Quanto è importante la chimica

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Ho cominciato a scrivere questo post quasi un mese fa, e voleva essere l’ultima battuta (l’ultima? chi lo sa) della disputa “Uomini contro Donne” architettata da Fo’. Diverse circostanze mi hanno impedito di finirlo e di pubblicarlo prima: l’assenza di internet dove mi trovavo, l’impossibilità di scriverlo con una tastiera italiana, la confusione in testa, il bisogno di pubblicarlo solo quando sono sicura che voglio che queste parole mi rappresentino. Perciò oggi questo post lo scrivo proprio da capo, e le cose che voglio dire sono esattamente le stesse di un mese fa, ma con più ordine.

Sì. La disputa è quasi diventata reale, dovevamo fare finta, ma non ci siamo riusciti bene. Il fatto è che anche quando un attore sta in scena e dice le parole di altri, in realtà sta parlando di sé, di uno dei suoi tanti sé, o di una parte di sé. Fingere si finge, ma nessuna finzione viene mai dal nulla. Le storie migliori io le incontro nella realtà, che supera di gran lunga l’immaginazione.

Mi piacerebbe dire con sicurezza, come fa Fo’, che sono l’eccezione, ma non posso, sia perché non capisco bene cosa voglia dire, sia perché, per quello che posso capire, molte volte nella mia vita non lo sono stata. E con questo non voglio dire che non mi senta unica e speciale, ma che non mi sono comportata da unica e speciale. Perché? Lo capirete leggendo il post.

Credo che un po’ tutti si sentano l’eccezione, che un po’ tutti si sentano speciali. Il fatto di essere tutti speciali ci rende ancora una volta tutti uguali. Ognuno di noi è diverso a modo suo e generalizzare fa male non perché fa male alla categoria sulla quale si generalizza, ma perché fa male alla persona che generalizza. Generalizzare è un modo di manipolare la propria conoscenza del mondo per sentirsi più sicuri: la vera sfida è essere preparati all’imprevedibile.

Generalizzando, ci convinciamo che le relazioni finiscono o non cominciano per una serie di motivi tutti uguali, eppure questi motivi sono tutti uguali solo in parte. Sono uguali nella misura in cui stanno tutti nella stessa categoria: l’incomunicabilità e l’incapacità di adattarsi. Questi due sono problemi che possono esistere soltanto quando le persone, oltre a essere uomini e donne, sono molto diverse tra loro. Sono diverse perché hanno avuto infanzie diverse, genitori diversi, traumi diversi, perché hanno aspettative e gusti diversi: un giorno si incontrano e vorrebbero unirsi, ma spesso non gli viene, o non gli viene bene.

Nell’ultimo anno della mia vita ho riflettuto che le coppie che si lasciano e quelle che rimangono insieme hanno esattamente gli stessi problemi e che l’unica differenza tra queste è che quelle che si lasciano si sono lasciate. Eppure adesso non ne sono più tanto convinta: ci sono coppie che non si lasciano non solo perché non si lasciano, ma perché hanno ancora il desiderio forte di stare insieme, e ce l’hanno perché non hanno gli stessi problemi delle coppie che si lasciano o che decidono di non lasciarsi.

Negli ultimi anni della mia vita mi sono spesso detta che la perfezione non esiste, e ho spesso ascoltato le persone che mi dicevano che la perfezione non esiste. Era il mio modo di essere l’eccezione, il mio modo di essere quella donna che non preferisce cercare piuttosto che trovare, come diceva Fo’. Cazzate. Meglio continuare a cercare all’infinito, o aspettare in assoluto silenzio, vigili, che trovare e continuare a sentire ogni giorno ogni atomo del tuo corpo (sempre parole di Fo’) che cerca nell’altro una persona che non sarà mai o che cerca un’altra persona che ancora non c’è. Dice, ma così soffri. Il fatto è che nella vita si soffre pure, tutto sta nello scegliere il tipo di sofferenza che ci fa più bene. Soffrire perché la perfezione non esiste, e allora ci accontentiamo, può andare bene ad alcuni, ma ad altri no. E no, non sto dicendo che la perfezione esiste, sto dicendo che per me vale almeno la pena anelare a quella perfezione o a qualcosa che le si avvicina, e che se devo stare con qualcuno perché tanto quello perfetto non lo trovo, è meglio che sto da sola. Vorrei stare con qualcuno perché per me è la persona migliore da avere accanto, non la meno peggio. È difficile, si rischia di rimanere zitelle. E sticazzi, scusatemi il pensiero in libertà. No, io non sono l’eccezione: io cerco. Io qualche volta ho coltivato rapporti impossibili, perché volevo essere l’eccezione, ma sforzarsi di essere quest’eccezione non fa altro che confinarci ancora una volta in una regola. No, Fo’, non è l’eccezione quello che voglio, voglio una persona con cui sentirmi legata senza sentirmi imprigionata, una persona con cui fondermi come le due parti del pan di Spagna bicolore, come il giallo e rosso. Esistono delle costanti, e la persona che ogni atomo del nostro corpo sta cercando non la troveremo mai se guardiamo al mondo come a una massa omogenea.

Una sola regola, da come ho capito io, esiste: fuori e dentro alle relazioni, nelle relazioni che esistono, in quelle non esistono, in quelle che sarebbero potute esistere, in quelle visibili al mondo e in quelle invisibili, funziona soltanto quello che può funzionare. Puoi sforzarti di mettere le ali a una giraffa, non volerà mai. Puoi sforzarti di allungare il collo a un elefante, al massimo potrai farlo camminare con più eleganza, e anche in quel caso l’elefante deve avere molta forza di volontà.

