L’amore è un lievito

In questi giorni vado a letto cercando una risposta e mi sveglio trovando soluzioni. Mi pare improvvisamente di avere chiaro davanti agli occhi che l’amore è innanzitutto una condizione personale.

L’amore è un lievito.

La colonna sonora di questo post è una canzone di Regina Spektor che mi ha regalato una persona molti anni fa, una persona che non è più nella mia vita.

Ogni volta che succede un nuovo incontro, una nuova separazione, questa canzone mi rimbomba nella testa.

Funziona così

Si è giovani fino a quando si è vecchi

Si ama fino a quando non si ama

Si prova fino a quando non si riesce

Si ride fino a piangere

Si piange fino a ridere

E ognuno deve respirare

Fino all’ultimo respiro.

Funziona così

Che ti tormenti dentro

Prendi le cose che ti piacciono

E provi ad amare le cose che hai preso

E poi prendi l’amore che hai fatto

E lo attacchi dentro a un altro

Dentro a un altro cuore

Che pulsa un altro sangue

E camminando a braccetto

Speri che non resti ferito

E anche se succede

Rifarai tutto da capo.

Certe volte ci inceppiamo. Certe volte prendiamo una squadretta e ci sforziamo di mettere i confini ai sentimenti. Eppure l’amore è un lievito, un lievito che noi abbiamo già dentro. Passa qualcuno, per caso, butta dentro un pezzettino del suo impasto, una briciola, e la briciola cresce, si gonfia. Noi soffriamo perché non sappiamo cosa farci con tutta questa pasta, vorremmo condividerla con gratitudine con la persona che ha gettato la briciola, ma spesso quella persona, per motivi suoi, per circostanze, o perché il nostro lievito fa diventare pane pure le pietre, è già lontana. Allora ci disperiamo, raggiungiamo i livelli di angoscia di un criceto dentro la sua ruota. Ci pare che l’unico modo per disfarsi di questa sovrabbondanza di impasto sia tagliarci un pezzo, stordirci, magari anche farla finita. È una soluzione semplice, rapida, ma anche questa è una soluzione squadretta: ho dentro la capacità di far lievitare le emozioni all’infinito e voglio tranquillizzarmi con un contenitore sottovuoto. Niente aria, niente vita. È difficile, cazzo, quanto deve essere difficile.

Però c’è un’altra soluzione, è ancora più difficile, forse, ma più la pratichi, più diventi forte, più riesci a fuggire la pesantezza e a continuare a volare.

Moltiplica il pane.

Prendi l’impasto che ti è cresciuto dentro, dividilo in porzioni, gettalo nel cuore di altre persone. Prendi l’amore che hai fatto, attaccalo in altri cuori che pompano altro sangue. Trasformalo in arte, trasformalo in sorrisi, gioisci per le cose belle ricevute e lasciale lievitare, lascia che animino il mondo intorno, che prendano ancora più significato, anziché perderlo. E poi forse farà ancora male, ci saranno ancora contenitori e squadrette, ma tu non ti fermare, prendi quello che hai ricevuto senza nemmeno chiedere, e dai, dai, dai. Dai, perché non ti puoi portare tutto dentro, perché per viaggiare libera devi avere un bagaglio leggero, perché l’amore vero non sono le briciole o i panetti ricevuti, ma probabilmente proprio il lievito che ti porti dentro.

Oggi facevo dipingere le uova ai bambini e improvvisamente ho pensato a questo. Demian ha alzato lo sguardo, mi ha osservata curioso. Con cura gli ho messo tra le mani il pennello, gli ho mostrato come intingerlo nell’acqua e poi nei colori. Quando l’uovo era finito, Demian sorrideva, era pieno, ed io ero più leggera.

Noi piangiamo per il dolore della separazione, per il fatto che spesso non riusciamo a comunicare l’amore. Eppure potremmo ridere perché l’amore ce l’abbiamo già, perché lo abbiamo ricevuto gratis e lo possiamo seminare.

Lo possiamo mettere nel sorriso scambiato con un passante, nella cura per i più piccoli e deboli, nelle canzoni, nelle cose che scriviamo, nel lavoro, nelle amicizie. Possiamo alzarci e, consapevoli di avere ricevuto, abbracciare il nostro vicino forte forte pieni della gratitudine per chi ci ha dato, anche se non è il nostro vicino. Il nostro vicino darà, quando è il suo turno. A noi o a qualcun altro, darà. E se non darà, cosa importa? Abbiamo il lievito dentro, le emozioni crescono senza controllo, non le possiamo fermare. E allora non proviamo a fermarle: apriamo tutti i tappi, lasciamole uscire.

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