Millenovantasette più uno

Sono libero, dopo 1097+1 giorni di prigionia, forse anche di più: il bello è che neanche me n’ero reso conto.

Ho iniziato questo articolo almeno dieci volte, tentando un incipit ad effetto, per poi rendermi conto che non c’è, non esiste e non potrebbe esistere.

Che sapore ha la libertà, che colore, che odore… Che suono ha?

Pensavo sarebbe stata dirompente e improvvisa, profumata e saporita, invece è stata silenziosa, insapore, discreta, timida, arrivando in punta di piedi.

Me ne sono accorto stamattina, in auto, andando a lavoro, quando mi rendo conto, all’improvviso, della data riportata sul telefono, mentre staccavo la quarta ripetizione della sveglia: 24 Luglio 2018.

Per voi questa data è anonima e lo è anche per me, semmai è il giorno prima a non esserlo stato per un lungo periodo di tempo.

Il 23 Luglio di tre anni fa, infatti, feci un errore che avrei pagato per gli anni successivi, il cui fantasma mi ha accompagnato ogni notte ed ogni giorno, in ogni gesto, in ogni incontro, lungo ogni strada…

Poi, oggi, mi sono accorto che quel giorno era passato e non ci avevo fatto caso: oggi mi sono reso conto di essere, finalmente, libero.

Ho avuto la conferma quando ho dovuto fare i conti per calcolare il numero dei giorni, mentre appena qualche mese fa lo ricordavo a memoria: mi bastava fare “+1” ogni giorno, oggi invece sono a “+1” dal non ricordarlo.

Silenziosamente il fantasma di Her ha lasciato il mio letto, senza permettere a quello di Elims di prenderne il posto: per la prima volta, dopo 1097 giorni o forse dopo tanti anni in più, vado a dormire da solo: libero, perché liberato, perché senza catene.

La libertà, tuttavia, ha un prezzo ed io ho pagato quello più alto: la rinuncia ad Aurora, a quella parte di me che trasformava le catene in poesia. Sono libero, perché no nne sento la mancanza.

Cosa farò, adesso, di questa libertà? Esattamente quello che sto facendo, senza cambiare una sola virgola, perché non sono diventato libero oggi, solo perché me ne sono accorto: lo ero già ieri, lo sono da chissà quanto tempo e, ripensandoci, ne riconosco i sintomi, le conseguenze e gli effetti, nei mesi appena trascorsi.

Sono libero di annoiarmi, sono libero di sparire, sono libero di non dare spiegazioni, sono libero di decidere chi merita di togliermi gli occhiali: sono libero dalle lenti distorte che mi offuscavano la percezione delle cose, degli eventi e delle persone.

SONO LIBERO DI NON DOVER DIMOSTRARE, se non a me stesso, se non se mi va.

Oggi non sono più 1097 giorni + 1 di prigionia, oggi è giù un giorno di libertà.

2 pensieri su “Millenovantasette più uno

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