Ed è qui che io volevo parlare della chimica. Ho sentito molto dire ultimamente che in una relazione, più che la chimica, è importante l’alchimia. Certo, è vero, due persone con le proprie seghe mentali, con i propri mondi diversi alle spalle, con le proprie ambizioni, a una certa età, si incontrano, se non ci mettono un poco di impegno non possono mai incontrarsi veramente. Eppure, per quanto impegno ci possano mettere, non riusciranno mai a incontrarsi davvero se quel legame non è possibile in natura.

Sapete come li fanno i matrimoni combinati? Spesso scelgono una persona della stessa estrazione sociale, con amici in comune, con interessi simili. Sembra una cosa crudele addirittura: perché non lasciare che l’adolescente si innamori follemente di una persona irraggiungibile? Noi, del mondo in cui i matrimoni non si combinano, abbiamo la possibilità di scegliere la persona di cui siamo innamorati, ma abbiamo anche la possibilità di romperci molte volte le corna con la nostra convinzione che possiamo creare dal nulla l’amore che ci immaginiamo con una persona che non è fatta su misura per noi. O almeno, se non proprio su misura, quasi. Abbastanza da poter stare comodi senza rosicare nei rimpianti.

E ogni volta che ci rompiamo le corna, ci lamentiamo. Non sto dicendo che i matrimoni combinati siano meglio, sto dicendo che dovrebbero farci riflettere… Una giraffa può anche fidanzarsi con un elefante e sono sicura che esistono casi in cui giraffa ed elefante sono felici insieme, ma di norma, una giraffa vicino a un elefante soffrirà tantissimo e le farà male il collo ad abbassarsi per guardare il compagno negli occhi ogni volta.

Fo’ dice che noi donne scegliamo durante i primi 10 secondi. È abbastanza vero. In dieci secondi il nostro corpo, se lo abbiamo allenato bene, ci dice già quanto elefante o giraffa è la persona che abbiamo incontrato. Ma ci hanno educati a cercare una persona che ci faccia bene in tutti gli aspetti della vita?

Molti psicologi, tra cui la mia, ritengono che scegliamo determinati partner perché ci faranno soffrire esattamente nello stesso modo in cui ci hanno fatto soffrire i nostri genitori. Lo facciamo inconsapevolmente, a volte seguendo il naso, a volte seguendo la testa. Alcuni psicologi sostengono che non vale la pena cambiare partner, quando la coppia sta soffrendo, ma che si può invece superare insieme i propri traumi infantili. Altri invece sono dell’idea che sia inutile resuscitare una storia morta, che sia inutile fare terapia di coppia, perché se l’amore si deve insegnare, allora che amore è?

C’è una via di mezzo, per me: si potrebbe imparare a superare le proprie seghe mentali e a combattere i propri fantasmi insieme e senza una fatica che fa passare la spontaneità dell’amore, se ci si amasse in maniera spontanea, se l’amore tra due persone fosse proprio inevitabile come una reazione chimica.

Ho vissuto storie in cui ero come una maratoneta che corre, corre, aspetta e raggiunge più volte il secondo fiato, ma il traguardo si sposta sempre. Passa la voglia di correre, passa la voglia di lottare. La perfezione non esiste, mi dicono, ma questo non significa che amarsi non possa essere una passeggiata: un giorno piove, un giorno c’è il sole, un giorno nevica, un giorno in salita e un giorno in discesa, ma senza traguardi che si spostano, senza i polpacci che cominciano a venire meno.

Non sono gli uomini e le donne: sono le persone che si portano il loro bagaglio di gioie e di dolori dentro, di schemi mentali, pregiudizi, modi di operare nella vita, che si incontrano e spesso pretendono di trasformare le giraffe in elefanti e viceversa e, come dicevi tu, Fo’, sì, non puoi cambiare una persona, se quella persona non decide da sola di migliorarsi secondo la sua natura. Purtroppo però spesso lo facciamo, che siamo o non siamo le eccezioni, non ha importanza: abbiamo fretta e desiderio di trovare la “persona giusta”. La accusiamo: “Io ti cercavo, ma tu eri di spalle”, e spesso non capiamo che se quella persona era di spalle e non si voltava al nostro richiamo, doveva essere così, e mentre noi stavamo in piedi e ci sgolavamo a chiamarla, dietro di noi forse un’altra persona più giusta per noi ci stava chiamando, si stava sgolando e noi, a nostra volta, eravamo di spalle.

Quanto è importante la chimica? Se solo imparassimo a diventare amici di noi stessi e a smettere di cercare di soffrire come abbiamo sofferto nell’infanzia, se superassimo il circolo vizioso delle nostre relazioni sbagliate, forse impareremmo anche a fidarci di più del nostro naso, e quando nel nostro corpo e nella nostra mente parte la reazione chimica, ce la godremmo senza fretta, senza panico, senza cercare a tutti i costi di apportare aggiustamenti, di aggiungere “se” e “ma”. Io non le so per certo queste cose, perché nella mia vita, quando a me è sembrato di sentire la reazione chimica, il batticuore, capirsi senza parole, ricordare tutti gli odori, tutti i pensieri condivisi… l’altra persona mi ha dato le spalle, senza nemmeno provarci. So come non dovrebbe essere. Non dovrebbe essere in questo modo, che viene voglia di generalizzare e di trovare conforto in una regola.

Il problema non sono gli uomini e le donne. Il problema è se sai seguire il tuo naso e il tuo cuore e farti portare da una delle persone che sono pronte ad accoglierti anche se lasci in giro i calzini e che tu sai accogliere anche se sono piene di contraddizioni. E lo sai fare così, spontaneamente. La mia è una speranza. Non le voglio le regole e le eccezioni: io voglio solo questa speranza. Beh, non solo, ma una cosa alla volta.

 

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