Hèn pánta (I parte)

Lì, dove desolazione e impeto s’accarezzano,

dove lo scintillare del buoi mi illumina

aderisco pienamente a me stesso.

Poeta errante o poeta per errore

all’apice del monte

continuo a salire.

Libero d’esser schiavo alla Legge del Karma

Tutto diventa Uno.

Inesorabile Esso procede, oltre l’intuizione Esso risiede,

Tacito è il Suo canto, colto solo attraverso l’incanto.

Questo è il mio verso, caro Whitman

Che sia il languido lamento di un padre silenzioso

o il primo gemito di una vergine,

Che sia la bestemmia di un vecchio

o il riso di un bambino,

Che sia leccarla o contemplarla nuda

nei suoi contorni, dall’arco plantare ai capelli mossi…

È tutto intimamente mio.

Saluti da Ginsberg.

È il girovagare strafatti

tra elfi, gnomi e nani,

È chiacchierare ubriachi con Kant

e cercare il neoplatonico principio

totalmente trascendente.

Alla ricerca della dimetiltriptamina

guidato dalla spasmodica avventatezza della mia volontà.

Tra viaggi astrali e sogni lucidi

mi barcameno diretto verso la guardinga e luminosa Luna,

custode della notte, della morte.

Amanti che astraggono i loro amplessi alle porte della notte,

E s’amano e danzano e scopano,

fino al trionfo degli orgasmi.

Una stretta di mano pallida

mi ripugna e mi commuove

come uno sputo di sangue sull’asfalto.

Erba viva che brucia nei polmoni,

Rhum duro che scorre nelle vene.

E l’occhio del mondo che ci osserva

Nei nostri tremori e limpidi amori.

È piuttosto sfiorarsi con gli sguardi

nell’eloquenza del corpo e nel tallonare degli impulsi.

Chiara mente, coscienza lucida e movente del cuore.

La mia natura di bodhisattva mi sussurra in un sussulto:

<<Fermenta l’empatia, matura il coraggio, affila la saggezza>>.

Medio Oriente, polveriera della biosfera

appassisce di giorno in giorno, di cadavere in cadavere,

In ogni bambino che spara un colpo di mortaio.

Spartana assurdità, laconico grido di guerra

che di Santo ha solo le sue vittime.

Affonda le sue radici in una

delirante, desolante, destabilizzante, deprimente

revoca di libertà.

Nero è il boato dell’odio.

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