Domenica mattina

Domenica mattina,
L’aria umida e fresca dalla finestra,
Le campane in lontananza,
E pigramente arresi nella stanza
I corpi si aggrovigliano lentamente,
Come radici si allungano
Tra le lenzuola,
Crescono i sospiri fino al soffitto,
Si aggrappano le risate al lampadario
E gli uni negli altri gli occhi annegano.

Domenica mattina
È una rivoluzione programmata,
L’abolizione dei pigiami e dei vestiti,
I diritti e i doveri sono esauriti,
I manifesti marchiati a fuoco sulla pelle.
Il bagno è lontano tre chilometri:
A piedi nudi
Sulle mattonelle lasciare la condensa,
Ritornare correndo tra foreste di mobili.
La mia casa è dentro a questo battito.

Domenica mattina,
Lasciare la gente andare in fila
A sfamarsi del pane e a bere il vino,
E dietro la porta di casa, più vicino
I testimoni annunciano il peccato,
Perché ci prepariamo alla fine
Del mondo.
Andate dove vi pare, ma andate via,
Qui si celebra un’altra eucaristia.

Domenica mattina,
Non avere idoli né pensieri,
E no, non lo so più che ora è
Non mi interessa al telefono chi è
E il profumo del ragù no, non è il mio,
Perché oggi è la fine
Del mondo.
Ogni settimo giorno santifica
La domenica mattina.

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