Essere studenti universitari nel 2018

Prima di iniziare a scrivere in maniera più dettagliata ritengo sia necessario fare una premessa: ciò che esprimo è semplicemente il mio punto di vista espresso previa una lunga riflessione, tutto ciò è opinabile.

Sono una ragazza di 22 anni, laureanda e fuori corso. Sono ufficialmente fuori corso da 1 settimana, chiaramente questo non era ciò a cui ambivo quando ho iniziato il percorso universitario, anzi, mi sarei voluta laureare alla prima sessione utile, ma non è andata così.

In questo mio breve scritto non voglio parlare dei problemi del sistema universitario italiano, ce ne sono molti, ma questo non è ciò su cui voglio focalizzare le mie riflessioni, perché sarebbe un’altra lunga e complessa parentesi che, forse, non saprei nemmeno trattare in maniera adeguata. Qui voglio trattare qualcosa che mi tocca più da vicino: i suicidi che vedono come vittima gli studenti universitari.

Leggo – google è pieno zeppo di articoli del genere, le cifre sono in aumento – sempre più spesso di crisi d’ansia, depressione, panico e altri malesseri che poi si trasformano in patologici che non dovrebbero assolutamente far parte di una carriera universitaria di una persona. Anzi, l’università dovrebbe essere tutto, ma non questo.

L’ultimo caso risale a ieri, una giovane studentessa si è tolta la vita nel giorno di quella che sarebbe dovuta essere stata la sua laurea (in realtà non ci era arrivata alla fine del percorso universitario).

Questo è solamente l’ultimo di una lunga serie, il giorno in cui ci si dovrebbe laureare si decide di mettere fine alla cosa più preziosa che abbiamo: la vita. Scelta coraggiosa.

Sì, è una scelta coraggiosa, scelgo con precisione i termini da utilizzare, la ritengo tale perché non è semplice a 20 anni scegliere di mettere fine alla propria vita. Spesso sento dire “i problemi saranno stati sicuramente altri”, può essere che in alcuni casi ce ne fossero anche altri, ma in tanti altri sono convinta di no.

Al di là delle solite domande e del peso schiacciante di certi commenti quando una persona, purtroppo, si ritrova ad essere fuoricorso si ritrova anche davanti ad un enorme ostacolo: il proprio futuro.

Mi spiego meglio, oltre ai commenti da parte di terzi o di genitori, parenti, amici, oltre al peso personale ed al fallimento che una persona si sente dentro (molti fingono di aver terminato il percorso universitario, ma la bugia quanto può reggere?).

Ad ogni modo, oltre a qualsiasi comprensibile (non necessariamente condivisibile) motivazione c’è il peso del futuro.

Il peso del futuro è un peso che magari tendenzialmente non si esprime, un peso che aleggia ma che non si palesa nell’immediato in frasi, ma si esprimerà nel domani quando ci si sentirà rifiutati perché ci si è messo troppo a laurearsi. Chiaramente questo non si manifesta in tutti i casi, ma ci si sente un po’ con le mani legate e allora scatta un’esame di coscienza bello e buono “potevo fare altro? ho buttato via anni della mia vita?”. Purtroppo non tutti hanno avuto soddisfazioni da parte del loro percorso di studi e magari in più, scatta anche questo meccanismo interiore.

I motivi sono molteplici, i motivi sono che viviamo in una società che schiaccia l’essere umano, una società dove all’ordine del giorno ci sono le ingiustizie, dove non si sa ascoltare e dove si fanno strabilianti scoperte scientifiche (per fortuna), ma viene a mancare l’importanza dei rapporti interpersonali.

Forse parlo così perché mi sono spesso schierata dalla parte dei più deboli e perché in classe sono sempre stata etichettata come facente parte del gruppo degli “sfigati” , forse perché ho la fortuna di avere una certa sensibilità o forse sto semplicemente esagerando.

E’ importante avere delle persone accanto che spendano una parola per noi e per rasserenarci, spesso, anche se non sembra, basta davvero poco.

Sarebbe, inoltre, necessario che ognuno rivalutasse sé stesso, che ognuno potesse trovare in sé qualcosa che lo valorizza, non parlo di cose strabilianti, ma qualsiasi cosa che gli dia soddisfazione nel tempo libero e che lo ricarichi di quell’energia che ha bisogno per affrontare il peso che porta dentro.

Giada, Matteo, Maurizio, Marta e la lista potrebbe continuare con tutti gli altri nomi, io li capisco, capisco che abbiano deciso di voltare le spalle alla vita nonostante avessero davanti ancora molti sogni da realizzare e parte del futuro da costruire. Posso solamente immaginare il dolore, posso immaginare tutto e niente. Non sta a me ed a nessuno di noi giudicare il dolore altrui in nessun caso.

Essere studenti universitari dovrebbe essere tutto, ma non questo.

Sarebbe meglio non puntare il dito l’un l’altro, ma farsi tutti un esame di coscienza.

La mia speranza è che gesti come questi possano far riflettere.

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