RIVOLUZIONE: COLONNA SONORA CERCASI!

Perugia, 10 aprile 2018

L’esperienza della condivisione muta con il passare del tempo. La coscienza collettiva, un tempo, veniva alla luce in luoghi simbolo, locali da frequentare, musica da ascoltare.

Se l’esperienza della condivisione muta con il passare del tempo – come ho scritto sopra – oggi si dovrebbe vivere un momento particolarmente proficuo, visto il frequente utilizzo di tale parola, invece, probabilmente, non si dovrebbe nemmeno parlare di utilizzo, ma di abuso.

Il verbo “condividere” oggigiorno ha assunto una semantica differente rispetto a quella di qualche anno fa. Non stiamo parlando di secoli, ma di un trentennio fa. Se nel tempo in cui viviamo oggi si chiede ad un ragazzino “Cosa ti viene in mente se ti dico condividi?” probabilmente la sua risposta sarà correlata all’utilizzo dei social network ed alla condivisione virtuale di materiale. Condivisione che non deve essere vista necessariamente in maniera negativa, anzi, la condivisione virtuale di contenuti permette una diffusione più rapida di informazioni; bisogna certamente prestare attenzione a ciò che si condivide perché la fake news è dietro l’angolo, ma tendenzialmente la condivisione porta ad una (ipotetica) possibilità di informazione più veloce.

Prima del nuovo millennio condivisione era il perfetto connubio di personemusicaideali. C’era qualcosa di più concreto a cui affidare questa espressione, vi era soprattutto musica: per ogni evento che potesse scuotere (anche di poco) la coscienza, c’era una colonna sonora. Oggi l’unica colonna sonora correlata alla condivisione è quella che l’utente decide di mettere come sottofondo nella propria stanza.

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Qui di seguito un estratto delle parole di Fabrizio “Fofo” Croce (esperto conoscitore di  musica, anima della band “Militia”, dedito ad attività culturali) all’incontro culturale che anticipa l’uscita del documentario “The Story of Norman*” il 18 aprile p.v.

<<La sottocultura estremamente variegata ed estremamente ampia di  locali che negli anni passati hanno raccontato e testimoniato al mondo. Oggi, forse, non c’è più un fenomeno/movimento culturale così forte da far sentire il bisogno a qualcuno di raccontarlo andando a creare una comunità attorno a questo.
Ci sono un’infinità dì espressioni artistiche anche valide che, però, si perdono tra mille rivoli e non c’è nulla che le tenga assieme tra loro, che crei un collante che possa servire a generare una comunità attorno a questo.

Lo dimostra anche il fatto che le tante rivoluzioni che sono “scoppiate nel mondo”, a partire dall’inizio del nuovo millennio, sono state tutte rivoluzioni silenziose, cioè rivoluzioni che non hanno avuto una colonna sonora. Se voi ci riflettete, il ’68, il ’77, gli Anni ’80 sono stati la colonna sonora di qualcosa che stava cambiando il mondo.
A partire dal 2000 possiamo citare tante rivoluzioni che mi vengono in vengono in mente, piccole o grandi, da Occupy Wall StreetG8 di Genova, agli Indignados in Spagna, alle Primavere Arabe, ma voi vi ricordate una colonna sonora di tutte queste cose? C’è stata una qualche espressione artistica che ha portato a sintesi tutti questi fatti che sono successi? A me sembra di no, forse non è un caso, perché, probabilmente, non c’era un movimento artistico in grado di creare questa sintesi, di farla materialmente. Ci sono tantissime infinite testimonianze di varia natura ma non c’è un movimento artistico – culturale di spessore che sia nato in tutti questi ultimi dieci – quindici anni e questo è un po’ sintomatico.

Forse, questa, è un po’ la risposta alla domanda “Come mai i ragazzi che oggi hanno 30 anni sentono il bisogno di andare a ricercare un modello che è nato venticinque – trenta anni fa e non guardano, invece, ad oggi?” >>.

A fronte di questa lunga ma esplicativa considerazione nei confronti delle sottoculture giovanili e della condivisione reale e concreta che si veniva a creare, ci troviamo di fronte ad una domanda “Perché la realtà del Norman non esiste più?

Per realtà del Norman non intendiamo solamente il locale fisico, ma tutte quelle situazioni che, nel territorio di Perugia, potevano continuare ad essere una realtà molto interessante. Oggigiorno la potenza di questi luoghi viene rivalutata e si sente l’esigenza di ridare una vita a tutto ciò.

Sette – otto anni or sono, oltre al non essere riusciti a cogliere l’importanza di questi spazi di condivisione, non vi è stata la giusta attenzione da parte delle istituzioni ad alcuni problemi (anche futili) che potevano essere risolti davvero e non insabbiati e risolti con la chiusura. Un problema se non viene affrontato non sarà mai realmente risolto!

Tra le tante frasi utilizzate in questa serata la più esplicativa, a mio avviso, è “Gli strumenti elettronici dopo essere stati un mezzo per riprodurre la musica sono diventati loro stessi un suono.”

 
*(Norman: storico locale di Perugia che ha incontrato le diverse realtà musicali dalla fine degli anni ’80).

Anna Beniero

2 pensieri su “RIVOLUZIONE: COLONNA SONORA CERCASI!

  1. La nostra società è definita “Liquida”, perché assume la forma di ciò che la contiene: purtroppo non è una questione di “senso di adattamento”, ma di “adagiamento”.
    Anni fa ci si scambiavano “compilation”, oggi si mandano link. Anni fa ti rivolgevi “all’amico esperto”, oggi c’è la sezione “scelti per te”.
    Così, lentamente, le nostre colonne sonore sono sempre più uniformate, radiofoniche: sinceramente preferisco una rivoluzione silenziosa, ad una che abbia lo stesso suono della filodiffusione al centro commerciale.
    Sempre, ovviamente, se le rivoluzioni esistono ancora…

    Piace a 1 persona

  2. Complimenti Anna. Credo che questo sia uno degli articoli più belli mai letti su questo Blog. E anche se in maniera totalmente diversa da un tempo…. anche noi stiamo condividendo qualcosa. Qui 🙂

    Piace a 1 persona

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