La spunta blu

Noi non ci parliamo più, noi ci gratifichiamo con una spunta blu. Abbiamo un pollice opponibile superdotato, ma l’anima che si è ristretta come un maglione in lavatrice.

Miliardi di persone potrebbero telefonarsi o videochiamarsi, e invece chattano, per ore, si fraintendono, ma non inoltrano quella cazzo di chiamata che potrebbe aprire loro un mondo: una voce, un volto, lo sfondo di una casa e di una vita lontane. Non sono persone che non si sono mai viste, no. Loro si conoscono di persona, magari hanno anche fatto l’amore, ma dopo si involvono di nuovo, e ritornano alla chat. Loro si potrebbero guardare e sentire, ma preferiscono continuare a mandarsi i bigliettini da una fessura nel muro che li separa. E si definiscono “adulti”, perché sanno mettere dei confini alle emozioni. Perché poi essere “bambini” sarebbe un male. E si definiscono leggeri, perché poi onorare la bellezza di un incontro senza castigarlo subito con delle etichette, sarebbe troppo pesante.

Ma perché?!

Per fuggire l’intimità. Perché se devo inoltrare quella chiamata… no, preferisco un messaggio vocale, posso scrollare a sinistra se non mi piace quello che sto dicendo. Se devo inoltrare quella chiamata, ho paura. Mi domando se l’altra persona mi chiamerebbe o si fermerebbe al messaggio. Mi domando se risponderà subito o farà squillare per un po’, magari apposta, per evitare che io possa credere che stava aspettando con ansia una mia chiamata; lo faccio anche io, del resto, che figura di merda è se una persona che ti vuole sentire scopre che anche tu non vedevi l’ora? È terribile! No! Se una persona mi vuole sentire, deve aspettarsi da me che a me interessi di meno: è logico, lo sanno tutti gli “adulti”. Mi domando se la starò disturbando, e noi ormai siamo gente leggera, non vogliamo più disturbarci a vicenda: noi vogliamo esserci, ma senza disturbarci. Mi domando se i turni di parola saranno goffi, se riceverò un rifiuto e come reagirò. E allora meglio un messaggio, ché se ricevo un rifiuto posso semplicemente tacere, e non è come aver riattaccato. E poi, se ci telefoniamo, a meno che non abbia la cazzimma di registrare le chiamate, non rimane altro che la memoria già falsata dei messaggi recepiti. Se ci messaggiamo, posso scrollare indietro all’infinito e controllare ogni virgola fino alla paranoia.

Non ci si telefona, forse, come si fa sesso senza baciarsi sulla bocca, senza accarezzarsi o abbracciarsi, senza perdere troppo tempo a studiare con le dita i dettagli di un’altra pelle. Bisogna essere passionali a letto, per farli contenti: che equivale a recitare in performance già studiate che soddisferanno la loro aspettativa di passionalità, e farlo subito, perché se la spunta blu non arriva subito, perdi punti. Bisogna messaggiarsi per ore, rispondere non appena, leggendo il messaggio, hai fatto diventare la spunta blu, o nascondere la spunta blu e l’ultimo orario di accesso pur scrivendo robe di una profondità che si arriverebbe al centro della terra. E bisogna messaggiarsi molto, con molta gente, che più siamo e meglio è, e con tutti condividere il caffè, il gattino, le mutande di tua sorella, la neve, il selfie dal cesso e come ti senti solo e nessuno ti capisce. Ma non inoltrare la chiamata. Sii passionale a letto, ma non accarezzare, non baciare, non stringere la mano, non mordere, e se puoi, evita di parlare.

Non ci si telefona, forse, perché la telefonata implica che il tempo speso per comunicare con una persona è condiviso. Ci si messaggia perché così si può condividere, ma in differita. Si può raggiungere un orgasmo, ma a turno, mica insieme. Insieme è troppo. Potrei commuovermi al punto di piangere, sono troppo leggera per poter permettere che qualcuno mi veda piangere mentre sono senza mutande.

Ma siamo sicuri?

