After - dopo

Edward: un’ex donna oggi uomo

Qualche giorno fa ci siamo introdotti nel mondo delle transgender e abbiamo intervistato Enrie, una ragazza che da uomo ha scelto di diventare donna. Il termine abbreviato per descrivere questa transizione è  MtF – Male to Female (da maschio a femmina). Oggi invece vorrei affrontare lo stesso discorso ma all’inverso: ovvero quelle persone che nascono di sesso femminile ma che si sentono uomini e che quindi decidono di diventarlo. Questo processo viene chiamato FtM  – Female to Male (da femmina a maschio).

Per questo motivo ho deciso di contattare Edward (nome di battesimo Giorgia).

Edward è di Roma ma  vive a Torino e ha 28 anni.

  1. Ciao Edward, come stai? Ti ringrazio di avermi concesso qualche domanda per raccontare la tua storia…

Ciao! Io sto molto bene! Grazie a te per avermi proposto questa intervista.

  1. Benissimo, partiamo subito… so che il tuo percorso per diventare Uomo non è ancora terminato, ma partiamo dall’inizio, quando hai capito di non riconoscerti più nel tuo sesso biologico e di dover quindi cambiare?

Comincio col dire che si tratta di un percorso e di una consapevolezza di sé stessi completamente soggettiva. Infatti io ho raggiunto questa conclusione a 20 anni. Prima di allora, per tutta la durata della mia vita sentivo crescere in me un disagio: non stavo più bene con me stesso. Ad esempio pur sentendomi attratto dalle donne non mi sono mai sentito lesbica e non mi sono mai sentito una donna che è attratta da altre donne. Nel tempo ho cominciato ad avere esperienze attribuibili culturalmente a quelle di un maschio e più ne avevo e più mi sentivo a mio agio. Lo stesso con gli abiti: più osavo nel vestirmi in maniera maschile e più ero felice. La realizzazione nel mio caso è giunta a tappe. E’ stata un’evoluzione, nel corso degli anni e a 20 ho raggiunto la maturità di poter capire razionalmente quello che sentivo e che percepivo da quando sono nato. L’ho vissuta bene perché ho avuto la possibilità di capirlo naturalmente. La decisione razionale di voler cominciare un percorso di transizione è venuta da sé in maniera molto naturale. Semplicemente un giorno mi sono detto: Amico mio, tu sei un uomo.

 3. Come hai affrontato questo discorso in famiglia? E come sono i rapporti oggi?

Quando cominci un percorso di transizione o anche solo ipotizzi di volerlo fare, qualsiasi sia la tua situazione familiare, hai paura. Proprio perché questo percorso, a mio avviso, va contro molte strutture culturali che sono diventate convenzionali per la società in cui viviamo. Io sono cresciuto in una modern family, priva di tabù e dove si può parlare di tutto senza problemi. Nonostante questo avevo paura di dirlo ai miei genitori perché temevo che non capissero e che mi ripudiassero. Quando poi mi sono deciso, ne ho parlato con mio padre il quale mi ha risposto “sono contento che tu ci sia arrivato, io già lo sapevo di avere un figlio invece di una figlia”. Quando ne ho parlato con mia madre è stato lo stesso, anche se le madri sono sempre un po’ più apprensive. Tu pensa che è stato mio padre ad aiutarmi a cercare le strutture per cominciare questa transizione. Mi sono stati vicini allora come oggi e naturalmente ho mantenuto lo stesso splendido rapporto che ho sempre avuto con loro. So di essere un ragazzo fortunato perché purtroppo in Italia, il mantenere buoni rapporti con la famiglia e transizionare sono due cose che spesso non sono compatibili.

  1. So che il percorso da donna a uomo è molto complesso e che si può andare incontro a molte complicazioni. Si parte dall’assunzione di testosterone fino a poi arrivare ai vari interventi per la ricostruzione dell’organo genitale e per togliere il seno… come funziona? In che cosa consiste effettivamente la terapia?

