Mostro

Si tratta di un estratto da un romanzo che sto provando a scrivere, piano piano. Parlerà di esseri strani e non molto umani (o forse troppo), di luoghi oscuri, di buio e di paure.

Mi presento così.

Sapeva di essere senza piedi, senza gambe, senza mani e senza braccia, con le labbra cucite e gli occhi incollati, il tronco umano nella stanza sporca di merda e sangue sentiva solo dolore, gettato al buio (tanto che differenza farebbe per un tale relitto?), dimenticato senza nemmeno poter urlare tutto il dolore, per terra residui di qualcosa che un tempo gli apparteneva lasciati lì a marcire, a putrefarsi, ad ammuffire e far brulicare vermi infetti e maleodoranti e orribili, un mattatoio di disprezzo e di odio, di odori tremendi e stomachevoli, le bende color ruggine appiccicate inesorabilmente sui moncherini che ancora rimangono a questo sgorbio che si muove cieco, si dimena muto, si agita sordo e produce una danza ripugnante che nessun spettatore vorrebbe vedere, ché se lo vedesse inizierebbe a star male, vomiterebbe, sverrebbe nei liquami su cui poggia i propri piedi, si muove quell’ammasso di carne, come se avesse un attacco epilettico, la saliva che esce dalle cuciture malfatte e che cola giù su quella pelle lurida e devastata, che percorre quel lordume immondo fino a cadere sul giaciglio pieno di insetti e vermi, pieno di sporco, pieno di nefandezze inenarrabili che si cibano di ciò che resta, sempre meno, di quell’ammasso di carne e ferite e pus e sangue marcio e putrescente, che sordo com’è sente benissimo le urla che gli escono da quella poca anima che intrappolata diventa sempre più solida e nera, sempre più vischiosa e impura, contorta tra quelle ossa e le interiora, corrotta come il peccato, inutile come un gesto scontato e non richiesto, impotente e succube di un corpo che vorrebbe rigettarla ma non può perché chi lo ha ridotto così sapeva bene come fare il maggior danno possibile, chi ha fatto un tale scempio si è divertito, rideva mentre pezzetto dopo pezzetto mutilava quello che una volta era un corpo normale e funzionante, rideva quando lo trovava caduto dal letto lercio su cui giaceva, quando lo vedeva sguazzare miseramente nelle pozze fetide da lui stesso prodotte, rideva rimettendolo sul materasso sporco e dandogli dei colpi solo per il gusto di nuocere a qualcosa di indifeso e inerme, sadico e perfido gioiva della sofferenza che aveva creato e più l’essere soffriva più il suo creatore godeva di quella vista così malata e tremenda e grottesca, malvagio e impietoso infieriva non si sa nemmeno più esattamente su cosa, ché quella cosa non aveva nemmeno più una forma definibile da quanto era stata violentata e distrutta da quelle mani così avide di recare dolore da trattenersi a stento e giusto per non far finire questo massacro troppo in fretta, ché non sarebbe stato possibile, non sarebbe potuto durare poco, millimetro per millimetro la lama ha tagliato e lacerato, ha mutilato e reciso, ha trasformato ciò che era in ciò che è.

 

2 pensieri su “Mostro

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