Siamo sicuri che noi che ci messaggiamo anziché telefonarci siamo adulti? Che sappiamo davvero prendere la vita con leggerezza, piuttosto che con superficialità? E siamo sicuri che questa superficialità non sia un meccanismo per difenderci dalla bellezza abbagliante dei rapporti umani? Un modo per anestetizzarci, l’equivalente di sbronzarsi o di saltare da un letto all’altro senza accorgerci che lo stiamo facendo per non accorgerci che, qualche volta, qualcuno riattacca, e fa tanto male?

Ma se abbiamo bisogno dell’anestetico per vivere, siamo davvero leggeri, o non siamo piuttosto pesanti? Pesanti, perché non sappiamo prendere le cose come vengono, non siamo preparati alle bufere, non siamo incuranti del pericolo, non possediamo la saggezza per comprendere che il dolore è solo una faccia della medaglia e se te ne privi, ti privi anche della vera felicità. Pesanti, perché non sappiamo affrontare tutto con gioia e con passione, prendere la vita a piene mani, camminare sotto la pioggia senza ombrello e con la bocca aperta; perché quando qualcuno si avvicina troppo, ci allontaniamo.

Io sono stanca di queste spunte blu. Dice, ma come si fa con le distanze? Ma come si fa? Io con gli amici cari, con la famiglia, mi telefono più che messaggiarmi. Mi videochiamo. Ci vogliamo bene, ci manchiamo, abbiamo condiviso momenti intensi… e poi ci limitiamo a messaggiarci? Ma che è sta cosa? Una birra analcolica? Un caffè decaffeinato? Un glory hole o fare sesso con la tua donna attraverso un buco in un lenzuolo? Una TV senza immagini, un sugo senza la cipolla, un piede di insalata senza la lumaca nascosta dentro, un pianoforte scordato in soggiorno o delle pentole di rame appese al muro per bellezza. Che è sta cosa?! Questo te lo dico, ma non te lo dico, sono chiaro ma non lo sono chiaramente, ci sono ma non sono del tutto presente. Voglio che ci sei, ma se ci sei troppo ho paura. Voglio che ci sei, ma se ti manco mi allontano, perché non voglio prendermi la responsabilità. Che cavolo è questa profondità d’animo da vasca da bagno in cui mi annegherei piuttosto che continuare a sentire la notifica, in confronto al mare? Questa moltitudine di gente che si scrive in confronto a poche gustose e rischiose chiacchierate?

Siamo allergici al rischio? E allora siamo allergici alla vita.

Voi messaggiatevi, e messaggiatemi. Io da oggi vi richiamo ogni santa volta che vedo un messaggio, me ne sbatte che siete occupati: se eravate occupati non messaggiavate. E se mi gira, vi chiamo. Ho paura, sì, che mi mandiate a cagare, che pensiate che mi sono appiccicata, che abbiate paura di me, ma meglio saperlo prima che troppo tardi. Perché se vi faccio paura, non sono io che ho un problema. Io sono l’eccezione, voi la regola. Ok, forse è l’eccezione che ha un problema, ma anche così, sticazzi: conosco molte eccezioni, facciamo squadra.

La vita è breve e la voglio passare con persone capaci di telefonare e di disturbarmi. 

9 pensieri su “La spunta blu

  1. Condivido punto a punto quanto scrivi: nella mia personale esperienza, proprio per dare l’esempio a chi conosco da anni di persona, ogni giorno faccio due telefonate a due diverse persone, sottolineando che preferisco un “ciao, scusa, ci sentiamo dopo ” piuttosto che una gialla emoticon o l’attesa della spunta blu.

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    1. Fai bene! Io ho appena fatto una lunga telefonata random con una persona che non stava manco nei conti e che sarebbe potuta essere scomoda… E invece è stato soddisfacente!

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      1. Giusto! Se la natura, o chi per essa, ci ha dato la voce, un motivo ci sarà: se fossimo su questa terra per chattare, e non parlare, avremmo una quarantina di dita…e il tunnel carpale ne potrebbe godere da pazzi.

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