa di scale

la penna non scrive

lo stomaco non fa male

e il getto nella doccia punta dritto

verso il piatto, e non carezza

la pelle tra i seni e le clavicole.

Io non ci sono, non vedi?

il vuoto che ho lasciato tra le moltitudini

sulle scale mobili,

nei treni, non senti?

il mio silenzio che stride tra i binari,

nei grovigli di musiche nei centri commerciali,

dentro al brusio dei vivi e dei presenti?

Sono tornata come i morti dalle guerre:

in piedi me ne sto in mezzo al cortile

canuta e con i solchi sulle guance,

la bisaccia al collo e il vestito strappato;

mi guardano attraverso, come si guarda

un Gesù resuscitato,

mi domandano: “Sei qui?”

e mi infilano un dito nel costato.

Io non ci sono, sono

l’altra vita che mi ha consumato.

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