La terapia ormonale consiste semplicemente nell’assumere testosterone attraverso un’iniezione o un gel spalmabile. Ovviamente il farmaco, il dosaggio e il periodo tra un’iniezione e l’altra sono molto soggettive. Per poterla cominciare occorre un certificato, una relazione, che attesta che in base alle sedute psicologiche svolte insieme alla psicologa del centro o al professionista a cui ci si è rivolti, che si è disforici (la disforia di genere è il termine medico per descrivere persone che si sentono appartenere al genere opposto) e quindi idonei a cominciare la terapia ormonale. Per prassi, anche se va a discrezione del centro in cui si segue il percorso, quando si comincia la terapia ormonale, il primo anno è denominato Real Life. Si tratta di un primo periodo in cui la terapia è blanda, in modo da capire se la persona seguita comincia a trovarsi a suo agio da uomo nella società con i rispettivi cambiamenti fisici desiderati. Infatti dopo un certo tempo e un certo dosaggio i cambiamenti sono irreversibili per cui non si può tornare indietro. Anche per potersi operare occorrono delle relazioni e certificazioni che vanno a testimoniare un certo tipo di percorso da presentare poi ad un giudice che, attraverso una sentenza, autorizza gli interventi.

(Ci tengo però a precisare che non è obbligatorio sottoporsi agli interventi. Come la terapia ormonale è soggettiva, nel senso che ognuno in base a ciò che desidera opta per un dosaggio particolare di assunzione di testosterone sempre però sotto stretto controllo dall’endocrinologo)

Dopo aver ottenuto la sentenza/autorizzazione del giudice ci si può mettere in lista d’attesa per essere operati. La prima operazione a cui ci si sottopone è l’isterectomia che consiste nell’esportazione di utero e ovaie. La seconda operazione è la mastoplastica riduttiva che consiste nella ricostruzione del petto. Dopodiché ci si può mettere in lista d’attesa per la ricostruzione dei genitali che si divide in due meditologie e cioè la metoidioplastica (o clitoridoplastica) e la falloplastica.

  1. Essendo nato geneticamente femmina e avendo scelto la transizione per diventare uomo, come definisci il suo orientamento sessuale?

Anche qui tengo a precisare che la disforia di genere non ha nulla a che fare con l’inclinazione e l’orientamento sessuale. E’ importante precisarlo perché spesso le due cose vengono confuse e passa un’informazione sbagliata. Un FtM può essere sia gay che etero. L’orientamento sessuale scinde dal genere alla quale ci si sente appartenere. Io mi definisco principalmente eterosessuale. Sono attratto dalle donne ma nella mia vita ho comunque avuto anche storie con uomini.

  1. Com’è la tua vita sessuale e sentimentale oggi , in amore e nelle amicizie?

La mia vita sessuale e sentimentale è paragonabile a quella di un uomo nato biologicamente uomo. Il fatto che io sia un FtM non mi limita ne sessualmente ne sentimentalmente. Ho tutti i problemi sentimentali di chiunque, anche se biologicamente sono nato donna. L’unica cosa che non mi rende uomo è la genetica, appunto. Per quanto riguarda le amicizie, ho mantenuto le amicizie che avevo già prima di intraprendere questo percorso e continuo a farne di nuove.

  1. Edward tu credi in Dio? Il tuo rapporto con la Chiesa, invece, com’è?

Io non credo in Dio. Io sono Dio! A parte gli scherzi, di norma mi dichiaro ateo, però infondo non è proprio così. Banalmente io non so se esiste un dio o no, non ne ho la certezza. Però ho la certezza di me stesso e della mia vita. Per cui Dio potrebbe anche esistere ma non fa parte della mia realtà quotidiana.  Nella realtà quotidiana ci sono solo io, i miei pensieri e le mie azioni. Per cui potrei risponderti che posso anche credere che esista ma che comunque non è previsto e non è presente nella mia realtà. Invece credo che la chiesa sia solo un’ icona e che rappresenti una salvezza concettuale e culturale per molte persone. Personalmente  credo che la chiesa sia stata inventata dall’uomo per creare una realtà di comodo, di sicurezza rispetto ad una vita ad un futuro incerto. Comunque posso dire che io e la chiesa conviviamo pacificamente e che al mondo c’è spazio per entrambi (e per molti )  modi di pensare e di percepire la vita è la realtà.

  1. Edward ti ringrazio davvero tanto per avermi concesso queste domande e di aver scelto di parlarne apertamente. Ti chiedo di lasciarci con una citazione o aforisma che ti rappresenta e ti auguro tutta la felicità che meriti.

Grazie a te per avermi dato la possibilità di raccontare la mia esperienza e di poterla far scoprire ad altri. La citazione che credo mi rappresenti meglio è una citazione cinematografica:

 I am on the stage, io sono sul palco!

Grazie ancora e rinnovo gli auguri a te e a tutti i lettori. Rendete la vostra vita spettacolare!

 

Giorgia ieri:

 

Edward oggi:

 

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